Viterbo, è scontro sulla «Casa del Balilla»: nel restauro del liceo intitolato a un partigiano spunta la scritta fascista
Roma/Politicadi Simone Canettieri Interrogazioni parlamentari e proteste di associazioni, genitori e studenti per rimuoverla. Il compromesso della Soprintendenza: la scritta resta ma sarà «detonalizzata». La relazione è sul tavolo del ministro Giuli La facciata del liceo Buratti. In alto i lavori di restauro, in basso una foto storica (Tusciaweb) È un cortocircuito quasi luciferino. Sulla facciata del liceo classico intitolato a un partigiano azionista fucilato a Forte Bravetta nel 1944, Mariano Buratti, sta per essere ripristinata la vecchia insegna dell'edificio costruito durante il Ventennio: Casa del Balilla. Anche se, dopo le polemiche di questi giorni, la scritta sarà «detonalizzata». Non più color rosso sanguigno come in un primo momento, ma mitigata in una ricalibratura cromatica, frutto di riunioni, compromessi e facili ironie. Siamo nel centro storico di Viterbo, città dei Papi e del peperino, fortino della destra italiana (qui Giorgio Almirante faceva la pre-chiusura dei comizi in piazza del Comune, e gli è stata dedicata la tangenziale cittadina; qui Fratelli d'Italia ha preso alle ultime europee il 42,5%, record italiano). Tuttavia la destra resta alla finestra: nessun commento dai big locali di FdI, scivolare su una polemica così è fin troppo semplice per fare di tutta l'erba un fascio. La storia con tanto di relazione - da quanto risulta al Corriere - da ieri è sui tavoli del ministro della Cultura Alessandro Giuli e del direttore generale per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Fabrizio Magani. La polemica Il caso - un frullato di burocrazia e codici ministeriali, cancel culture e opportunità politica in cui tutti hanno ragione - è scoppiato lo scorso 18 luglio quando Carlo Galeotti, direttore della testata online Tusciaweb, ha sganciato lo scoop: dai tendoni dei ponteggi della scuola impacchettata - perché al centro di un intervento di manutenzione straordinaria e restauro conservativo finanziato con i fondi del Pnrr - si intravedeva la scritta «Casa del Balilla» in rosso rinascimentale, frutto della scoperta di un restauratore già all'opera per riportarla in vita. Sui carboni ardenti è finita la soprintendente per l'Etruria meridionale Margherita Eichberg che tecnicamente ha il ruolo di vigilare in quanto l'immobile è di proprietà della Provincia che è anche committente dei lavori. L'edificio, voluto dall’Opera Nazionale Balilla presieduta da Renato Ricci, venne inaugurato nel 1931, diventando nel 1937 casa della Gil (Gioventù italiana littoria). Nel 1964 il liceo venne intitolato a Mariano Buratti, partigiano torturato e ucciso, già insegnante di scuola nella sede precedentemente occupata. Proteste e manifestazioni La notizia ha scosso le coscienze cittadine a sinistra e non solo: due interrogazioni parlamentari (di Avs e Pd), l'Arci, Rifondazione, ex studenti, professori, magistrati, costituzionalisti, rete antifascista, sindacati, genitori di liceali che se la scritta non sarà cancellata non manderanno i figli a scuola a settembre. Tutti convocati e mobilitati da giorni con tanto di manifestazione sabato scorso davanti alla scuola incriminata con cinquecento persone pronte a sfidare la canea. Il regista Paolo Bianchini, nipote del partigiano, si è incatenato. Aurelio Rizzacasa, già ordinario di Filosofia Morale all’università di Perugia, ha preso una marea di applausi spiegando che «dobbiamo pretendere, senza discussioni inutili, la rimozione di questa scritta, altrimenti saremo costretti ad agire in modo anarchico e a distruggerla». Intanto il direttore di Tusciaweb, Galeotti, ha lanciato sul suo giornale una campagna per le dimissioni della soprintendente. Il compromesso Eichberg si sente al centro di un linciaggio e da giorni sta spiegando che le scelte sono «l’esito dell’applicazione del principio di massima conservazione di ogni elemento materiale presente, considerato il valore documentario di ogni bene culturale». Ecco perché ha chiesto al restauratore una relazione. Nel merito ha anche spiegato - al Corriere di Viterbo - che l'Opera Balilla fu un'istituzione statale, al contrario della Gil. Nei giorni scorsi dopo una riunione tra la soprintendente e il presidente della Provincia Alessandro Romoli (Forza Italia) si è arrivati a un compromesso doroteo: la scritta ripristinata resterà sulla facciata del Buratti seppur sbiadita. Detonalizzata, appunto. «Non è una scelta ideologica» All'inizio si era pensato anche di apporre «un ex» o un «già» prima di Casa del Balilla, ma per motivi simmetrici le ipotesi sono state escluse. Dice Romoli: «Non è una scelta politica né tantomeno ideologica: si tratta di un bene vincolato sottoposto ai codici del restauro che non decidiamo noi. Anzi, come Provincia, ogni anno, il 25 aprile, partiamo proprio da questa scuola per commemorare il sacrificio di Buratti». La storia non sembra finire qui. In attesa di capire con quali lenti, se quelle del passato o del presente, andrà guardata la scritta.

