Truffa sulle pensioni all'Inps di Bergamo, dalle lettere anonime al conto da 12,5 milioni: come è nata l'inchiesta
Bergamo/Cronacadi Maddalena Berbenni Secondo le indagini, il sistema sarebbe andato avanti anche dopo il pensionamento dell'ex funzionario Franco Paris, mentre l'Inps ha recuperato le somme chiedendole ai pensionati coinvolti L’imputato principale lavorava nel palazzo dell’Inps che si affaccia su viale Vittorio Emanuele II, in centro città Quando, a inizio 2021, all’Inps arrivarono lettere anonime su magagne nell’erogazione delle pensioni agricole, nella sede in centro città vennero organizzate squadre di lavoro sotto il controllo dell’allora direttore di Cremona Francesco De Luca (oggi a Pavia). Andavano spulciate le pratiche in capo a un funzionario già in pensione, ai tempi. Franco Paris, 75enne di Alzano, ora per la Corte dei Conti deve rispondere di un danno erariale da 12 milioni e mezzo di euro. Lui e, in proporzioni più limitate, coloro che avrebbero dovuto verificarne l’operato mentre lo lasciarono libero: due dirigenti e l’ex direttore Angelo D’Ambrosio, non più in servizio da quando, a maggio del 2018, fu arrestato per tangenti. Il lento processo è in corso. La Procura contabile si è mossa sulla base dell’inchiesta per truffa della Guardia di finanza, che, nell’autunno 2024, portò ai domiciliari il principale (presunto) complice di Paris, Giacomo «Mino» Cortesi, 77 anni, di Costa di Mezzate. Il fronte penale è slegato da quello della Corte dei Conti ed è giunto all’udienza preliminare. Il 14 luglio la gip Beatrice Purita dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio della pm Silvia Marchina anche per Mario Antonio Allieri, 65 anni, di Gorlago. Non è escluso che dalle difese (avvocati Andrea Alberti, Simona Russo e Francesca Gritti) arrivino istanze per riti alternativi. Dalle verifiche eseguite dai loro colleghi e poi approfondite dal Nucleo di polizia economico finanziaria, i tre si sarebbero fatti pagare per assicurare a 130 persone la possibilità di andare in pensione anche senza requisiti. Il meccanismo era semplice. Cortesi avrebbe procacciato l’ignara clientela spalleggiato da Allieri e Paris, unico addetto alla gestione delle pratiche dei lavoratori autonomi agricoli della provincia, avrebbe aggiustato le posizioni entrando abusivamente nel sistema informatico dell’Inps. Bastava giusto qualche clic. Quando poi Paris si è ritirato, la truffa è andata avanti ed è stato anche peggio per gli interessati. Perché Cortesi e Allieri avrebbero continuato a incassare senza però riuscire più a mandare la gente in pensione. Tutti erano convinti di versare contributi e si fidavano ciecamente di Cortesi, consegnandogli le buste anche a domicilio. Passava lui. La truffa è contestata per un periodo che va dal 2016 al 2023. A novembre dell’anno dopo Cortesi fu arrestato anche perché, dopo le perquisizioni, avrebbe seguitato a spartirsi denaro con Allieri. Fu calcolato un totale di 11 milioni e 100 mila euro di prestazioni erogate, per 6 milioni e 275 mila euro percepiti indebitamente. Da quanto risulta, l’Inps è riuscito a recuperarli battendo cassa con i pensionati beffati. Su queste basi si è mossa, dunque, anche la Procura della Corte dei Conti della Lombardia, che in questi giorni ha citato in giudizio Paris e chi stava sopra di lui (Cortesi e Allieri, in questo caso, non sono coinvolti). In origine, gli accertamenti della magistratura contabile avevano riguardato l’ex funzionario e altri quattro responsabili. Le difese hanno poi depositato le loro memorie ed è stata fatta una leggera scrematura. Il danno erariale viene contestato in toto a Paris e, in forma molto più ridotta, nell’ordine di qualche centinaio di migliaia di euro, solo a due dirigenti e a D’Ambrosio, che lasciò Bergamo, per Sondrio, nel 2017. Lo assiste l’avvocato Marco Zambelli, anche nel processo per le tangenti che avrebbe ricevuto dall’ex sindacalista ed ex vicesindaco di Ciserano Antonio Mario Cattaneo. Nonostante l’indagine sia ultra datata, la sentenza appare lontana. A lui e ai due dirigenti viene contestato di non avere vigilato sul lavoro di Paris. Alla cifra astronomica di 12,5 milioni la Corte dei Conti arriva sommando più voci: l’esborso del non dovuto, il danno d’immagine, il danno causato anche dall’aver distolto i colleghi-detective dalla loro normale attività.

