Ucraina, Koretskyi nuovo premier ma esplode la rabbia per l'addio di Fedorov: perché la cacciata del ministro dei droni può indebolire l’esercito
MondoL'Ucraina cambia governo nel pieno della guerra, ma a scuotere Kiev non è tanto l’arrivo di un nuovo primo ministro, Serhii Koretskyi, - fino a oggi amministratore delegato della compagnia energetica statale Naftogaz e ora terzo premier dall’inizio dell’invasione russa - quanto la contestata uscita di scena del ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov. Nel giro di poche ore l’Ucraina ha assistito a manifestazioni in decine di città, alle dimissioni di un alto ufficiale dell’Aeronautica e all’uscita dal dicastero di alcuni dei principali esperti di droni e guerra elettronica chiamati dal ministro. Ma andiamo per ordine. La nomina di Serhii Koretskyi Il rimpasto di governo era stato indicato direttamente dal presidente Volodymyr Zelensky, che aveva presentato Koretskyi come l’uomo più preparato ad affrontare una delle emergenze dei prossimi mesi: garantire energia, gas e riscaldamento alla popolazione durante un altro inverno segnato dai bombardamenti russi contro centrali elettriche e infrastrutture. Il passaggio di consegne a Palazzo di governo è stato però oscurato dalla rimozione di Fedorov, trentacinquenne ed ex ministro della Trasformazione digitale, rimasto alla Difesa per appena sei mesi. Mentre i deputati votavano il nuovo premier, oltre mille persone si sono radunate davanti all’ufficio presidenziale di Kiev. Altre manifestazioni sono state organizzate a Dnipro, Odesa e in diverse città ucraine: proteste contro il potere politico molto rare dall’inizio della guerra in un paese sottoposto alla legge marziale. Fedorov aveva costruito la propria popolarità accelerando l’impiego dei droni, digitalizzando procedure e acquisti, tagliando parte della burocrazia e cercando di rendere più trasparenti gli appalti militari. Durante il suo mandato l'Ucraina ha aumentato gli attacchi a lungo raggio contro raffinerie, depositi e collegamenti logistici russi. L’ex ministro ha inoltre rivendicato nuovi contratti per i sistemi Patriot, l’ampliamento della produzione di droni e i test di missili balistici sviluppati in Ucraina. Non tutte le promesse erano state mantenute. Fedorov ha ammesso di non essere riuscito a completare la trasformazione del ministero secondo gli standard della Nato, a trasferire tutti gli acquisti su gare competitive e a creare una piena cultura della responsabilità. Era stato criticato anche per la lentezza delle riforme sul reclutamento, mentre l’esercito continua a soffrire una grave carenza di uomini. La resa dei conti con il generale Syrskyi Le ultime notizie diffuse dai media ucraini confermano che dietro la mancata riconferma di Fedorov c’è soprattutto uno scontro sulla direzione della guerra. Durante un briefing tenuto il 16 luglio, l’ex ministro ha rivelato di aver proposto a Zelensky “decisioni radicali” ai vertici delle Forze armate, compresa la sostituzione del comandante in capo Oleksandr Syrskyi e del capo di Stato maggiore Andrii Hnatov. Ma il presidente avrebbe respinto la richiesta. It has been a great honor to serve the Ukrainian people as the Minister of Defense. Here is what our team managed to achieve: 1. Disabled Starlink access for Russian forces. 2. Took over a Ministry of Defense with zero budget, took a risk, reallocated funds from payroll from… pic.twitter.com/18B5QQaeqL — Mykhailo Fedorov (@FedorovMykhailo) July 15, 2026 Fedorov ha sostenuto di avere accettato la decisione e di essersi dichiarato pronto a lavorare con Syrskyi. Da quel momento, secondo la sua ricostruzione, le proposte del ministero sarebbero però state sistematicamente ostacolate e numerosi documenti sarebbero rimasti senza firma. L’ex ministro ha negato di aver posto un ultimatum del tipo “o io o Syrskyi”, accusando invece il generale di aver trasformato un confronto sulla strategia militare in una lotta di potere. Il contrasto riguarda due modelli diversi di esercito. Fedorov puntava su droni, raccolta dei dati dal campo, autonomia dei comandanti, valutazione dell’efficacia delle unità e rapida sostituzione delle tecnologie diventate obsolete. Syrskyi difende una struttura maggiormente centralizzata, nella quale il comando militare conserva il controllo sulle operazioni e sulla distribuzione delle risorse. Il successore non c’è ancora Il candidato indicato per sostituire Fedorov è Ihor Klymenko, finora ministro dell’Interno ed ex capo della polizia nazionale. Zelensky ha spiegato di considerarlo adatto soprattutto per affrontare la crisi della mobilitazione, coordinare l’esercito con il governo e porre fine agli episodi più contestati di reclutamento forzato. Dopo la rimozione, Fedorov ha rifiutato l’offerta di diventare consigliere del presidente. Parlando con i giornalisti ha inoltre confermato l’esistenza di uno scontro con Syrskyi, accusando il comandante delle forze armate di aver bloccato diverse iniziative del ministero della Difesa. Il ministro si sarebbe inimicato settori dell’apparato statale e militare dopo aver cercato di riorganizzare gli appalti e interrompere circuiti di spesa poco trasparenti. Mentre l’Ucraina resta formalmente senza un ministro della Difesa, la prima conseguenza concreta della cacciata di Fedorov è arrivata dai vertici dell’Aeronautica. Il colonnello Pavlo Yelizarov, vicecomandante delle forze aeree e uno dei principali responsabili della guerra dei droni ucraina, ha annunciato le proprie dimissioni definendo la rimozione del ministro un grave danno per la difesa del Paese. Yelizarov, conosciuto con il nome di battaglia “Lasar”, era stato nominato da Fedorov a gennaio con il compito di sviluppare una nuova difesa aerea basata su droni intercettori, unità mobili e tecnologie meno costose dei tradizionali missili antiaerei. In precedenza aveva comandato il Lasar’s Group, considerato una delle unità ucraine più efficaci negli attacchi di precisione contro mezzi, artiglieria e sistemi logistici russi. L’effetto domino nel ministero dei droni La partenza di Fedorov ha già disperso una parte della rete di esperti che aveva costruito intorno al ministero. Serhii Sternenko, attivista e responsabile di una delle maggiori organizzazioni volontarie per la fornitura di droni, ha annunciato di non essere più consigliere del ministro. Lo stesso ha fatto Serhii “Flash” Beskrestnov, specialista di comunicazioni e guerra elettronica. Sternenko stava lavorando alla definizione delle nuove gare per i droni Fpv e allo sviluppo dell’infrastruttura necessaria per attacchi a maggiore profondità. Il problema non è soltanto la perdita di alcune persone. Nella guerra elettronica un drone può diventare obsoleto nel giro di pochi mesi. Frequenze, sistemi di guida, protezione dalle interferenze e capacità delle testate vengono modificati continuamente da entrambi gli eserciti. Fedorov aveva cercato di costruire un collegamento diretto tra chi combatte, chi raccoglie fondi, chi sviluppa tecnologie e chi firma i contratti pubblici. L’obiettivo era valutare quali strumenti funzionassero realmente al fronte, premiare i reparti e i produttori più efficaci, aggiornare rapidamente le gare e ridurre gli intermediari. La dissoluzione di questa rete può allungare i tempi necessari per trasformare un prototipo efficace in un prodotto acquistato su larga scala. Il rischio politico per Zelensky Fedorov non era soltanto un ministro. Era uno degli ultimi esponenti rimasti della squadra originaria con cui Zelensky aveva conquistato la presidenza nel 2019 ed era diventato il volto più riconoscibile della modernizzazione digitale dello Stato. Licenziarlo dopo sei mesi alla Difesa, senza avere già pronto un successore e senza una spiegazione pubblica iniziale, ha permesso ai suoi oppositori di presentare la decisione come la vittoria dell’apparato militare più conservatore sui riformatori. Zelensky voleva porre fine alla guerra interna tra ministero e Stato maggiore. Per il momento ha ottenuto l’effetto opposto: il conflitto è diventato pubblico, ha raggiunto le piazze ed è entrato direttamente nella catena di comando. Le conseguenze dell’allontanamento dipenderanno quindi dalle decisioni dei prossimi giorni. Il danno maggiore non deriverebbe dalla sostituzione di una singola persona, ma dall’interruzione simultanea di programmi, appalti e reti di competenze.




