Il FoglioCentro-destra
Sposetti: “Schlein come Berlinguer. E’ attaccata da maschilisti. Conte? Preso dalla strada”
PoliticaAl secondo piano della Fondazione Gramsci, accanto al busto di Carlo Marx, un salvadanaio, con l’appello “Proletari di tutto il mondo: contribuite”, Sposetti mi indica i tre disegni di Guttuso, la foto con Elly Schlein, la segretaria, e un’altra, una foto di affamati: “Per ricordarmi sempre della fame. Ho anche una vecchia locandina della Cgil pugliese, l’invito a donare il vino per i lavoratori”. Gli chiedo se con Schlein si scrivono, si parlano e perché la difende, il solo tra i nonni del partito. Sposetti, che ha due vecchi Nokia, come Gianni Letta, racconta la prima volta che l’ha conosciuta, a Bologna: “Si presentava un libro con Occhetto e Bersani, e c’era Schlein. Aveva qualcosa. Tornai a Roma dicendo che avrebbe preso il partito, che era aria fresca, un’altra pagina. Continuo a crederlo, come credo che possa fare il premier. E sia chiaro, non ho nulla da chiederle, non ho bisogno di un seggio da farmi assegnare”. Non esagera quando la paragona a Berlinguer? “E’ testarda e ‘testardamente’ era una parola che usava Berlinguer”. Sposetti, l’arcinemico di Prodi, uno dei franchi tiratori. E’ vero che era tra i centouno? “Ho spiegato a Schlein: guarda che su Prodi non la penso come te, so che lo hai difeso, ma io …”. Elogiamo il franco traditore/tiratore? “Sogno un grande elogio del franco tiratore. Grazie al franco tiratore abbiamo avuto presidente della Repubblica Einaudi, al posto del Conte Sforza. Il franco tiratore salva la democrazia”. Che differenza c’è tra il franco tiratore e il fuoriuscito dal Pd? Sposetti con il suo baffo bianco, gonfio come un pennello, porge un libro su Teresa Mattei, la partigiana, segretaria dell’Assemblea Costituente, e ricorda: “Rinunciò al seggio. Volevano candidarla sia Togliatti sia Terracini, ma Teresa Mattei preferì le sue battaglie, per dignità. E’ un libro che vorrei spedire alle cinque donne del Pd che hanno lasciato il partito”. E’ forse lesa maestà contestare la linea della segretaria? Sposetti si sistema sulla sedia e risponde: “Se si esce da un partito si va a casa. Meglio sbagliare con la chiesa che avere ragione da soli. Non dico che non si possa sfidare un segretario, dico che si va in piazza a fare una battaglia, a viso aperto. Quando leggo un’intervista di un riformista, passo subito alle pagine di cultura. Chi oggi contesta Schlein, all’interno del Pd, lo fa solo per prenotare il posto in lista, ricordare: ci sono, io. Nient’altro”. E il “terzo uomo”, il federatore? Ha sentito di Silvia Salis, la sindaca di Genova? E Bersani? Sposetti voterebbe il “terzo uomo”? Sposetti dice allora: “Se fa il sindaco, fai il sindaco. In questo paese quando si è scelto il terzo uomo è finita male. Dopo Monti è arrivato Grillo, dopo Draghi è arrivata Meloni. Sono ferroviere e resto del parere che serve un macchinista, solo uno, altrimenti si va a sbattere. Rimproverano a Schlein di non essere chiara sull’Ucraina, prima dell’intervista al Foglio, ma che male c’è a usare un po' di più la parola pace, al posto della parola armi? Nel Pd ci sono troppi dirigenti che vogliono vendere armi”. Sposetti non accetta che si dica che la sinistra non si attenta alla sicurezza e “a Lepore, il sindaco di Bologna, mandò un abbraccio caloroso”.
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