Strisciarossa aderisce alla petizione per il Nobel per la pace ai bambini di Gaza
Primo pianoStrisciarossa aderisce alla petizione per il Nobel per la pace ai bambini di Gaza | In In Mondi | Di Di Oreste Pivetta Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email Di fronte a un dibattito politico che sembra baloccarsi nell’alternativa tra un riarmo e l’altro, europeo-europeo o nazional-europeo, contro Putin o contro i marziani non si capisce bene o per salvare qualche economia traballante, riascoltare o rileggere la parola “pace”, caduta da tempo in disuso, conforta e illude. Illude per un traguardo di speranza, per un atto di solidarietà collettiva, per un moto generale di verità. Per questo, mentre purtroppo latitano i movimenti pacifisti e sembrano lontane un’eternità le battaglie di Aldo Capitini o di Giorgio La Pira o le lunghe marce tra Perugia e Assisi, è difficile pensare di dire di “no” alla proposta di Eugenio Mazzarella, docente di filosofia alla Federico II di Napoli, proposta diffusa e sostenuta dall’Avvenire, il giornale, di candidare al Nobel per la pace i bambini di Gaza: un gesto di vicinanza ad una umanità martoriata, indifesa e innocente e insieme, come scrive Avvenire, una iniziativa potente per urlare: “Basta. Se avete carità, basta voi che uccidete. Basta voi che mentite. Basta voi che non fate niente. Basta se ancora siete qualcosa che somiglia a un uomo”. A questa “impresa di pace” (come definirla diversamente?) vogliamo aderire anche noi di Strisciarossa, come hanno aderito ormai migliaia di persone, di tutte le età, di tante fedi, di qualsiasi professione, molti politici (tra i quali Elly Schlein), professori, sindaci, eccetera eccetera… Avvenire ci ricorda che trecento bambini e adolescenti sono stati uccisi in trecento giorni, uno al giorno dall’ottobre 2025, in un tempo che sarebbe dovuto essere di sospensione dei combattimenti. Trecento che si aggiungono ai trentamila uccisi prima, quando l’aggressione produceva i suoi effetti più nefasti. Altri moriranno di bombe o proiettili, abbiamo assistito ad autentiche esecuzioni (ricordiamo l’immagine di quel soldato israeliano che sventolava come un trofeo il minuscolo calzino di un neonato assassinato: Strisciarossa ne ha scritto…). Quanti dalla guerra che continua in altre forme sono usciti e usciranno mutilati e sofferenti? Quanti dovranno morire ancora di malattie che non si riesce a curare perché gli ospedali sono stati distrutti, di fame e di sete? Eppure, in ogni foto che ci è dato di vedere (non molte, ovviamente, per i divieti e per la stessa indifferenza dei nostri media) i bambini di Gaza sorridono sempre: la forza, non quella delle armi ma quella della speranza, dell’intelligenza, della volontà di resistere, è in fondo, malgrado tutto, con loro. Una petizione non sarà capace di convincere chi decide ad assegnare loro il Nobel per la pace (e per la vita). Ma potrebbe comunque servire a scuotere qualche coscienza, a richiamarla dalla distrazione di massa che sembra relegare la strage a Gaza (e in Cisgiordania) tra i “fatti” che non ci riguardano o che meritano al più un sentimento di compassione, senza andare oltre, nella noncuranza dei governi e nel disinteresse o nell’interesse che si spegne dopo ogni fiammata della politica. Eppure, in quella smisurata guerra (difficile però definirla guerra visto che c’è un solo esercito in campo), come in quella, “eterna” ormai, che contrappone Russia e Ucraina, come in ognuno dei tanti conflitti sparsi nel mondo, ci ritroviamo immersi inevitabilmente tutti noi… Basterebbero poche righe dell’enciclica Magnifica humanitas, in sintesi un’analisi perfetta di questa fase storica: “Oggi… assistiamo a un vero cambio di paradigma del discorso pubblico nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso… Assistiamo anche ad una perdita di memoria storica. L’attenuarsi della testimonianza diretta della Shoah e delle due guerre mondiali facilita la riscrittura selettiva o distorta del passato, in un clima in cui false notizie e manipolazioni narrative offuscano le lezioni apprese…”. A tutto ciò si aggiunge un elemento nuovo e decisivo: la dimensione mediatica e digitale. Con una conseguenza: polarizzazione dello scontro, risentimento, propaganda, inquinamento della informazione… Costruire la pace nella giustizia, non una pace qualsiasi ma una pace che abbia fondamento nella giustizia. Per questo il Nobel ai bambini Gaza potrebbe restituire un po’ di giustizia a quel “popolo senza colpe”, sottrarlo alla tentazione della rivincita, restituire almeno quanto necessario a vivere, una casa, il cibo, la scuola, l’istruzione, quanto insomma potrebbe ridar senso anche alla parola “civiltà”. A loro come ai bambini israeliani (che ebbero i loro morti nel raid sanguinario di Hamas nel tragico 7 ottobre 2023), testimoni poi di una spietata violenza e vittime di una educazione alla violenza, come ai bambini ucraini e russi o ai bambini iraniani e sudanesi: una infanzia di guerra che non conosce confini. C’è da scommettere che il Nobel finirà nelle mani di qualcun altro, magari nelle mani di Trump, come avevano baldanzosamente auspicato i nostri governanti, nelle mani di uno che se volesse qualche buona azione potrebbe compiere. Ma evidentemente gli va bene così. Nelle guerre i più patiscono e muoiono, qualcuno sempre ci guadagna molto. …. Per aderire alla petizione basta inviare una mail a [email protected]



