Il Parlamento europeo ha dato il via libera all'euro digitale, un progetto volto a ridurre la dipendenza dai sistemi di pagamento americani come Visa, Mastercard e PayPal. L'implementazione completa è prevista per il 2029, consentendo pagamenti online e in negozio. La Banca Centrale Europea (BCE) avrà poteri decisionali sulla sua gestione, inclusa la possibilità di fissare limiti. Nonostante l'approvazione, si sottolinea che l'euro digitale non sarà gratuito.
4 luglio 2026
Il Parlamento europeo ha recentemente approvato un mandato negoziale relativo all'introduzione dell'euro digitale, segnando una fase decisiva per il progetto. L’accordo mira a ridurre la dipendenza dai circuiti di pagamento internazionali come Visa, Mastercard e PayPal, secondo quanto riportato da diverse fonti giornalistiche.
La commissione ECON del Parlamento europeo ha dato il via libera al negoziato sull’euro digitale. Il voto in plenaria è atteso a breve, dopo l'accordo raggiunto dalla commissione Economia del Parlamento. L'adozione della moneta digitale è prevista per l'inizio del 2027, con una disponibilità generalizzata stimata per il 2029, come indicato dall’eurodeputato Pasquale Tridico (M5s). Il progetto mira a creare una vera e propria moneta della banca centrale con corso legale.
Secondo quanto emerso, l'utilizzo dell'euro digitale comporterà dei costi sia per gli utenti che per i commercianti. La Banca Centrale Europea (BCE) non sarà in grado di identificare chi effettua le transazioni, sollevando interrogativi sulla privacy. Inoltre, la BCE potrebbe avere il potere di fissare limiti ai portafogli elettronici dei cittadini. Alcune fonti sottolineano che l'introduzione dell’euro digitale è stata ostacolata da un blocco politico protrattosi per anni.
Il percorso verso l'implementazione completa dell'euro digitale presenta ancora delle resistenze, in particolare da parte del settore bancario. Mentre il progetto avanza, il mercato sta già sviluppando alternative. La narrazione iniziale che presentava l’euro digitale come una soluzione tecnologica gratuita si è rivelata inaccurata, con costi previsti per utenti e operatori economici. Il mandato negoziale sblocca ora il quadro giuridico del progetto, ma la sua introduzione definitiva resta soggetta a ulteriori sviluppi.
Ok del Parlamento Ue all'euro digitale per svincolarsi da Visa, Mastercard e PayPal
Economia
Euro digitale, meglio tardi che mai
In evidenzaL’euro digitale fa un passo avanti decisivo al Parlamento europeo, ma il percorso della sua introduzione è ancora lungo, anche per le resistenze del settore bancario. Sarà disponibile se tutto va bene nel 2029. Intanto il mercato lavora alle alternative. Un passo decisivo verso l’euro digitale Martedì 23 giugno 2026 è una giornata cruciale per la storia monetaria dell’Europa, con il voto in Commissione affari economici del Parlamento europeo sul regolamento relativo all’introduzione dell’euro digitale. Seguiranno il voto in seduta plenaria e la finalizzazione del regolamento, tramite il trilogo Parlamento-Consiglio-Commissione, si spera entro la fine dell’anno. Questo passaggio è cruciale affinché la Banca centrale europea possa prendere una decisione formale sulla adozione della moneta digitale di banca centrale ed effettuare gli “esperimenti-pilota” (nel 2027), determinare i limiti di detenzione (nel 2028) e finalmente rendere disponibile l’euro digitale a tutti i cittadini nel 2029. Attualmente, la moneta emessa dalla banca centrale è disponibile solo in formato fisico: banconote e monete. L’euro digitale ci consentirà invece di avere moneta di banca centrale in forma elettronica, mediante una app sullo smartphone oppure una carta di pagamento. Al pari delle banconote, l’euro digitale sarà la moneta legale che circolerà nei paesi dell’area euro: nessuno si potrà rifiutare di accettarli in pagamento. Sulle motivazioni alla base dell’euro digitale siamo già intervenuti su questo sito, ad esempio qui. In sintesi, diciamo che la forte concentrazione dei servizi di pagamento nelle mani di pochi grandi operatori statunitensi (Mastercard, Visa, Paypal) pone l’Europa in una condizione di dipendenza dagli Usa in un settore strategico. A ciò sia aggiunga il fatto che il mercato delle stablecoin è attualmente dominato da quelle denominate in dollari. L’euro digitale risponde allora alla necessità di conquistare maggiore autonomia, attraverso uno strumento di pagamento sviluppato e gestito all’interno dei confini europei, difendendo così la nostra sovranità monetaria. Ma risponde anche alla necessità di preservare il ruolo della moneta pubblica come àncora del sistema monetario, a fronte di una progressiva marginalizzazione del contante e della digitalizzazione del sistema dei pagamenti. Perché ci vorrà ancora molto tempo Di fronte a queste necessità, l’introduzione effettiva dell’euro digitale avviene con una lentezza esasperante, perfino per chi è abituato alle lungaggini dei processi decisionali europei. La Bce iniziò a lavorare sul progetto di euro digitale nel 2021, quando lanciò una fase investigativa a cui è seguita, a partire dal 2023, la fase di preparazione. Ciononostante, l’euro digitale vedrà la luce solo nel 2029 (se tutto va bene). Ma perché occorre tutto questo tempo? Vi sono ragioni tecniche. Prima di lanciare l’euro digitale, occorre predisporre la piattaforma tecnologica necessaria per registrare i pagamenti e bisogna definire tutti i dettagli tecnici del progetto. La Bce non agisce da sola, anzi è attenta a consultare le parti coinvolte nel progetto, i cosiddetti “stakeholder”: banche, commercianti, imprese, consumatori. Per quanto giustificato, questo modo di procedere allunga necessariamente i tempi di progettazione. Vi sono ragioni legali: la Bce può prendere una decisione definitiva sulla adozione dell’euro digitale solo al termine dell’iter legislativo cui si accennava più sopra. Si aggiungono poi le ragioni politiche, per meglio dire di interesse. Il settore bancario non vede di buon occhio l’introduzione dell’euro digitale, considerandolo un temibile concorrente. Le banche temono che i risparmiatori convertano una fetta consistente dei loro depositi in euro digitali. Temono anche di perdere opportunità di profitto dall’offerta di servizi di pagamento innovativi, che potrebbero essere spiazzati dall’entrata sul mercato della moneta digitale di banca centrale. Infine, temono di essere costrette a sostenere i costi relativi all’adeguamento delle proprie strutture all’euro digitale, che dovranno rendere disponibile ai loro clienti. La stessa Bce ha riconosciuto che in parte le preoccupazioni delle banche sono fondate e ne ha tenuto conto nel delineare alcune caratteristiche dell’euro digitale, come i limiti di detenzione e l’assenza di interessi sulle somme detenute in euro digitale. Che siano più o meno giustificate, il mondo bancario è riuscito a fare sentire le sue ragioni nel Parlamento europeo, dove l’iter di approvazione del regolamento proposto dalla Commissione è stato particolarmente lento e contrastato. Il relatore al provvedimento è stato uno dei principali attori del rallentamento, avendo sostenuto una linea restrittiva che ha bloccato per mesi la ricerca di un accordo (con la proposta, ad esempio, di limitare l’euro digitale alla versione offline: banconota elettronica scambiata senza collegamento in rete). Intanto il mercato si muove La lentezza con cui si muovono le istituzioni europee lascia al settore privato tutto il tempo di sviluppare soluzioni alternative, con le quali l’euro digitale si troverà a competere. Una di queste è la European Payments Initiative: oggi attiva in Germania, Francia e Belgio, Epi mira a estendere il suo sistema di pagamento digitale (Wero) agli altri paesi europei, a cominciare da Olanda e Lussemburgo. Un’altra è Vipps Mobile Pay, attiva nei paesi scandinavi. Altre ancora sono la spagnola Bizum e la portoghese Sibs – MB Way: quest’ultima è già attiva in molti paesi europei. Tutti questi operatori e la società italiana Bancomat hanno siglato un accordo, nel febbraio 2026, volto a fornire servizi digitali di pagamento a livello paneuropeo: l’intesa consentirà a un consumatore di un paese europeo, cliente di uno dei circuiti, di fare pagamenti anche negli altri stati europei. A queste iniziative si aggiungono le stablecoin bancarie, di cui abbiamo parlato in un altro articolo. Infine, vi sono i depositi “tokenizzati”, che presentano caratteristiche tecniche simili alle stablecoin (circolazione su blockchain e programmabilità) ma sono assimilabili ai normali depositi bancari sotto il profilo economico-giuridico: uno strumento ancora marginale, ma che potrebbe avere sviluppi interessanti. A distanza di tre anni dalla introduzione dell’euro digitale, è difficile prevedere in che misura questi strumenti potranno convivere con esso, svolgendo una funzione complementare, oppure rappresentino una vera minaccia competitiva. Una cosa è certa: più passa il tempo, maggiore è la possibilità che creino un ostacolo all’affermazione dell’euro digitale. Infatti, i sistemi di pagamento, come tutti i settori a rete, sono caratterizzati da path dependence: una volta che determinati network abbiano raggiunto la massa critica di utenti, è ben difficile per un nuovo entrante andare a sostituirli o a ridimensionarli. Lavoce è di tutti: sostienila! Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto! SOSTIENI lavoce Correlati

Sorpresa, l’euro digitale non sarà gratis
BceTrue Nino Sunseri Sorpresa, l’euro digitale non sarà gratis iStock Il testo uscito dal Parlamento Ue parla di una vera e propria moneta della banca centrale con corso legale. Ci saranno costi sia per chi lo utilizza sia per i commercianti che ricevono il pagamento. La Bce non potrà identificare chi effettua la transazione.L’euro digitale non sarà un regalo della tecnologia come dice la narrazione degli eurolirici. Un’applicazione sul telefonino e via, il futuro servito in tavola. Invece no. A sorpresa, l’euro digitale non sarà gratis. O meglio: sarà gratis fino a un certo punto. Perché leggendo il testo di cui l’Ansa è entrata in possesso, emerge una realtà diversa. Dietro la retorica della sovranità europea si nasconde infatti una gigantesca infrastruttura che qualcuno dovrà pagare. Quando a Bruxelles qualcuno scrive una norma per vietare costi «eccessivi», generalmente significa che i costi esistono già. Non ci sarà limite specifico alla massima giacenza sul wallet di euro digitali (inizialmente si erano ipotizzati 3.000 euro). Il documento racconta un progetto che procede spedito verso il traguardo. Voto in commissione il 23 giugno, passaggio in plenaria a luglio, accordo con Consiglio e Commissione (il trilogo) entro l’anno. Il debutto nel 2029 dopo un anno di sperimentazione nel 2028.Insomma, la macchina è partita. La giustificazione ufficiale è nobile. Costruire la «sovranità strategica» europea nei pagamenti. Liberarsi dalla dipendenza di Visa, Mastercard, PayPal e delle grandi piattaforme internazionali. Difendere l’autonomia continentale. Poi però si scende dal palcoscenico. Si entra nel dettaglio e si scopre che l’euro digitale non sarà semplicemente un sistema di pagamento. Sarà una vera moneta della banca centrale con corso legale. Non un surrogato. Non un buono elettronico. Non un gettone virtuale.Una moneta vera. Tradotto dal burocratese: i soldi custoditi nel wallet digitale non rappresenteranno un credito verso una banca commerciale ma direttamente verso la Bce. Un passaggio apparentemente tecnico che in realtà cambia profondamente l’architettura monetaria costruita negli ultimi secoli.Finora il denaro della banca centrale era rappresentato soprattutto dalle banconote. Domani potrebbe trasferirsi dentro uno smartphone. Un passo decisivo verso l’abolizione di fatto del contante e della libertà. L’altra sorpresa emerge dal capitolo economico.Per mesi il dibattito pubblico ha lasciato intendere che l’euro digitale sarebbe stato gratuito. Un servizio pubblico universale. Una sorta di acqua potabile della finanza. Poi arriva il testo. Le transazioni, si legge, non dovranno essere soggette a commissioni eccessive. Non inesistenti. Non pari a zero. Semplicemente non eccessive. Inoltre i fornitori di servizi potranno addebitare servizi aggiuntivi oltre alle funzioni di base. Insomma, il rischio che la gratuità finisca confinata dentro una cornice molto stretta appare tutt’altro che teorico.Ma non basta. Perché il conto arriverà anche ai commercianti. I negozi saranno obbligati ad accettare l’euro digitale. Le commissioni verranno limitate e uniformate nell’Eurozona. Anche qui però il punto interessante è un altro. Se bisogna limitare le commissioni significa che le commissioni ci saranno. La nuova moneta digitale nasce dunque accompagnata da una fitta architettura di costi, limiti, compensazioni e regolazioni. Poi c’è il grande capitolo della privacy. La Bce non potrà identificare chi effettua una transazione. E questo viene presentato come una garanzia fondamentale. Ottimo. Ma resta una curiosità.Se una norma deve specificare che la banca centrale non potrà identificare il cittadino, significa che qualcuno ha ritenuto necessario scriverlo nero su bianco. Perché il sospetto opposto evidentemente esisteva. E continua a esistere. La Bce non vedrà il nome dell’utilizzatore. Resta da capire quanti altri soggetti parteciperanno alla filiera dell’informazione. La vera novità politica emerge però nelle pieghe del documento. L’euro digitale viene infatti immaginato come uno strumento di autonomia geopolitica. In sostanza l’Unione europea rivendica il diritto di decidere quali sanzioni applicare. Se gli Stati Uniti congelano conti, bloccano carte o escludono individui dal circuito dei pagamenti senza che l’Unione riconosca tali misure, quelle persone dovranno comunque poter accedere all’euro digitale. Una sorta di dichiarazione d’indipendenza monetaria. Il problema è che ogni dichiarazione d’indipendenza richiede una struttura di controllo. E qui torna il paradosso. Una moneta digitale che nasce per semplificare ma che richiede centinaia di pagine di regolamenti. E soprattutto promette di essere soltanto un complemento del contante. Proprio come tutte le cose che, prima o poi, finiscono per prenderne il posto.
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