Vatican NewsCentro
Iran, nuovi raid statunitensi. Cresce la tensione nella regione
itNuovi bombardamenti Usa nel sud dell'Iran e risposta di Teheran con missili e droni contro installazioni militari statunitensi in Kuwait. Coinvolto anche il Kurdistan iracheno. Washington e la Repubblica islamica ribadiscono le rispettive posizioni mentre cresce il timore di un ulteriore allargamento del conflitto nella regione
Stefano Leszczynski - Città del vaticano
Prosegue per l'ottava notte consecutiva il confronto militare tra Stati Uniti e Iran. Nella notte nuovi raid statunitensi contro obiettivi militari iraniani, mentre Teheran ha risposto con una nuova ondata di missili e droni diretti contro installazioni utilizzate dalle forze americane in Kuwait. Gli sviluppi confermano il progressivo ampliamento delle ostilità, con il coinvolgimento di diversi Paesi del Medio Oriente e il crescente rischio di una destabilizzazione regionale.
Una ritorsione per gli attacchi in Giordania
Secondo il comando centrale degli Stati Uniti, gli attacchi hanno interessato infrastrutture di sorveglianza costiera e difesa aerea, capacità navali, depositi di missili e velivoli senza pilota, oltre a reparti dei Guardiani della rivoluzione ritenuti coinvolti nelle operazioni contro le forze statunitensi in Giordania. Washington ha collegato la nuova offensiva all'attacco di venerdì scorso contro la base aerea Muwaffaq al Salti, nel quale sono morti due militari americani e un terzo risulta ancora disperso. Le operazioni si sono concentrate soprattutto nelle province meridionali dell'Iran, lungo il Golfo Persico e nelle aree vicine allo Stretto di Hormuz, una delle principali vie di transito del commercio energetico mondiale. Le agenzie iraniane hanno riferito di esplosioni sull'isola di Qeshm e in altre località della provincia di Hormozgan, oltre che nella regione del Khuzestan. Le autorità locali non hanno segnalato, al momento, vittime, mentre restano da verificare i danni provocati dai bombardamenti.
Teheran mette nel mirino gli alleati Usa
Nelle stesse ore le forze armate iraniane hanno annunciato una nuova fase dell'operazione denominata "Saeqa", rivendicando attacchi con droni contro un deposito di munizioni statunitense a Camp Udairi e contro la base aerea di Ali al Salem, in Kuwait. Secondo Teheran sarebbero stati colpiti anche sistemi radar impiegati per la difesa aerea. Le autorità kuwaitiane hanno confermato di essere impegnate nell'intercettazione di missili e droni, mentre nella capitale sono state udite esplosioni e sono entrati in funzione i sistemi di allarme. Al momento non sono disponibili verifiche indipendenti sull'entità dei danni rivendicati dall'Iran. La tensione si è estesa anche al Kurdistan iracheno. A Erbil un drone esplosivo è stato abbattuto nei pressi del consolato degli Stati Uniti, mentre un altro attacco ha colpito un campo del Partito per la libertà del Kurdistan, gruppo di opposizione iraniano, provocando il ferimento di otto persone.
Il pericolo di un allargamento del conflitto
Sul piano politico, il presidente statunitense Donald Trump ha ribadito che la campagna militare è finalizzata a impedire all'Iran di sviluppare un'arma nucleare, definendo al tempo stesso "dolorosa" la perdita dei due soldati americani. Da Teheran, la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha accusato Washington di aver compromesso ogni possibilità di dialogo, affermando che gli Stati Uniti dovranno affrontare conseguenze ancora più gravi. Mentre proseguono gli scambi di attacchi e di dichiarazioni, aumenta la preoccupazione della comunità internazionale per il rischio che il conflitto possa coinvolgere un numero crescente di Paesi e aggravare ulteriormente una situazione già segnata da forti tensioni. In questo contesto si moltiplicano gli appelli alla de-escalation e alla ripresa del dialogo diplomatico, nella prospettiva di evitare un ulteriore deterioramento della sicurezza regionale e delle condizioni della popolazione civile.
Intensità frame0.74 · Retorica intensa
neutrostandardmarcatointensoallarme