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Abderrahim Fakir, le manette, il massaggio cardiaco e lo spray urticante: l’indagine sull’intervento
ATTUALITÀNei filmati il peperoncino spruzzato a pochi centimetri dalla faccia. Il laccio ai piedi e il medico arrivato troppo tardi. Un'altra testimonianza: «Aveva le mani in alto, i piedi scalzi e continuava a urlare: “Aiuto, aiuto, vi prego, per favore”»
A Fakir Abderrahim sono stati applicati il massaggio cardiaco e la ventilazione con la pompa manuale mentre era ammanettato a terra e con un laccio ai piedi. Mentre il primo medico è arrivato in via Svevo al quartiere Pilastro di Bologna mentre il cittadino marocchino stava morendo. E nei filmati si vede che l’agente gli spruzza lo spray urticante a pochi centimetri dalla faccia. Per questo l’uomo motivo aveva macchie marroni scure sul volto, come si vede in un altro video diffuso dall’Ansa che immortala gli attimi del massaggio cardiaco. E una nuova testimonianza dice che il 42enne «aveva le mani in alto, i piedi scalzi e continuava a urlare: “Aiuto, aiuto, vi prego, per favore”».
La morte di Fakir
Il Fatto Quotidiano parla oggi del frame di un video all’attenzione della procura di bologna. È uno zoom del 19 luglio scorso. In venti secondi si vede uno dei due agenti che spruzza lo spray urticante a pochi centimetri dalla faccia della vittima. La condotta degli agenti è sotto esame anche per questo. Secondo le linee guida del Viminale per la gestione delle persone non collaborative va «utilizzato nel rispetto dei principi di triangolazione, della linea di tiro», nei casi di «violenza o resistenza attiva», dopo una «valutazione del principio di gradualità» e «considerando sempre la prioritaria necessità di difendere sé stessi e gli altri da aggressioni». Poi ci sono le manette. Che sarebbero state messe quando Fakir non si muoveva più.
Lo spray e le manette
Le fascette in velcro sono consigliate per bloccare polsi, braccia o gambe di una persona particolarmente agitata. Che va «stesa a terra senza fare pressione sugli organi interni». Se il soggetto mostra malessere «la presa dovrà essere allentata immediatamente, posizionandolo su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare». A Bologna gli agenti non hanno usato il taser. La procura sta verificando se l’avessero in dotazione. Infine nelle linee guida «assume particolare rilevanza la professionalità degli equipaggi impiegati nei servizi di controllo che può essere valorizzata ulteriormente dal contributo di personale con un bagaglio professionale adeguato e competenze necessarie».
Il defibrillatore e i volontari
La Stampa aggiunge che nella sequenza di un minuto e 14 secondi del video si sente la voce automatica del defibrillatore: «Per procedere alla rianimazione cardiopolmonare, premere il tasto due», dice l’altoparlante della macchina. Che non si accende perché i segni vitali sono troppo deboli e la scarica potrebbe essere pericolosa. Uno dei soccorritori, M.M., aveva l’attestato di traineer in manovre salvavita. F.G., altro volontario, immette aria fresca nel cavo orale. Ma la posizione è sbagliata: la persona deve stare supina. E se è legato il suo torso non riceve le manovre in modo efficace. Avere le braccia dietro la schiena può essere già di per sé la causa di un’asfissia posizionale.
Il precedente di giugno
Nel primo video Abderrahim ha lacci e fascette e si sente chiaramente uno dei sanitari chiedere il «taglierino» in normale dotazione al loro kit, probabilmente, per procedere autonomamente a liberarlo. M.D.V., il capopattuglia 28enne, assiste piegato sulle ginocchia alla morte di Fakir. Il collega 23enne D.B. spruzza materialmente lo spray al peperoncino. Prima, Fakir dice a uno dei due «Sparami, ammazzatemi». Quando M. D. V. gli fa «oh, devi stare calmo», lui risponde: «Non sto calmo, sta’ zitto».
Il 20 giugno alle 15,21 Fakir era finito al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore in cui a luglio è deceduto. Alla voce del referto «problema principale» chi lo visita scrive «Psichiatrica». Nella casella «anamnesi», l’infermiere che l’ha soccorso, invece: «Ferita lacero contusa al polso sinistro. Vigile, orientato, umore deflesso ma tranquillo. Iperteso». Sempre a giungo aveva ricevuto una segnalazione per molestie. Fakir aveva precedenti per droga. L’autopsia potrebbe far emergere altri dati importanti per capire la causa della morte.
La testimonianza
Il Corriere della Sera racconta invece cosa ha visto un testimone. «L’ho visto arrivare dal giardino sopra il corsello dei garage, da solo, e scendere le scale; aveva le mani in alto, i piedi scalzi e continuava a urlare: “Aiuto, aiuto, vi prego, per favore”», dice Nassir al quotidiano. «Era molto agitato e sembrava volersi nascondere da qualche parte. Ha cominciato a fare avanti e indietro, continuando a chiedere aiuto, con le mani in testa; ogni tanto lo perdevamo di vista ma continuavamo a sentirne le urla disperate. A un certo punto ha provato ad aprire qualche basculante dei garage e forse anche a dare qualche testata, mi hanno raccontato. Ma era innocuo, non stava facendo nulla di male. Per questo non riesco a darmi spiegazioni».
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