Gianluca Corti: «Salerno, il porto digitalizzato eccellenza tecnologica del Sud, ora è più efficiente e sicuro»
Cambio di ParadigmaIl porto di Salerno passa di record in record grazie alle capacità imprenditoriali ma anche alle tecnologie. Salerno Container Terminal della famiglia Gallozzi è sicuramente la punta di diamante del porto e continua ad aumentare i suoi risultati soprattutto per la velocità con cui si movimentano le merci. E il progetto messo in campo dal network 5G WindTre ha sicuramente un ruolo fondamentale. Ne parliamo con Gianluca Corti, Co-Ceo di WindTre dal 2022. APPROFONDIMENTI Medie imprese, in Campania un fatturato da 10 miliardi Un porto in India e navi dalla Cina, Msc: non si ferma l'espansione globale Emanuele Grimaldi: «Decarbonizzazione, armatori uniti e decisi: è mancata la politica» Si parla tanto della digitalizzazione dei porti. A Salerno è già iniziata? «Sì, a Salerno la digitalizzazione dei porti non è più un progetto del futuro ma una realtà già concreta e operativa. Come WindTre abbiamo avuto l’opportunità di realizzare una rete privata 5G all’interno del Salerno Container Terminal. Questa infrastruttura rappresenta il fondamento su cui si stanno costruendo nuove modalità di gestione delle attività portuali, più efficienti, sicure e integrate. Grazie al 5G oggi è possibile monitorare i flussi dei container in tempo reale, automatizzare i processi nei varchi d’ingresso e uscita e garantire comunicazioni immediate tra operatori e centro di controllo. Non parliamo quindi solo di innovazione tecnologica, ma di un cambiamento concreto nel modo in cui il porto opera ogni giorno. Il porto di Salerno è un esempio di eccellenza tecnologica nel Sud Italia». Che significa sviluppare una rete con tecnologia 5G? Economicamente è sostenibile? «Sviluppare una rete con tecnologia 5G non significa semplicemente avere più velocità, ma fruire di un ecosistema digitale in cui ogni attività può essere monitorata, ottimizzata e, in molti casi, automatizzata. Dal punto di vista della sostenibilità degli investimenti, le efficienze operative generano valore nel tempo. Latenza minima, ottimizzazione delle risorse, maggiore sicurezza e minori margini di errore si traducono in benefici concreti che migliorano la produttività e la competitività nel lungo periodo». Questo significa ingenti investimenti soprattutto per voi operatori. «Certo. Le reti di nuova generazione rappresentano un’infrastruttura abilitante per la crescita economica e la competitività del Paese. Interrompere o rallentare i nostri investimenti significherebbe compromettere la capacità delle imprese di innovare, digitalizzare i processi e competere su scala internazionale. Il 5G, in particolare, è una piattaforma su cui costruire nuovi modelli industriali e servizi avanzati. Investire in queste reti per noi operatori vuol dire sostenere lo sviluppo del sistema produttivo del Paese, favorire l’efficienza e creare le condizioni per una crescita sostenibile e duratura. Per sostenere il nostro impegno sappiamo che il Governo sta valutando il rinnovo delle frequenze atteso per il 2029 con un metodo nuovo, chiedendo investimenti anziché soldi per le casse dell'erario. Questo è anche l'approccio che la Commissione Europea ha adottato per una nuova politica industriale nel Digital Networks Act e noi siamo pronti a collaborare per definire gli indicatori degli investimenti da misurare». Ma costerebbe qualcosa allo Stato? «No, gli interventi che proponiamo non vanno letti come un costo ma come un investimento, strategico per la competitività del Paese. Le reti sono infrastrutture essenziali, al pari di energia e trasporti, e abilitano crescita economica, sicurezza e innovazione. Il punto è costruire strumenti che riconoscano il valore pubblico di questi investimenti: incentivi fiscali, fondi mirati e meccanismi di compensazione permettono di sostenere lo sviluppo senza gravare in modo improprio sui conti pubblici. In questo quadro, ogni euro attivato ha un effetto moltiplicativo sull’economia reale, come dimostrano progetti concreti come quello del porto di Salerno. Si tratta quindi di politiche sostenibili, che accompagnano la trasformazione digitale e generano benefici diffusi per cittadini, imprese e territori». Servirebbe un intervento normativo per accompagnare lo sviluppo delle reti e sbloccare gli investimenti? «Serve sicuramente un quadro più semplice, coerente e moderno. Il sistema normativo si è stratificato nel tempo, generando complessità e oneri che rischiano di rallentare gli investimenti. Sarebbe utile lavorare a un decreto Telecomunicazioni per attivare alcune misure urgenti: semplificazione delle procedure, incentivi agli investimenti in infrastrutture digitali, maggiore equilibrio competitivo. È una scelta di politica industriale prima ancora che regolatoria: creare le condizioni per sviluppare reti avanzate significa rafforzare sicurezza, resilienza e capacità innovativa del Paese».

