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Usa e Iran sospendono i raid per la terza notte: spazio ai negoziati, gli Houthi attaccano l'Arabia Saudita
2026Gli Stati Uniti e l’Iran hanno sospeso per la terza notte consecutiva gli attacchi militari, mentre Washington e Teheran tentano di lasciare uno spazio ai negoziati e scongiurare una nuova escalation in Medio Oriente.
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Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato in un'intervista ad Axios di aver deciso di sospendere gli attacchi statunitensi contro l'Iran per dare un'altra possibilità ai negoziati, ma ha sottolineato che potrebbe ordinare un ritorno a operazioni militari più incisive se la diplomazia fallisse.
"Siamo impegnati in colloqui molto approfonditi con l'Iran. Se non dovessero funzionare, torneremo ad un'azione militare molto decisa", ha affermato Trump.
Interrogato su quanto tempo fosse disposto a dedicare alla diplomazia, il presidente ha risposto: "Non molto. O passa in fretta o non passa affatto"
A confermare la linea della Casa Bianca è stato l’ambasciatore americano alle Nazioni Unite Mike Waltz, secondo cui il presidente Donald Trump sta concedendo tempo alla diplomazia, senza però rinunciare alla pressione militare.
"Sta dando una possibilità alla diplomazia", ha dichiarato Waltz intervenendo al programma televisivo statunitense "Face the Nation" della CBS. Ma il rappresentante americano ha anche lanciato un avvertimento a Teheran: le forze statunitensi stanno continuando a rafforzare la loro presenza nella regione.
"Altri mezzi militari stanno affluendo nella regione", ha detto Waltz, aggiungendo che il regime iraniano deve prendere sul serio le dichiarazioni di Trump secondo cui "tutte le opzioni restano sul tavolo".
Iran sospende le operazioni di ritorsione
Anche Teheran ha annunciato lo stop temporaneo alle proprie operazioni militari. Un portavoce delle forze armate iraniane ha dichiarato domenica che le "operazioni di ritorsione" nella regione sono state sospese.
La pausa arriva dopo 13 notti consecutive di raid statunitensi contro obiettivi iraniani. Secondo Washington, le operazioni avevano l'obiettivo di ridurre la capacità dell'Iran di minacciare il traffico commerciale internazionale nello stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas.
Proprio lo stretto è diventato uno dei principali punti di tensione tra i due Paesi e un elemento centrale del memorandum d’intesa raggiunto a giugno.
Una donna è in piedi sulla riva dello stretto di Hormuz mentre una colonna di fumo si alza sullo sfondo dopo un'esplosione, al largo di Bandar Abbas, Iran, lunedì 13 luglio 2026 AP Photo/Razieh Poudat
Lo stretto di Hormuz al centro dell'accordo
L’intesa provvisoria prevedeva che l’Iran riaprisse la rotta marittima e garantisse che non avrebbe "acquisito né sviluppato armi nucleari". In cambio, gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a rimuovere il blocco navale contro i porti iraniani e ad allentare le sanzioni.
L’accordo aveva fissato un periodo di 60 giorni per arrivare a un’intesa definitiva.
Ma gli attacchi iraniani contro alcune navi nello stretto di Hormuz hanno fatto saltare gli equilibri, spingendo Washington a ripristinare il blocco navale e a intensificare le operazioni militari.
Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha riferito che, fino a sabato, le proprie forze avevano intercettato diverse imbarcazioni coinvolte nel tentativo di aggirare il blocco: 12 navi commerciali sarebbero state "reindirizzate", due unità avrebbero perso la capacità operativa dopo aver ignorato gli ordini e altre due sarebbero state ispezionate.
La risposta iraniana: attacchi alle basi Usa in Medio Oriente
In risposta alle operazioni americane, Teheran ha lanciato attacchi contro installazioni militari statunitensi in diversi Paesi della regione, tra cui Kuwait, Bahrein, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Qatar.
Una spirale di ritorsioni che ha aumentato il rischio di un conflitto regionale più ampio, coinvolgendo anche gli alleati di Washington in Medio Oriente.
Nel frattempo i ribelli houthi, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato la responsabilità di nuovi attacchi con droni contro le infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita, affermando di aver agito in risposta alle incursioni di droni da parte del regno.
"Diversi obiettivi e siti sensibili coinvolti nella consegna e nel trasporto di petrolio greggio dall'Arabia Saudita orientale a Yanbu", la città portuale dove l'oleodotto East-West Pipeline della monarchia del Golfo termina sul Mar Rosso, "sono stati colpiti con l'ausilio di diversi droni", ha dichiarato il portavoce militare houthi Yahya Saree.
Nuovo fronte di tensione tra Iran e Ucraina
Mentre cerca di gestire il confronto con gli Stati Uniti, l’Iran ha aperto un nuovo fronte diplomatico con l’Ucraina dopo un attacco contro una nave iraniana nel Mar Caspio.
Secondo Kiev, l’imbarcazione sarebbe stata utilizzata per trasportare materiale militare tra Iran e Russia.
Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha denunciato l’attacco, affermando che un marinaio sarebbe rimasto ucciso e avvertendo che l’episodio "non può restare senza risposta".
Anche Ebrahim Azizi, presidente della commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha lanciato una minaccia nei confronti di Kiev: "Ogni attacco contro l’Iran ha sempre un prezzo".
In un messaggio pubblicato sui social media ha aggiunto che "anche l’Ucraina potrebbe presto capire che l’Iran non lascia mai le azioni senza risposta".
La tregua tra Washington e Teheran resta quindi estremamente fragile: la diplomazia ha ottenuto una finestra temporanea, ma il dispiegamento militare americano e le nuove tensioni regionali continuano a mantenere alta la possibilità di una nuova escalation.
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