«Forza Italia cerca l’incidente?». Il dubbio di Meloni, dopo la frase di Tajani sui «fascisti», e il patto di fine legislatura
Roma/Politicadi Simone Canettieri Da un po’ di tempo la premier osserva il «pianeta azzurro» con sbigottita perplessità «Forza Italia sta cercando l’incidente?». Se sia per caso, inerzia o strategia mirata non si sa. Di sicuro però dalle parti della premier — a partire da chi tutti giorni le invia i dispacci riservati del dietro le quinte del Parlamento — inizia a serpeggiare questo dubbio. Da un po’ di tempo Giorgia Meloni osserva il pianeta azzurro con un pizzico di sbigottita perplessità. Gliene raccontano tante, troppe. Qualche esempio: nelle ore più calde della trattativa sulle intercettazioni a strascico, nei giorni scorsi, il viceministro della Giustizia di FI Francesco Paolo Sisto ha telefonato a un «ambasciatore» della premier, interessato al dossier, per fare sapere che «se fossero andati avanti su quell’emendamento il governo sarebbe caduto». La risposta ricevuta è stata lapidaria: «Se pensate di minacciarci così, allora davvero non conoscete Giorgia: auguri!». Dialettica normale in questi casi, per quanto esasperata, ma spia di un clima da non sottovalutare, come ragionano dentro Fratelli d’Italia. Alla fine l’emendamento è stato ritenuto «inammissibile» dal presidente del Senato Ignazio La Russa e la questione rinviata. Nemmeno il tempo di archiviare questa storia, che è spuntata ieri sui giornali la battuta di Antonio Tajani pronunciata durante la riunione con i senatori azzurri: «Io i fascisti di Roma li conosco: con loro bisogna usare la forza». Un’espressione sopra le righe, seppure da contestualizzare nell’ambito di un lungo vertice, che è andata di traverso ai vertici di FdI. C’è chi racconta, con cognizione di causa, di un contatto amichevole fra Tajani (ieri al lavoro a Palazzo Chigi, nel suo ufficio di vicepremier) e Meloni perché il concetto era un’iperbole per «rafforzare» il problema di metodo nella coalizione e l’esigenza di essere vigorosi nel fare muro, quando serve. Nel dubbio entrambi negano chiarimenti di alcuna sorta per chiudere il caso alla svelta. La premier non è interessata ai retroscena, fa trapelare, perché alla fine «contano i risultati». Allo stesso tempo i vertici di Forza Italia sono attraversati da un piccolo brivido: hanno paura che possa uscire l’audio della riunione con la frase sui «fascisti di Roma». Allora sì che sarebbe una gatta da pelare. APPROFONDISCI CON IL PODCAST Ogni giorno sembra avere, per Meloni, la sua pena (parlamentare). E’ di ieri per dire il caso — rivelato da Repubblica — sul lotto unico per l’appalto dei treni intercity che Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti nonché leader della Lega, voleva inserire in un decreto con il rischio di uno scontro con Bruxelles. Anche in questo caso tutto è rientrato per evitare problemi con il Pnrr. Meloni è consapevole della situazione. Non vuole farsi logorare in questo ultimo anno di legislatura dagli alleati a caccia di bandierine identitarie da piantare e attraversati da scosse interne. Ecco perché a fari spenti i leader della maggioranza stanno lavorando a un «patto di fine legislatura». Il perno di tutto è la legge elettorale che la premier a settembre vuole portare a casa in Senato e con l’emendamento sulle preferenze impallinato a Montecitorio dai franchi tiratori (con un ultimo passaggio poi alla Camera verso ottobre). Allo stesso tempo Salvini e Tajani sono chiamati a indicare una serie «di priorità» tra i provvedimenti del governo e i disegni di legge alle Camere da portare a casa prima che suoni «il gong». A ciascuno il suo, senza fughe in avanti né incidenti parlamentari: è la linea di Palazzo Chigi per cercare di tenere compatta la maggioranza in vista del 4 settembre, il giorno del record di longevità del governo. Da quel momento entrerà in vigore il patto di fine legislatura, dettagliato con i desiderata di tutti. L’altro snodo riguarderà l’ultima legge di Bilancio prima del voto, occasione ghiotta (risorse permettendo) per i partiti di governo per portare fieno elettorale nelle rispettive cascine. Questi sono i buoni propositi, al resto ci pensa la cronaca battente.
