Terremoto in Venezuela, la storia di Andrea Marino: «Tra le rovine di Caracas i miei ricordi del sisma del 1980»
AvellinoDa bambino visse il sisma dell'Irpinia e oggi è un soccorritore in Venezuela. È questa la storia di Andrea Marino, ingegnere strutturale che ora si trova in Sud America con i vigili del fuoco della Direzione regionale dell'Umbria. «Ma ci tengo a precisare che sono di Avellino», sottolinea con orgoglio «Avellino città». APPROFONDIMENTI Venezuela: El Topo Cienfuegos, una vita tra le macerie, anche all'Aquila Terremoto in Venezuela, a Teggiano una veglia di preghiera e una fiaccolata Terremoto in Venezuela, dolore e preghiere a Licusati per la famiglia Garofalo Il terremoto in Irpinia Aveva appena quattro anni al tempo del terremoto del 1980, eppure Marino lo ricorda come se fosse ieri. «Quella paura ti resta addosso per tutta la vita», racconta. «Ricordo che non riuscivo a stare in piedi. Abitavamo al quarto piano della nostra casa ad Avellino e avevo una sensazione di perdita dell’equilibrio che non finiva mai». Così, assieme alla mamma, alla sorella e ai nonni, Andrea Marino si precipitò al pian terreno dopo una lunghissima serie di scosse. «Mio padre non c’era, era fuori per lavoro. Ma per fortuna il palazzo resse. Non ricordo molto altro, non credo che un bambino di 4 anni potesse rendersi conto davvero di cosa stesse succedendo». Da bambino visse il sisma dell'Irpinia e ora soccorre il Venezuela Eppure quell’esperienza ha impresso un segno nella sua vita per sempre, al punto da indirizzarlo anche nelle sue scelte accademiche future. «Quell’esperienza mi ha portato a intraprendere la strada di ingegneria strutturale. Ricordo che ho iniziato il mio percorso universitario con il grande desiderio di saperne di più, di capirne di case, abitazioni e strutture». La carriera con i vigili del fuoco, invece, è iniziata per caso: «Un lavoro fantastico. Ti può dare tanta soddisfazione, senti che stai facendo qualcosa di utile per la società e per le persone». Dopo il sisma del 1980 in Irpinia, l’ingegnere ha fatto parte del team di soccorritori per il terremoto di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto nel 2012, dell’Umbria nel 2016, della Turchia nel 2023 e adesso del Venezuela. Il sisma in Venezuela «Qui la situazione è disastrata», racconta Marino. «Sono partito il 26 giugno scorso da Pratica di mare, frazione di Pomezia. I piani delle abitazioni qui si schiacciano l’uno sull’altro. È stato difficile cercare le vittime ed è stato ancora più difficile provare ad estrarle». La giornata di lavoro del soccorritore avellinese inizia sin dalle prime ore dell’alba. «Qui sono le sette del mattino», ci dice quando risponde al telefono, «ma sono sveglio già da tempo». Quando gli chiediamo se ha salvato qualcuno in questi giorni di ricerche, l’ingegnere risponde umilmente: «Siamo un team, parlo sempre al plurale, non riuscirei mai a salvare nessuno da solo». Poi il suo tono cambia. Si fa più triste e amareggiato: «No», dice secco, «non siamo riusciti a salvare nessuno. Le persone che abbiamo trovato ed estratto erano tutte già morte». Marino parla di una distruzione diffusa, di ricerche difficili, di effetti del terremoto unici e mai visti prima: «Pensavo di averle vissute tutte, ma questa esperienza me la ricorderò per sempre. Non si smette mai di imparare». Nelle sue parole c’è stanchezza, fatica, ma mai sconforto, mai resa. «È andata così, ci lascia l’amaro in bocca, ma noi ce l’abbiamo messa tutta. Come mi sento? Non lo so, è difficile da dire. Sono tutto sommato sereno, perché non abbiamo nulla da rimproverarci». Quella di Andrea Marino è una storia di esperienza, altruismo e professionalità. Dopo aver visto con i propri occhi le conseguenze devastanti di un terremoto, l’ingegnere ha messo la sua vita al servizio del prossimo: «Qui c’è tanta sofferenza, ma noi non l’abbiamo mai fatta prevalere. Siamo rimasti positivi, desiderosi di fare la differenza. In tante esperienze passate ho imparato che ciò che ci salva è una cosa sola: la speranza».

