Fratelli d’Italia rompe la maggioranza
Politica«Noi facciamo sempre quello che dichiariamo, gli altri non lo so. Al voto ci si è andati perché anche gli altri si erano dichiarati a favore, se dici una cosa poi la fai, per noi deve funzionare così». Tra una votazione e l’altra, il senso dell’umore in Fratelli d’Italia lo dà il ministro Tommaso Foti, già capogruppo dei meloniani proprio a Montecitorio, dove martedì sera si è consumato il dramma delle preferenze. Per quanto si provi a minimizzare, il clima è di sfiducia: Lega e Forza Italia hanno tradito l’accordo ed esposto maggioranza e governo, e i rispettivi segretari non tengono più i gruppi parlamentari. QUINDI, mentre si ragiona sul redde rationem tra alleati, i Fratelli si esercitano in prove di nuove alleanze. Dopo la stroncatura della proposta Bignami, sulle preferenze erano rimasti due emendamenti da votare, uno presentato dai vannacciani, un altro da Luigi Marattin e Francesco Gallo: su entrambi maggioranza e governo avevano dato parere negativo. In apertura di seduta il relatore di FdI Angelo Rossi ha annunciato il cambio di orientamento, seguito dal governo: ci si sarebbe rimessi all’Aula. Così al momento del voto la spaccatura si è fatta plastica: l’emendamento, che prevedeva preferenze secche in stile elezioni europee, con i nomi da scrivere sulla scheda, è stato bocciato con 139 Sì e 233 No. Il partito di maggioranza relativa sotto di duecento voti. A favore gli otto vannacciani, FdI e Noi moderati: «Lo facciamo per coerenza, se siamo per le preferenze lo siamo sempre», hanno ripetuto in coro i meloniani. Silenzio gelido, invece, da parte di Fi e leghisti, tutti contrari in blocco. Il messaggio, in tutta evidenza, era per loro: i traditori vengono dai vostri banchi, e forse l’ex generale potrebbe essere più affidabile. VANNACCI HA COLTO SUBITO l’occasione: «Meloni mostri gli attributi, e approvi il nostro emendamento», ha detto da Civitanova Marche. A Lega e Forza Italia ha dato l’etichetta, nostalgica, di «badogliani». Più esplicito è stato il suo deputato Domenico Furgiuele: «Lo stesso cordone sanitario che vorrebbero mettere intorno all’AfD lo si vuole riproporre per Futuro Nazionale, ma non basterà». Il riferimento non è banale, né da prendere sottogamba: in Fratelli d’Italia osservano con attenzione le elezioni regionali di settembre in Germania, e ancor più le presidenziali francesi di aprile dell’anno prossimo. Se neonazisti tedeschi e lepeniani dovessero sfondare, il contesto europeo darebbe una legittimazione in più all’alleanza, quella benedizione che manca e senza la quale potrebbero sorgere problemi oltreconfine. I NAVIGANTI intanto sono avvisati, la pistola è sul tavolo. Il ministro Lollobrigida ha fatto intendere che un momento della resa dei conti ci sarà, e anche ieri ha ribadito l’atto di «vigliaccheria» di chi ha usato il voto segreto per sabotare le preferenze, e dunque la premier. Gli alleati sottolineano che così facendo ci si farebbe dettare l’agenda da Vannacci. Ma il clima di sfiducia rischia di tramutare gli ultimi mesi di legislatura in un Vietnam parlamentare: il primo banco di prova sarà la legge di bilancio, che di natura dovrebbe essere “elettorale”, gli ultimi colpi da sparare in vista delle urne, ma ora sarà molto più difficile assecondare tutte le richieste. Il sospetto è che il sabotaggio più grande sia venuta dai deputati forzisti vicini a Marina Berlusconi, che in questo modo avrebbero assestato anche un colpo a Tajani. Il numero di franchi tiratori, è il ragionamento del centrodestra, potrebbe anche essere più alto: a caldo si è parlato di una trentina, ma potrebbero essere anche cinquanta se si considera che Iv e un pezzo di Pd potrebbe aver votato a favore. Misteri dell’urna: i riformisti dem appena usciti dall’Aula avevano subito assicurato di essersi attenuti all’indicazione del gruppo, con l’obiettivo di spaccare la destra. OGGI CI SARÀ IL VOTO FINALE sul testo: «Intanto portiamola a casa, poi ci pensiamo» ripetono in coro da FdI. Sarà a scrutinio segreto, ma non ci dovrebbero essere incidenti. La minaccia delle preferenze potrebbe poi tornare al Senato, dove il voto è solo palese e il provvedimento sarà incardinato subito per essere discusso dopo l’estate, ci sarà un mese di riflessione. Ieri sono stati approntati gli ultimi ritocchi: un emendamento di Forza Italia contro la «frammentazione» ha escluso dal conteggio di voti della coalizione i partiti sotto il 3% a eccezione del migliore, un modo per dare fastidio alle tante formazioni centriste del campo largo. Un altro di FdI ha imposto che chi verrà inserito nel listone premio sia anche candidato nel proporzionale dello stesso collegio. Dove c’è stata concordia totale è stato sull’introduzione del voto fuorisede: dopo una riunione pomeridiana il centrosinistra ha deciso di esprimersi a favore invece di astenersi, e la modifica è passata con voto bipartisan.








