Torino la capitale del caldo: “A giugno 9 gradi in più, i morti aumentati del 35%”
/lastampa/torinoUno tsunami di calore, con picchi record di oltre 7 gradi sopra la media in molte zone del Paese e di più 9 a Torino, che in città ha portato nell’ultima decade di giugno un più 35% di morti, rispetto a quelli attesi nel periodo. Anche se, dopo aver fornito i dati, il Ministero della Salute prova a gettare acqua sul fuoco affermando che «nelle altre città non c’è stato alcun aumento della mortalità per il caldo» e che «i dati torinesi sono ancora provvisori e destinati a scendere nei prossimi giorni», spiegano fonti del ministero della Salute, dove ieri si è svolta una nuova cabina di regia sull’emergenza caldo, rientrata in questi giorni ma destinata a ripresentarsi più avanti. Secondo il dicastero non ci sarebbe stato nemmeno un incremento significativo di accessi nei pronto soccorso. Ma che in Europa e in Italia si muoia di caldo, e per davvero, lo dicono studi nazionali e internazionali che alle più recenti ondate di calore attribuiscono tra i 10 e i 19 mila morti l’anno nel nostro Paese. Le vittime dell’inarrestabile ascesa della colonnina di mercurio in Italia sarebbero almeno 10 mila l’anno, secondo gli esperti dell’Italian Institute for Planetary Health dell’Università Cattolica, capitanato da Walter Ricciardi. Che spiega come mai il sistema di rilevazione del ministero non intercetti invece decessi attribuibili a temperature di nuovo da record in questo giugno rovente. «Il motivo è semplice: le morti, anche se in eccesso, vengono attribuite alla causa ultima, l’arresto cardiocircolatorio, ma i dati trasmessi dai Comuni al Ministero non vanno ad analizzarne le cause, spesso dovute al caldo, cosa che invece fa l’Oms su un campione statistico di decessi». E in base a questo sistema l’Organizzazione mondiale della Sanità, nella rovente estate del 2022, ha stimato che in Europa i morti per caldo siano stati 61.672 tra il 30 maggio e il 4 settembre, dei quali circa 18 mila in Italia, che si è così collocata al primo posto. Un non invidiabile primato replicato poi nell’altro rovente 2024 con 19 mila vittime stimate. E parliamo di studi pubblicati su riviste prestigiose come Nature Medicine. Anche l’Iss nel biennio 2021-22 rilevò un eccesso di 63 mila morti in più rispetto ai cinque anni precedenti, in parte dovuti al Covid ma in parte alle ondate di calore. Del resto lo stesso ministero della Salute, nelle roventi prime due settimane del luglio 2022, nel monitoraggio dell’epoca parlò di un aumento della mortalità del 21%, attribuibile più alla colonnina di mercurio che al Covid, allora in fase discendente. Anche se al Ministero ci tengono a precisare che negli ultimi due anni c’è stato un calo della mortalità caldo-correlata, grazie alle campagne informative che hanno spinto soprattutto gli anziani ad adottare le giuste precauzioni. «Monitoriamo costantemente il quadro in collaborazione con le autorità sanitarie territoriali, avendo come punto di riferimento i dati che raccolgono e che vanno analizzati in maniera concreta per poter poi agire sul piano operativo», assicura il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che sul tema promette «di continuare a prestare la massima attenzione». Ma se la «mortalità zero» attribuibile alle temperature risultata finora dal monitoraggio ministeriale sembra cozzare con i tassi di mortalità rilevati dagli studi per ondate di caldo anche inferiori a questa, altrettanto si può dire per quel più 35% di decessi rilevati a Torino. «Quella percentuale è destinata a scendere con i dati definitivi - sostengono dal Ministero - ma una spiegazione al picco va probabilmente cercata nel fatto che Torino ha risentito più di altre città dell’ondata di calore che ha investito il Nord Europa, generando soprattutto minime altissime». In effetti le 16 notti tropicali consecutive, ossia con minima sopra i 20 gradi, rappresentano un dato senza precedenti per Torino. E il caldo notturno (27,2 gradi il record registrato all’alba del 27 giugno a Torino) è una minaccia per la nostra salute più grave dei picchi massimi. Questo perché «sudare per 7-8 ore di notte senza bere comporta una perdita di liquidi importante e il caldo, come ogni stress, porta poi a un aumento della frequenza cardiaca», spiega Alessandro Riccardi, presidente Simeu, la Società italiana di medicina di emergenza-urgenza. Il picco di morti torinesi lo spiegherebbe anche una stima del settimanale The Economist, che proprio all’afa notturna e agli alti tassi di umidità attribuisce un effetto letale pari a 12 mila vittime in tutta Europa. Resta da capire perché il picco di mortalità torinese non trovi riscontri nelle altre città italiane, visto che a Roma e Milano la temperatura media negli ultimi dieci giorni di giugno è stata rispettivamente di 38° e 36°. Che il caldo abbia creato apprensione per la salute tra gli italiani lo dicono del resto anche le oltre 440 chiamate pervenute dal 22 giugno al 1° luglio al numero di pubblica utilità 1500 attivato dal ministero della Salute. Intanto il meteo sembra dare una tregua. Dopo aver toccato anche il record di 25 città con il bollino rosso, tra oggi e sabato lungo lo Stivale sono previsti solo bollini verdi e gialli. Ma i meteorologi avvertono: sarà solo una parentesi.

