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MIGRANTI A CEUTA E VERTICE UE | “Dietro il caos la regia dei Fratelli musulmani, bene gli hotspot in Africa”
ImmigrazioneLa Spagna attacca l’Italia sui migranti: ne riceve più degli altri. Ma è perché è il punto di approdo più vicino. Oggi vertice UE dei ministri dell’Interno
L’attacco frontale è arrivato dal ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, secondo il quale il record di arrivi di migranti è proprio dell’Italia, che non sarebbe in grado di fermarli. Cosa che invece la Spagna avrebbe fatto. La risposta del Viminale sta nella riduzione del 55% degli arrivi nel 2025 e dell’82% rispetto al 2023. In realtà il nostro Paese, spiega Toni Capuozzo, giornalista e inviato di guerra, è davvero quello dove i migranti approdano più numerosi, ma solo per motivi geografici, perché è il più vicino per chi decide di partire.
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Comparando la situazione migratoria delle due nazioni, Albares ha affermato che il nostro Paese è “inondato dai migranti”, accusando l’Italia di non avere un’efficace politica di respingimenti. La soluzione del problema ora tocca all’UE, che comincerà a parlarne oggi a livello di ministri dell’Interno. Una proposta da assecondare potrebbe essere proprio quella dell’Italia: creare centri di accoglienza in Africa dove valutare la posizione di chi arriva per decidere se possa essere accolto in Europa.
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Sui fatti di Ceuta la polemica tra Spagna e Italia non accenna a scendere di tono, soprattutto dopo che il governo Meloni ha sospeso le regole di Schengen per chi viene proprio dalla Spagna. Dove sta la sostanza dello scontro?
Sono stracci che volano e che hanno a che vedere con le antipatie personali e politiche tra Sanchez e Meloni. In Italia, però, si è capita poco la geografia. Da Ceuta, per andare nella Spagna continentale, bisogna prendere un traghetto e ci sono i controlli. Altrimenti, per andare dall’altra parte, bisogna rubare un gommone: è un problema che riguarda innanzitutto la Spagna e, da altri punti di vista, l’Europa.
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I motivi del maxi assembramento di migranti a Ceuta sono chiari?
Ci sono diverse ragioni: la pressione migratoria che c’è da sempre, la sentenza della Corte Suprema spagnola, secondo cui non può esserci il rimpatrio immediato per chi arriva a nuoto, la visita di Sanchez in Algeria, che sostiene il Fronte Polisario, mentre il Marocco lo considera un suo nemico mortale. E va considerato anche un altro aspetto, che è qualcosa di più di un’ipotesi: la voce secondo cui i Fratelli Musulmani avrebbero addirittura promesso aiuti a chi avrebbe partecipato a questo spostamento di massa, con soldi dati alle famiglie.
Quale sarebbe l’obiettivo dei Fratelli Musulmani?
A loro non interessa se i giovani sognano di fare la vita dei loro coetanei europei: puntano a cambiare le proporzioni nel Vecchio Continente fra musulmani e cristiani. In Marocco sono praticamente clandestini. Lì il re è discendente di Maometto e c’è una Costituzione liberale. Gran parte dell’opposizione accusa il re di essere un ubriacone e di essere amico di Israele, perché ha firmato gli Accordi di Abramo. I Fratelli Musulmani sono ai margini della legge e la loro iniziativa è un atto anche contro il Regno del Marocco. La spinta a muovere tutte queste persone sarebbe arrivata per questo e anche contro l’Europa.
Gli spagnoli, però, hanno preso di mira l’Italia dicendo che non è capace di contenere i migranti e che, invece di accusare Madrid, dovrebbe ricordarsi che è il Paese che ne riceve di più. È così?
Lampedusa è una porta aperta e, se pensiamo alla frontiera orientale, anch’essa è una porta aperta sui Balcani. Hanno messo il dito nella piaga. Meloni, in campagna elettorale, parlava di blocco navale, ma i numeri sono rimasti abbastanza invariati.
In realtà il Viminale dice che, rispetto all’anno scorso, gli sbarchi si sono ridotti del 55%: non basta?
Non credo che la polemica sia legata tanto a questo, quanto a quello che ha fatto Meloni in Albania, cioè alla mancanza di una politica di respingimento. In questo ha ragione Sanchez, che ci piaccia o meno. Comunque l’Italia, dal punto di vista dei migranti, è il ventre molle dell’Europa, per ragioni geografiche prima ancora che politiche. E poi, tra le ONG che soccorrevano i migranti, c’erano anche quelle spagnole e le persone che raccoglievano non le portavano a Barcellona, ma nei porti italiani. Li hanno lasciati tutti a noi. In questo senso per la Spagna è facile attaccare l’Italia: in realtà siamo solo geograficamente il punto più vicino, siamo vittime della geografia.
Si può controbattere qualcosa agli spagnoli?
Il tallone d’Achille della Spagna sono questi rimasugli di colonie, Ceuta e Melilla. C’è da chiedersi perché conservino questi resti della politica imperiale.
Ora Madrid e Roma dovranno confrontarsi anche con gli altri Paesi dell’UE: oggi si tiene un incontro tra i ministri dell’Interno. Cosa succederà? Qual è la strada da prendere adesso?
L’unica idea saggia è quella di Meloni di creare centri d’accoglienza in Africa dove vagliare le richieste e decidere chi possa essere accolto o meno. Se si respinge, si è ancora in territorio africano. Se si è già in Tunisia o in Mali, non c’è bisogno di respingere nessuno. È una promozione dell’immigrazione legale che non ingrassa gli scafisti, che permette di vagliare le singole richieste, di valutare la situazione di una madre con figli o di un ragazzo di 18 anni e di farli viaggiare, se è il caso. È come aprire i consolati ai visti.
Basterebbe per bloccare l’attività degli scafisti?
Probabilmente andrebbero avanti, però lo Stato avrebbe la legittimazione morale di dire no, perché avrebbe indicato la strada da seguire. In quel caso i migranti non avrebbero scuse: dovrebbero tornare indietro.
(Paolo Rossetti)
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