Angelo Mai, teatro di incontri, dentro e fuori
AliasDopo anni di combattimento donchisciottesco contro il patriarcato teatrale che, tranne rare eccezioni, ha dominato la mia generazione nonostante fosse quella delle avanguardie anni 70, ho trovato uno spazio, mentale, fisico, politico, in cui mi sono sentita libera. Il potere in teatro è sempre stato nelle salde e misogine mani maschili. Ma all’Angelo Mai il respiro è diverso scorre trasversale è forte e armonioso, è respiro di donne. A ottobre 2025 ho inaugurato per prima il progetto Radicante, una serie di laboratori dedicati esclusivamente alle donne. Sono venute in tante, giovani e anziane di tutte le età (dai 19 agli 80), con ognuna le proprie fisicità, le esperienze, i vissuti, e i futuri, i domani da inventare, sovvertire, capire, in un accordo corale che non si è mai incrinato durante gli incontri anzi è cresciuto giorno dopo giorno in uno stato di ricezione, scambio e creazione di raro equilibrio. Un luogo dove tutto ciò è possibile, un rifugio del pensiero, un atto ostinato che va ad ogni costo difeso. Ed è con ostinazione che, nonostante la terza chiusura dalla sua fondazione nel 2004 attuata da 12 poliziotti che col favore delle tenebre hanno approfittato di una dj session nel giardino per sigillare l’intera struttura, l’Angelo Mai continua ad agire all’esterno della propria sede e lo fa per ricordare il G8 di Genova di 25 anni fa. Il 20 e il 21 Angelo Mai e MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma danno vita a UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE? Alessandra Vanzi (ph. Anna Faragona) Giorgina P : “è un percorso dedicato alla memoria di quegli eventi e alla loro eredità politica, culturale e civile. Le prime due giornate coincidono con la ricorrenza di quei fatti: il luglio del 2001 ha segnato una delle più profonde fratture della storia democratica italiana recente. La morte di Carlo Giuliani (20 luglio 2001) poi l’irruzione alla scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e la repressione delle manifestazioni rappresentano una ferita ancora aperta nella memoria del Paese. Quei giorni hanno messo in discussione il rapporto tra cittadinanza, istituzioni e diritto al dissenso, lasciando un’eredità che continua a interrogare il nostro presente. «Un altro mondo è possibile» era lo slogan che attraversava le manifestazioni del luglio 2001. Più di una parola d’ordine, era l’affermazione di un desiderio collettivo: immaginare un futuro fondato sulla giustizia sociale, sulla pace, sui diritti, sulla tutela dell’ambiente e sulla partecipazione democratica. Il 20 luglio, anniversario dell’uccisione di Carlo Giuliani, Angelo Mai e la compagnia Bluemotion trasformano il Parco di Tor Marancia in uno spazio pubblico dedicato alla memoria e all’ascolto: Genova, venticinque anni dopo progetto vincitore del bando Lo Spettacolo Fuori dal Centro di Roma Capitale. A partire dal tramonto il pubblico potrà ascoltare in cuffia Limoni, il podcast di Annalisa Camilli realizzato per Internazionale, che ricostruisce i giorni del G8 di Genova attraverso testimonianze, documenti e nuove prospettive. Ph. Anna Faragona Alle ore 22.00 andrà in scena Sherpa – Per tutti coloro che non smettono di lottare per un mondo più giusto, di Roland Schimmelpfennig, con la mia regia, interpretato da Maria Chiara Arrighini, Brianda Carreras, Francesco La Mantia, Francesco Patané e Aurora Peres. In questo testo l’autore affonda in quei fatti con la dirompenza del mito. Siamo nella tragedia, finalmente possiamo tornarci. Siamo in quella spaccatura del mondo in due. Da una parte la nave da crociera, un ventre di balena con cabine, suites, 54 varietà di pane e 170 diversi tipi di formaggio, 7000 bottiglie di vino da tracannare. Dall’altra la città, il divieto di stendere i panni, i nuovi lastricati pensati da grandi architetti, le bolle di farfalle e felci rare, le marce di centinaia di migliaia di piedi quanti i sacchi a pelo di ogni dove. La nave da crociera European Vision accomodata al porto e la violenza sanguinaria accanto. Sullo sfondo il mondo: il Malawi affamato, Cadice come Lampedusa, la prepotenza dei governi, i respingimenti continui del capitalismo e chi allora e adesso reclama il diritto ad abitare il mondo dignitosamente. Dove siamo noi? Non c’era nessuno sherpa per aiutare noi a scalare quel vertice. Nell’abitudine a sopportare la vista di certe cose. Schimmelpfennig ci immerge nella desolazione della storia, con istantanee feroci e personaggi tragici e inconsolabili di età diverse. Scrive questo testo nel 2021 e oggi, a pochi anni di distanza la voracità del presente continua solo a divorarci. Dove siamo noi? A Genova nel 2001 e al centro di questo sentimento di inutilità che proviamo adesso, a venticinque anni di distanza. Sherpa è una tragedia che racconta i fatti di una guerra persa dove si è rimasti incagliati per anni sul campo di battaglia. Il tempo si avvolge su sé stesso e tra le macerie ricordiamo. Non preoccupiamoci del tempo che servirà per piangere quelle lacrime arenate nell’opacità della memoria. Ricordare insieme è il primo passo per rinascere. Il percorso prosegue al MACRO, alle 19,30 presso l’Auditorium del museo con Limoni Live, un reading a più voci del podcast scritto da Annalisa Camilli a partire dall’omonima serie realizzata per Internazionale e ideata insieme a Giorgina Pi. A condurre le letture, accanto all’autrice, Maria Chiara Arrighini, Brianda Carreras e Aurora Peres danno corpo a una pluralità di voci femminili che attraversano la memoria del G8, ricostruendo i fatti di Piazza Alimonda e interrogando il presente. Un lavoro che intreccia giornalismo, teatro e testimonianza per sottrarre quei giorni all’oblio e restituirli come patrimonio di memoria collettiva.” In questi giorni di delirio incosciente mortale supermachista in cui l’orrore è senza fine teleguidato da robot impazziti e tromboni miliardari e sessisti al servizio di chi le armi le produce le vende le usa sulle popolazioni inermi e via dicendo nell’avverarsi ineluttabile delle peggiori visioni dell’universo di Philiph Dick cosa fanno le donne? Ph. Anna Faragona Che speranza hanno di sopravvivere a tutto ciò? Le donne possono brandire la memoria dei fatti, la tramandano con un sussurro, poi sordo rumore, poi in urlo, e l’urlo in resistenza, in canto e danza di guerra, in corpo collettivo che oppone rifiuto senza altre armi che la propria potenza. Il primo giorno del laboratorio Radicante non sapevo come presentarmi alle donne che mi erano di fronte così ho letto un pezzo che avevo scritto d’istinto all’inizio dei bombardamenti per Gaza che finiva così:“… la terra è madre così come la luna che la regola, è ora che le donne, tutte le donne, si oppongano fermamente alla sua distruzione, che si rifiutino di seppellire i loro figli nel più innaturale dei riti costrette dal delirio maschile, che le donne, tutte le donne, disarmino gli uomini, educhino i figli alla pace, all’arte, alla musica, al sapere, al piacere dei sensi, al pensiero complesso, a curare la terra, a guardare le stelle a muoversi con la grazia dei saggi, che… le donne, tutte le donne, impongano di ristabilire l’armonia, che sfuggano ai sistemi imposti dall’alto dalle armi, dal potere, dal denaro, dal cazzo, che si facciamo furbe e scaltre le donne, tutte le donne, e combattano con i propri strumenti il pensiero, l’istinto, il corpo la mente, il sesso, la libertà, ribellandosi, opponendosi una volta per tutte al perverso autodistruttivo potere maschile!” Grazie a Giorgina Pi e a tutte le ragazze dell’Angelo Mai per la vostra r/esistenza. Per chiunque volesse sostenerle esiste un crowdfunding per creare le condizioni materiali per riaprire questo spazio: “Sostieni la riapertura dell’Angelo Mai” sulla piattaforma gofund.me.


