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Titoli «carta straccia»: l’Università Pegaso nel mirino della giustizia spagnola
Corruzione«I titoli stranieri privi di validità ufficiale nel Paese di origine non saranno oggetto di omologazione o equipollenza accademica». Così la Secretaría General de Universidades spagnola ha chiuso la porta in faccia a centinaia di studenti che avevano conseguito alcuni specifici master con l’Università telematica Pegaso (UniPegaso) nella macroarea della sicurezza. Erano convinti di poter far valere quel titolo nel sistema accademico spagnolo, invece secondo la Secretaría – organizzazione che sotto il ministero della Scienza, innovazione e università si occupa dell’insegnamento in Spagna – non vale nulla.
Sono 452 le persone coinvolte nella vicenda, che ha travolto anche l’Instituto Internacional de Estudios en Seguridad Global (Iniseg), centro di formazione madrileno specializzato in sicurezza, difesa, intelligence e criminologia partner di UniPegaso. Secondo la denuncia, UniPegaso avrebbe dichiarato il falso, vendendo master di primo e secondo livello con la promessa – rivelatasi del tutto infondata – che i titoli rilasciati sarebbero stati riconosciuti per l’accesso ai dottorati di ricerca e alle graduatorie accademiche spagnole.
In breve UniPegaso, una delle università telematiche più importanti d’Italia, è indagata sia in Spagna sia in Italia
L’indagine spagnola è cominciata nel 2024 a Getafe. 452 persone pensavano che il master di primo e secondo livello conseguito con UniPegaso fosse valido per accedere a concorsi in Spagna. Hanno scoperto che non è così
Analizzando i conti di UniPegaso, IrpiMedia ha scoperto che il gettito economico da master tra gli anni accademici 2019-2020 e il 2023-2024 è cresciuto del 154% arrivando a oltre 22 milioni di euro, anche quando gli iscritti dichiarati al ministero italiano risultano zero
Tra gli indagati, sia in Spagna sia in Italia, compare Danilo Iervolino, ex patron di UniPegaso e della Salernitana. Nel 2024 è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per corruzione, in una vicenda distinta
Il 22 aprile di quest’anno il Tribunale di Getafe ha emesso una proroga di sei mesi sul caso iniziato nel 2024. Motivo della proroga è la raccolta delle dichiarazioni, in qualità di indagati, tra gli altri, di Alessandro Bianchi e Domenico Vaccarono, altri due vertici di UniPegaso. Il primo è stato rettore dell’Università dal 2015 al 2019, mentre il secondo è presidente del Consiglio di amministrazione.
Come riportato da Il Fatto Quotidiano il 9 giugno, anche la procura di Napoli indaga sui corsi di UniPegaso. I filoni sono diversi e in uno l’università sarebbe parte lesa. Ma nel più rilevante, con 40 indagati, la procura ipotizza vari reati commessi da alcuni degli ex vertici dell’ateneo contro la pubblica amministrazione, tra cui falso e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.
Se la denuncia spagnola verte sul fatto che i titoli di UniPegaso fossero “carta straccia” (così definiti dal legale di Iniseg), per gli inquirenti italiani l’accusa è che dentro l’ateneo esistesse un gruppo che falsificava esami e facilitava il conseguimento di titoli accademici. UniPegaso non ha risposto alle richieste di commento di IrpiMedia.
Un colosso della formazione telematica
L’Università telematica Pegaso è uno dei colossi della formazione privata in Italia, attestandosi da tempo tra le prime due per numero di iscritti e gettito economico totale.
Per capire la portata del problema configuratosi con la presunta truffa in Spagna, IrpiMedia ha condotto un’analisi dei dati forniti dal ministero sul gettito economico delle Università in Italia. Dall’analisi risulta evidente il ruolo di primo piano che Pegaso ricopre, spartendo quello che si configura come un duopolio con E-Campus.
Dal 2019-2020 UniPegaso registra un sostanziale incremento del gettito derivante dalle iscrizioni ai master di primo e secondo livello. L’aumento è del 154%: si passa da 8,7 milioni del 2019 a 22,3 milioni 2023-2024. Ed è nell’ultimo anno di cui si hanno i dati che ha superato E-Campus di quasi due milioni di euro.
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