Un anno negli abissi dello Ionio. A Porto Cesareo una cantina sperimenta il vino che fermenta a trenta metri di profondità
Lecce/Economiadi Federica Marangio L’innovativo progetto nella spumantistica arriva dal Salento, a firmarlo sono le Cantine Paolo Leo che nei giorni scorsi hanno tirato su dai fondali mille bottiglie Le ultime bottiglie riemerse dal mare Il vino che nasce dal mare. Al largo di Porto Cesareo prende vita il progetto «Mormora» delle Cantine Paolo Leo, un’esperienza enoturistica in edizione limitata che unisce vitigni autoctoni e abissi. L’innovativa sperimentazione, fortemente voluta dallo storico marchio Paolo Leo e in particolare dall’enologo Nicola Leo, rappresenta un punto di svolta per la spumantistica del Mezzogiorno. «Il cuore pulsante di Mormora risiede nella scelta delle varietà e nel suo particolarissimo processo di maturazione» spiega Nicola Leo che ha scommesso su due vitigni autoctoni d’eccellenza, la Verdeca e il Maresco. Il vino, dopo la prima fase di lavorazione, viene calato nelle profondità marine al largo di Porto Cesareo, dove riposa per 12 mesi. «In questo ambiente unico, caratterizzato da una temperatura costante, assenza totale di luce e ossigeno, e dal continuo movimento pressorio delle onde – spiega Leo – lo spumante acquisisce una complessità e una finezza del perlage difficilmente replicabili sulla terraferma. Il risultato è un vino segnato dal respiro del mare, che porta con sé una sapidità e un’evoluzione uniche». È questo nel Salento il primo metodo classico affinato tra le correnti dello Ionio, dove il vino evolve cullato dalle onde. Nelle scorse settimane sono state riportate in superficie mille bottiglie dell’annata 2022. Una squadra di sommozzatori specializzati è scesa a circa 30 metri di profondità per agganciare e riportare sulla terraferma le due grandi gabbie metalliche contenenti lo spumante. Ogni singola bottiglia emersa si è rivelata un pezzo unico. Il vetro, segnato dall’azione del mare, ha reso evidenti le caratteristiche incrostazioni calcaree lasciate dal tempo e dall’acqua, trasformando l’esterno della bottiglia in un’opera d’arte scolpita dalla natura. Ma perché affinare in mare? L’intuizione scientifica di Nicola Leo della tecnica di affinamento subacqueo offre diversi vantaggi che condizionano l’evoluzione del vino. «Il cullare costante delle correnti marine – sottolinea – mantiene i lieviti in sospensione continua all’interno della bottiglia durante la presa di spuma, mentre l’interazione tra la pressione sottomarina e la temperatura costante favorisce un’evoluzione organolettica più rapida rispetto alle cantine tradizionali». Il risultato nel calice è alla fine di questo processo «Mormora», il manifesto di una filosofia produttiva che dimentica la fretta e torna ad attendere il tempo della natura per un vino che nasconde il segreto del suo gusto nei fondali del mare. Un vino insomma non solo da gustare ma che è il risultato di un lungo viaggio. Lì in fondo al mare.
