La campagna elettorale di Meloni non bada al Colle
PoliticaMeloni interviene a gamba tesa sul caso Roggero, ma lo fa con cautela, evitando qualsiasi accenno alla grazia. «Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto», scrive su X. Quindi rivendica la norma, inserita nell’ultimo dl Sicurezza, che proibisce le richieste di risarcimento per chi subisca un danno mentre delinque o per i suoi familiari. «Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali», conclude proseguendo nello stile comiziante. MELONI FA LA FURBA. Martella sull’elemento che fa più della sentenza contro Roggero: il risarcimento elevato. Glissa sul duplice omicidio commesso dal gioielliere e fa finta niente sulla grazia. Ci pensano i suoi, con il capogruppo Bignami in testa, a sgomitare per firmare la richiesta di graziare il martire, ben attenti a farlo sapere all’elettorato soprattutto ma forse non solo di destra. Su quel fronte la premier ha mandato avanti il guardasigilli, che tanto a sbattere ormai è abituato. È inimmaginabile che Nordio abbia preso un’iniziativa tanto clamorosa e sgangherata quanto annunciare l’avvio dell’istruttoria per la grazia senza un semaforo verde, e più probabilmente senza una precisa spinta della presidente del Consiglio. Che l’idea di avviare l’iter per la grazia direttamente dal ministero della Giustizia fosse fuori dal mondo non potevano non saperlo né il guardasigilli né la premier. Quando Nordio, due giorni fa, ha dettato il suo comunicato in merito nessun familiare aveva ancora chiesto atti di clemenza. L’istruttoria non sarebbe potuta comunque partire, essendo necessario il parere della magistratura di sorveglianza che al momento non saprebbe su cosa esprimersi. Infatti ieri, dopo la lavata di testa del presidente, il ministero si è affrettato a precisare che, anche dopo la richiesta di grazia avanzata dalla moglie di Roggero, l’istruttoria non è ancora partita. SUL COLLE sono dunque convinti che Meloni e Nordio avessero messo nel conto il pollice verso del presidente. Probabilmente non si aspettavano una reazione così ferma e severa ma sapevano perfettamente che la sparata di Nordio, proprio come le firme raccolte da Salvini, non hanno nessuna possibilità di centrare l’obiettivo. Era, e ancora continuerà a essere solo propaganda elettorale. Una caccia al consenso giocata sul filo di chi si schiera più rumorosamente e con meno distinguo a favore della autodifesa senza limiti, anche se del tutto sproporzionata. Della licenza di uccidere, per chiamare le cose con il loro sgradevole ma realistico nome. È GIÀ CAMPAGNA ELETTORALE e ci vuole poco a prevedere che una destra lacerata e in enormi difficoltà la imposterà tutta sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, con toni sempre più isterici. Ma è anche, anzi è forse soprattutto, il duello ormai senza esclusione di colpi con Vannacci. Il generale era stato ovviamente tra i primi a schierarsi con il pistolero. Il responsabile dell’organizzazione Ziello, ex promessa in ascesa della Lega, si unisce al coro favorevole alla grazia: «Il Quirinale la ha concessa a Minetti. Sarebbe assurdo negarla a Roggero». Il collega futurista Pozzolo aggiunge la richiesta di «valutare la sospensione della pena». Ma Vannacci e i suoi non rinunciano a bersagliare la destra. «Nordio sa bene che la sua iniziativa non ha una consistenza giuridica. Sembra un’ipotesi propagandistica sulla pelle del povero Roggero. Ma non si sarebbe arrivati neanche alla necessità di chiedere la grazia, se si fosse votato l’emendamento di Fn che ampliava la casistica della legittima difesa ed eliminava l’obbligo di risarcimento», attacca Ravetto. Il collega Sasso scopre il gioco di Salvini. Ricorda che il gioielliere non può essere candidato ai sensi della legge Severino. Rilancia invocando subito una legge che allarghi di moltissimo i confini della legittima difesa, oltre a eliminare ogni possibilità di risarcimento. È UN BATTIBECCO elettorale, certo, ma è anche qualcosa di più. Si delinea infatti la strategia di Vannacci: non permettere al centrodestra di cavarsela con iniziative spettacolari o dichiarazioni altisonanti, martellando invece sulla necessità di trasformare quei ruggiti in leggi sempre più rigide e soffocanti. A Vannacci, in fondo, quel che sbraita Meloni nei comizi va benissimo. La missione che si è dato da solo è costringerla a trasformare quegli strilli in provvedimenti repressivi e liberticidi molto più di quanto già non faccia. Questo intende quando dice: «Noi saremo il sestante della destra».
