Attacco di Rubio alla Cpi. La Ue: «Inaccettabile»
EuropaSe la Corte penale internazionale (Cpi) preferisce non replicare alle accuse del segretario di Stato Usa Marco Rubio, la difesa arriva dalla Commissione europea. «Rispettiamo l’indipendenza e l’imparzialità della Corte», ribatte Bruxelles tramite un suo portavoce, sottolineando che «attacchi o minacce» all’indirizzo del tribunale dell’Aja, «dei suoi funzionari o del personale sono semplicemente inaccettabili». La replica europea arriva a stretto giro dopo le dichiarazioni con cui Rubio ha annunciato una vera e propria campagna per smantellare l’organismo istituito con lo Statuto di Roma del 1998. Per il segretario di Stato, la Cpi costituisce una minaccia alla sovranità americana e a quella dei suoi alleati. Eppure il tribunale dell’Aja, ha osservato ancora Bruxelles, «non prende di mira gli stati, né costituisce una minaccia alla loro sovranità». Piuttosto esercita la propria giurisdizione nei confronti delle persone accusate dei crimini più gravi. WASHINGTON è in guerra con la Cpi almeno da quando contesta la legittimità dei mandati d’arresto emessi nei confronti del premier israeliano Netanyahu e dell’allora ministro Gallant per i crimini a Gaza. L’amministrazione Trump sostiene che la Corte non abbia giurisdizione sul caso e la accusa di colpire uno dei principali partner degli Usa, imponendo per questo sanzioni ai membri del tribunale. L’offensiva di Rubio arriva in una fase delicata per la Corte. Il procuratore capo Karim Khan, già colpito dalle sanzioni statunitensi, resta sospeso dall’esercizio della professione di avvocato nel Regno Unito nell’ambito del procedimento disciplinare legato alle accuse di molestie sessuali mosse da una sua collaboratrice. Il 24 luglio l’Assemblea degli stati della Cpi sarà chiamata a decidere se rimuoverlo dall’incarico. Lo scontro va però oltre il dossier israeliano. La Cpi rappresenta da anni uno dei simboli del sistema multilaterale costruito nel secondo dopoguerra. È un sistema che l’Europa vuole difendere, mentre l’attuale amministrazione americana considera sempre più un vincolo alla propria libertà d’azione. Gli Usa non hanno mai aderito allo Statuto di Roma (così come Israele) e, sotto Trump, hanno ulteriormente irrigidito la loro posizione nei confronti degli organismi internazionali, considerati ostili ai propri interessi. PER BRUXELLES la difesa della Cpi ha un valore politico, non solo giuridico. Per questo stride l’incapacità della Ue di adottare misure concrete in risposta alle violazioni del diritto internazionale da parte di Tel Aviv. Eppure il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar grida all’«ossessione» nei confronti dello stato ebraico, capace di trasformare l’Ue in uno strumento di politiche anti-israeliane. Anche in questo caso la replica è arrivata dal portavoce della Commissione: le misure allo studio sono provvedimenti non contro Israele, ma contro gli insediamenti illegali in Cisgiordania. Il fatto è che «quanto che sta accadendo lì rende sempre più impossibile la soluzione a due Stati», ha ammesso la responsabile Affari esteri dell’Ue Kaja Kallas.

