Von der Leyen: Cisgiordania, violenze abominevoli
InternazionaleDa Cork, dove prende il via il semestre irlandese di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, Ursula von der Leyen si autoassolve dalle responsabilità di temporeggiamento davanti a Israele. La ragione, a suo dire, è da ricercare nello stallo dei Paesi membri. «C’è molta attività in corso, ma nel Consiglio in questo momento non si fa alcun passo avanti», evidenzia la presidente della Commissione europea in conferenza stampa con il primo ministro irlandese Micheál Martin. Von der Leyen riconosce che «la continua espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania è assolutamente inaccettabile e la violenza utilizzata per raggiungerla è abominevole» perché «ciò mina il futuro della soluzione dei due Stati». Ricorda che l’esecutivo comunitario presenterà «a breve» un documento sulle restrizioni ai prodotti delle colonie. Ma non ci sta a fare da parafulmine: «Dieci mesi fa abbiamo proposto di sospendere le preferenze commerciali previste dall’accordo di associazione Ue-Israele, cosa che avrebbe un impatto economico significativo. Ma questa proposta rimane sul tavolo degli Stati membri che dovranno votare a maggioranza qualificata. Quindi la palla è nel loro campo», osserva. Come spesso succede, però, là dove si impantana la politica arriva il diritto. E nelle stesse ore, una sentenza della Corte d’appello di Bruxelles manda al tavolo della Corte di giustizia dell’Ue una domanda cruciale: quale diritto è prevalente, quello internazionale o quello dell’Unione? Al centro c’è la questione del controllo sul transito in territorio belga di beni dual use (a duplice uso, sia militare che civile) destinati a Israele. Il procedimento parte nel luglio 2025, intentato dal collettivo Droit pour Gaza, dall’Associazione belga-palestinese, dal Coordinamento nazionale per l’azione per la pace e la democrazia (Cnapd) e da due ricorrenti palestinesi, per chiedere la chiusura dello spazio aereo belga al trasporto di armi e attrezzature militari, compresi i prodotti a duplice uso, destinati a Israele perché, a gennaio 2024, la Corte penale internazionale ha constatato l’esistenza di un grave rischio di commissione di genocidio, crimini contro l’umanità e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra nella Striscia di Gaza, e ha richiamato i Paesi, Belgio incluso, all’obbligo di adottare misure contro Tel Aviv. Nel frattempo, a gennaio 2026, il Belgio ha adottato un decreto «che vieta il sorvolo dello spazio aereo nazionale e gli scali tecnici per gli aeromobili che trasportano attrezzature militari dal Belgio a Israele e ai Territori palestinesi occupati». Un passo avanti che, però, tagliava ancora fuori i beni a duplice uso. Il Belgio ha chiarito di non averli inclusi perché un regolamento Ue (il 2021/821) stabilisce di vietarne il transito solo quando sono destinati alla proliferazione di armi chimiche, biologiche o nucleari, o a un Paese sotto embargo sulle armi. Non in caso di violazioni delle Convenzioni di Ginevra e contro il genocidio come, invece, secondo gli appellanti dovrebbe essere. Un dubbio su cui i giudici di Bruxelles non hanno saputo far luce e che hanno spedito ai colleghi della Corte di giustizia Ue, chiedendo loro di attuare la procedura accelerata dato che si tratta di «misure urgenti» contro il genocidio a Gaza e «in considerazione della drammatica situazione dei palestinesi nella Striscia». Soddisfatti gli appellanti: la sentenza «rafforza la nostra determinazione a costringere il Belgio e, di conseguenza, gli altri Stati membri dell’Ue ad adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e a fare finalmente tutto il possibile per prevenire e fermare i crimini sistematici, flagranti e ripetuti di Israele». L’esito avrà ripercussioni su tutta l’Ue e qui sta la forza di questa sentenza. Se da Lussemburgo arrivasse una risposta affermativa sulla possibilità per i Paesi di derogare al diritto Ue per conformarsi agli obblighi di diritto internazionale, «gli Stati membri non potrebbero più sottrarsi alle proprie responsabilità richiamandosi a quelle dell’Ue» e «potrebbero – e dovrebbero – imporre sanzioni commerciali contro Israele e rifiutarsi di attuare l’accordo di associazione con Israele». Dal trasporto dei beni a duplice uso, i cerchi si allargherebbero a tutto il resto.




