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Messori, l’Opus Dei e il miracolo della gamba | Aldo Cazzullo
Lo dico al corriereCaro Giuseppe,
la sua è una bella domanda. Io non credo che Vittorio Messori fosse certo che al contadino dell’Aragona fosse davvero ricresciuta la gamba. Però non era neanche certo del contrario. Era un uomo aperto al mistero. Ed era un uomo di destra, non nel senso di fascista ovviamente, anche se era figlio di un alpino della Monterosa, insomma di un soldato di Salò — «mai ho pensato di stimarlo meno per questo» mi disse —, ma nel senso di conservatore cattolico. Non per questo era un nostalgico o un tradizionalista, ad esempio raccontava di non aver mai partecipato a una messa in latino in vita sua. Semplicemente, si era convertito e aveva una grande fede nell’aldilà. Ma per lui fede non era sinonimo di certezza, bensì di convinzione. Era uno di quelli che leggevano il celebre titolo dell’acquaforte di Goya — «El sueño de la razón produce monstruos», il sonno della ragione genera mostri — ricordando che «sueño» in spagnolo significa anche sogno: per cui i mostri possono nascere anche quando si affidano alla ragione troppe aspettative. Di lui mi piaceva che fosse un uomo molto libero, ad esempio nel libro inchiesta sull’Opus Dei faceva risalire l’aura che circonda l’Opera al fatto che in spagnolo Obra ha un suono sinistro, non a caso lo stesso suono della parola Ovra, il nome che il Duce volle dare alla sua polizia politica. Però il libro era tutto dalla parte dell’Opus Dei. Il ragionamento di Messori era che benessere e decoro non sono incompatibili con il cristianesimo: «Non è detto che in un seminario o in un oratorio ci debba sempre essere odore di minestrone» diceva. Forse san Francesco non ne sarebbe stato entusiasta; va detto però che Francesco non disse mai una parola contro i ricchi, semplicemente voleva essere povero per essere libero, non avere niente da perdere e nessuno cui sentirsi superiore.
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