Fakir, guerriglia a Bologna: 80 feriti tra i poliziotti. Roghi e danni in centro dopo il corteo
Italiamercoledì 22 luglio 2026, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 01:16 Un'ottantina di agenti feriti, tutti costretti a ricorrere alle cure sanitarie e refertati per traumi e policontusioni. È il bilancio della manifestazione di lunedì sera a Bologna in solidarietà di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine morto il 19 luglio durante un intervento delle forze dell'ordine nel quartiere Pilastro del capoluogo emiliano. «Noi come famiglia ci dissociamo completamente dagli scontri avvenuti dopo l'intervento in piazza. Non siamo assolutamente d'accordo con queste forme di reazioni - ha precisato Yossra Fakir, nipote di Abderrahim, in collegamento in Senato con una conferenza stampa organizzata dalla senatrice di Avs Ilaria Cucchi -. Bologna è la mia città, dove sono nata e cresciuta, e vederla così, vedere il centro storico maltrattato a me e alla mia famiglia colpisce profondamente. Bologna non merita questo. Non accettiamo che la memoria di mio zio venga macchiata da questi fatti. Il dolore che stiamo vivendo è enorme, ma non può e non deve trasformarsi in violenza». Riguardo la morte dello zio, la nipote ha specificato: «Quello che è successo non può essere ridotto a un errore, a uno sbaglio o a una fatalità. Quando una persona chiede aiuto, qualcuno deve intervenire». Ieri intanto è stato rimesso in libertà con un divieto di dimora nella Città metropolitana di Bologna il giovane, sui 20 anni, arrestato negli scontri. Lo ha deciso il giudice all'esito dell'udienza di convalida, rinviando il processo per resistenza a pubblico ufficiale al 9 settembre. Le reazioni «Era prevedibile che l'irresponsabilità di chi ha contribuito ad alimentare una situazione già estremamente delicata avrebbe finito per fornire ai consueti professionisti della violenza e del disordine il pretesto per aggredire le forze dell'ordine - ha commentato Riccardo Ficozzi, segretario generale del Siulp Firenze -. Per questo, quanto accaduto è ancora più grave e inaccettabile. Ferma restando la più sincera vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir e la piena fiducia nell'operato della magistratura, chiamata a fare completa luce sull'accaduto senza sconti per nessuno, nulla può in alcun modo giustificare le violenze gratuite e le devastazioni che, per ore, hanno trasformato Bologna nel teatro di una indecente guerriglia urbana». «Il centro storico - ha aggiunto Enzo Letizia, segretario dell'Associazione nazionale funzionari di polizia - è stato attraversato da violenti scontri, con ripetuti lanci di pietre, bottiglie, petardi e altri oggetti contro le Forze di polizia, barricate improvvisate, incendi, danneggiamenti e continui interventi con idranti e lacrimogeni per ripristinare l'ordine pubblico. Una situazione gravissima che ha messo a rischio l'incolumità degli operatori di polizia, dei cittadini e degli stessi manifestanti, arrecando un danno profondo all'immagine di Bologna». E di danni, tangibili, parla anche la Confesercenti Bologna: «Chi ripagherà le attività danneggiate dai tafferugli? I commercianti bolognesi stanno meditando un'iniziativa di protesta che potrebbe arrivare all'abbassamento delle serrande dei negozi». La Lega è pronta a rilanciare la sua proposta di cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni di piazza: «Far pagare i danni a chi organizza le manifestazioni». Il sindaco Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha scritto una lettera aperta alla città, dopo gli scontri di lunedì sera. «Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica». Sulla morte di Fakir, il sindaco ha aggiunto: «Condivido che la verità debba essere accertata fino in fondo, senza pregiudizi e con il massimo rigore, così come condivido la condanna agli attacchi indiscriminati contro le forze dell'ordine. Il presidio promosso dal Comune aveva proprio questo obiettivo: stare accanto alla famiglia, tenere unita la città e riaffermare la fiducia nello Stato di diritto». Rispondendo poi alle parole della premier Giorgia Meloni, Lepore ha precisato: «Chiedere verità e giustizia non significa delegittimare chi indossa una divisa». Ma il coordinamento cittadino di Fdi Bologna ha organizzato per oggi una raccolta firme per chiedere le dimissioni del sindaco. Intanto ieri in molte città italiane - da Milano a Pisa, da Napoli a Firenze, passando per Roma - si sono svolti presidi e cortei per chiedere "verità e giustizia" sulla morte di Fakir con migliaia di partecipanti. Non si sono verificati scontri con le forze dell'ordine, né danneggiamenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA



