Sudan, i bambini ancora vittime della guerra. La denuncia delle Nazioni Unite
itSi aggrava la crisi umanitaria nel Kordofan settentrionale. Unicef lancia l’allarme per le gravi ripercussioni dei combattimenti sull’infanzia. Solo ieri sono state decine le vittime civili, tra cui diversi bambini, per un attacco su un mercato nel villaggio di Ar Rahad Bianca Tombini – Città del Vaticano La recente escalation ad Al Obeid e nei dintorni ha risvegliato l’attenzione internazionale sulla crisi del Kordofan settentrionale. Le notizie che giungono dalla regione sono sempre più allarmanti. Tanto da spingere l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia a denunciare l’ennesimo attacco contro i civili. Il raid sul mercato di Al Obeid in cui sono morti due bambini e altri sei sono rimasti gravemente feriti ha spinto l’Unicef a chiedere che vengano rispettate le norme internazionali per la tutela dei più piccoli. “Proteggere i civili, rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale e consentire un accesso sicuro, rapido e senza ostacoli ai bambini e alle comunità bisognose”, è l’appello lanciato da Sheldon Yett, rappresentante dell’Unicef in Sudan. Nessun luogo è sicuro Il conflitto in Sudan sempre più spesso invade le strade delle città, trasformando gli spazi delle comunità in luoghi non sicuri. "I mercati non dovrebbero mai diventare luoghi di morte e devastazione", ha dichiarato il rappresentante dell’Unicef in un comunicato stampa, aggiungendo che: “Questo ultimo attacco ci ricorda in modo crudo il bilancio mortale che il conflitto continua a mietere tra i bambini in tutto il Sudan. I mercati sono luoghi in cui le famiglie si riuniscono per acquistare cibo, guadagnarsi da vivere e rispondere ai bisogni primari". I bambini, le prime vittime Sono i bambini a pagarne il prezzo più alto, non solo con la morte o con la sofferenza provocata da delle ferite che, colpendoli nel corpo o nell’anima, li accompagneranno per tutta la vita. Ad essere eroso è soprattutto il loro diritto alla crescita: gli attacchi distruggono le loro case, le scuole e gli ospedali, e mancano cibo, acqua potabile e beni di prima necessità per la loro sopravvivenza. Sempre più famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie case, fa sapere Sheldon Yett, che sottolinea come grave insicurezza, sfollamenti e crescenti necessità umanitarie siano all’ordine del giorno nelle aree colpite dal conflitto. “Ormai è difficile anche prestare soccorso ai civili – spiega il rappresentante di Unicef nel comunicato - in quanto gli attacchi lungo le vie di rifornimento ostacolano gli spostamenti del personale umanitario e il trasporto di beni essenziali, mentre i rischi per gli operatori sono sempre più grandi e ne limitano l’accesso ad alcune delle comunità più bisognose”. Leggi Anche 22/07/2026 Sudan, ancora violenze nel Kordofan settentrionale: 18 vittime ad Al Rahad Un nuovo bollettino di morte arriva dal Sudan dove, nelle ultime 24 ore, si contano almeno 18 morti e 27 feriti nel Kordofan settentrionale a causa di un attacco con droni ... L’Ue chiede un cessate il fuoco L'escalation del conflitto in Sudan, in corso dall'aprile 2023, sta vivendo una fase ancora più drammatica con l'impiego massiccio dei droni. Gli ultimi attacchi nel Kordofan settentrionale, tra cui il raid al mercato di Al Rahad, si inseriscono in un contesto che conta già circa 400.000 vittime e oltre 14 milioni di sfollati. La concentrazione di rifugiati a El Obeid inoltre sta esaurendo le scorte alimentari e idriche, spingendo la comunità internazionale - inclusi il G7 e l'Unione Europea - a chiedere un immediato cessate il fuoco, denunciare le violazioni dei diritti umani e adottare sanzioni per tagliare i finanziamenti al conflitto, tra le quali l’imposizione del divieto d’importazione di oro dal Sudan, il bene principale utilizzato per finanziarlo.