Storie di donne che hanno fatto grandi le città. Le guide al femminile di All Around
RecensioniStorie di donne che hanno fatto grandi le città. Le guide al femminile di All Around | In In Recensioni | Di Di Graziella Falconi Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email All’editore milanese Morellini si deve una collana di guide turistiche, declinate al femminile, dedicate alle maggiori città italiane (e straniere); volumetti che intendono prendere per mano la visitatrice e condurla per le cose da vedere e quelle da non perdere: cinema, musica. libri, shopping golosità, moda, mercati e mercatini, dove mangiare, dove dormire, curiosità, mercati e mercatini, e ancora altro di presumibile interesse femminile. Anche la casa editrice All Around edita, dal 2022 ad oggi, una serie di guide intitolate Percorsi femminili a cura di Enza Plotino, ma con altri intenti. I Percorsi femminili nascono infatti come guide turistiche per entrare a far parte, a pieno titolo, dell’offerta turistica delle città, con itinerari dedicati, ma vogliono contribuire alla riscrittura di una “storia che faccia emergere dall’oblio il protagonismo delle donne”. L’autrice di queste guide, Enza Plotino, ha esplorato le città di Roma, Napoli, Milano, Firenze, Bologna e la Sardegna. Ha percorso, scarponi al terra, gli spazi e il tempi , in cui nasce , si sviluppa e si afferma l’individualità femminile. Roma, Napoli, Bologna…. Italo Calvino, che alle sue Città invisibili (Racconti e romanzi Mondadori meridiani, 1994, tomo secondo ) dà un nome femminile ad ogni città, descrive l’ “onda che rifluisce da ricordi, la città si beve come una spugna e si dilata… la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, nel discorrere umano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, intagli, s’virgole” (pagina 365). Tutto ciò è ben armonizzato in questi Percorsi; trova una sua testimonianza nelle pagine di queste guide, ricche di racconti , immagini e soprattutto di biografie di donne che, quelle città, hanno vissuto e a volte dominato. Si pensi a Messalina per Roma. Un percorso che vuole essere riscatto “da una storica cancellazione ai danni di ammirevoli figure femminili e dei luoghi che le hanno viste protagoniste”. Donne che hanno molto seminato e che hanno subito l’oltraggio di non vedere riconosciuto il proprio valore, né durante né dopo la loro vita, eppure prime a interessarsi di scienza, di arte, di politica. Un primo passo, dunque, del cammino verso l’idea di “costruire” una memoria storica collettiva che consideri anche il genere femminile. Con “Percorsi femminili in Sardegna” del 2025, emerge chiaramente un gender apartheid, che ha condannato le donne sarde a “una sottoesistenza separata e subordinata, nelle mani degli uomini, dei padri, dei fratelli, dei mariti”, mentre le protagoniste della storia dell’isola, hanno una relazione strettissima con la terra in cui hanno vissuto, combattuto e lavorato. … e la Sardegna Tra le tante sarde si ricorda Adelaide Cocco, la prima donna medico condotto che va su e giù per la Barbagia, a dorso di mulo per tratturi accidentati e boschi, a curare i poveri; Francesca Sulis che nella terra di famiglia comincerà a piantare gelsi per la bachicoltura, organizzerà dei semenzai e trasformerà i grandi magazzini della tenuta in laboratori per la produzione della seta. Napoli, la ”città che più di ogni altra si fa percorso narrativo e che è femminile, città seducente quanto pericolosa, accogliente quanto insidiosa e tentatrice. Napoli. Bellezza e terrore”. E Bologna la patria del “fior fiore” culturale, artistico, scientifico, femminile. “Le maggiori espressioni della cultura femminile spaziano in tutte le arti, ad altissimo livello, nella letteratura, nella scienza e nell’arte pittorica. Ma questa élite è stata riconosciuta come tale nel corso del tempo, dalla Storia ufficiale?” Eh, no! Così come viene ignorato il contributo delle donne alla storia patria, ai moti risorgimentali. Si pensi a Cristina di Belgioioso, Enrichetta Caracciolo e così via. E’ a Milano che il Risorgimento italiano registra un forte impegno femminile , insieme alla rivendicazione dei diritti civili, e insieme, della libertà e dell’uguaglianza. Anna Maria Mozzoni (Milano, 5 maggio 1837 – Roma, 14 giugno 1920) a Milano pubblica la sua prima opera dedicata alla donna e ai suoi rapporti sociali . A partire dal 1870 Anna Maria segue il pensiero di John Stuart Mill, di cui aveva tradotto in italiano La servitù delle donne e si dedica con impegno al movimento a favore dei diritti delle donne. Nel 1877 partecipa al congresso di Ginevra che ha come obiettivo l’abolizione della prostituzione femminile e sempre in quell’anno, presso la società democratica di Milano, promuove una conferenza sul voto politico delle donne, richiamando il governo Depretis sulla questione del suffragio universale. Invia, quindi, nel 1906, una petizione al Parlamento italiano per il voto politico alle donne: “negare alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle più ampi confini di alle istituzioni, negarle un lavoro, negarle una esistenza nella città, una vita nella nazione, una importanza nell’opinione non è mai cosa più possibile; ed interessi ostili al suo Risorgimento potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, ma non mai impedirlo”. Petizione, che verrà presa in considerazione solo a partire dal 1907. Il voto alle donne L’inammissibilità del voto alle donne risale al codice Pisanelli, del 1865, reso necessario per la parificazione delle numerose e varie leggi vigenti negli staterelli prima dell’unificazione del Paese. Fino a quel momento nelle regioni di Veneto Toscana Lombardia vigeva il codice austriaco che ammetteva la donna alle urne per le elezioni amministrative. Il nuovo codice italiano specificava l’impossibilità per la donna di recarsi alle urne per le elezioni amministrative, ma non vi è un emendamento o una regola a sancire l’esclusione della donna dalla schiera degli elettori per quanto riguarda le elezioni politiche. L’esclusione delle donne, quindi, allo stato dei fatti era una mera consuetudine. Ed è così che si era generato un paradosso cui Annamaria vuol porre rimedio. Il deputato di estrema sinistra, Roberto Mirabelli, sarà il primo a cogliere il paradosso del codice Pisanelli e ad affermare: “dobbiamo domandarci lo spirito superiore, qual è la legge che determina, come vuole lo Statuto, l’eccezione della donna per l’elettorato politico? Non c’è. E se non c’è una legge che determina tale eccezione, come c’è per l’elettorato amministrativo va d’incanto che alla donna non dovrebbe essere interdetto, col dispotismo di una interpretazione arbitraria, il godimento dell’elettorato politico”. La Commissione parlamentare che analizzò il caso, però, si farà schermo dell’alto tasso di analfabetismo delle donne in un territorio non ancora omogeneo, dove permanevano diseguaglianze tra Nord e Sud, all’interno delle stesse regioni e delle città. La Commissione quindi chiuderà i lavori con la decisione di non concedere il voto alle donne, né in campo amministrativo, né in quello politico, a causa dell’arretratezza culturale della popolazione femminile per cui l’estensione del suffragio le donne non avrebbe arrecato pertanto alcun effetto positivo. Questi volumi di All Around sono pieni di richiami storici di grande interesse, non solo politici ma riguardanti tutti gli aspetti della vita e dei suoi diritti di cui le donne sono state antesignane.

