Alessandro Margara, dopo dieci anni
RubricheAlessandro Margara, alla fine del 2012, nell’ambito del Convegno Il carcere al tempo della crisi, organizzato dalla Fondazione Giovanni Michelucci e dal Garante regionale delle persone detenute della Toscana, poneva una serie piuttosto ampia di “Punti interrogativi” sulle politiche penali e penitenziarie del momento. Quesiti che, grazie alla profetica saggezza e competenza dell’uomo e del magistrato Margara, valgono oggi esattamente come ieri. Tra i vari “Punti interrogativi” ve ne sono senz’altro un paio dai quali merita partire per discutere lo stato delle nostre carceri. Sandro Margara esordiva allora chiedendosi retoricamente: «Perché le condizioni delle carceri peggiorano progressivamente, producendo sovraffollamento, a sua volta causa di degrado, così che il lavoro, la scuola e le altre attività che dovrebbero rendere attiva la vita nel carcere non sono più realizzabili?». E poco oltre si domandava ancora: «Perché, col sovraffollamento, aumentano le ore di permanenza in celle sovraffollate dei detenuti, costretti all’ozio in periodi giornalieri di circa venti ore? Perché aumentano i suicidi e le morti in cella?». Parole queste che sembrano scritte oggi! Al 30 giugno 2026, nelle 189 strutture penitenziarie per adulti erano presenti ben 64.773 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare pari a 51.180 posti. Il tasso di sovraffollamento a livello nazionale era del 126%. Tuttavia, se si considerano, come opportunamente suggerisce l’Associazione Antigone, anche i posti non disponibili per inagibilità o per ristrutturazione, circa 4.880 a livello nazionale, la capienza “reale” scende a 46.300 posti, innalzando così il tasso di sovraffollamento al 139%. In sostanza i posti mancanti risultano essere oltre 18.400. Un detenuto su quattro non ha un posto regolamentare! Non solo, 73 Istituti penitenziari su 189 registrano un tasso di sovraffollamento superiore al 150%, 8 dei quali hanno superato la soglia del 200%. Nell’ultimo anno la popolazione detenuta è cresciuta di 2.045 unità: al 30 giugno 2025 i detenuti erano, infatti, 62.728, mentre a fine giugno 2026, come già ricordato, erano 64.773. In aumento anche gli altri valori, almeno in termini assoluti: le donne detenute al 30 giugno 2026 erano 2.891, pari al 4,46% del totale (al 30 giugno 2025 le donne erano 2.747, pari al 4,38 del totale). Per quanto concerne i detenuti di origine straniera, al 30 giugno 2026, la percentuale sul totale era del 31,42%, ossia 20.351 presenze (al 30 giugno 2025 i detenuti stranieri presenti erano 19.816, pari in termini percentuali, al 31,6%). E come preconizzava Alessandro Margara nel 2012, a fronte di un quadro del genere, aumentano le morti in cella per suicidio! Nel corso del 2024 i suicidi in carcere sono stati ben 91, mentre nel corso del 2025 sono stati 82 e, dall’inizio del 2026, si sono registrati altri 33 suicidi. Ieri 350 persone sono entrate nelle carceri di 33 città a nome dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, perché per agire sulla condizione drammatica in cui versano gli Istituti penitenziari italiani “bisogna aver visto”. Il 16 luglio 2026 a Firenze (ore 9, Sala delle Feste di Palazzo Bastogi, in Via Cavour 18) si parlerà di riforma nel Convegno “Il carcere senza governo. Dal sovraffollamento al degrado, all’emergenza psichiatrica e psicologica, quale riforma della giustizia e della pena?”. Promosso dal Garante regionale delle persone detenute della Toscana, dall’Archivio Sandro Margara, dall’Associazione Volontariato Penitenziario, dalla Fondazione Giovanni Michelucci e dalla Società della Ragione, l’evento è realizzato proprio in ricordo della figura di Margara, scomparso dieci anni fa. Non si tratterà di una mera celebrazione ma di un impegno a non mollare. Soprattutto per la coincidenza con il caso eccezionale di Sollicciano.
