Sospensione di Schengen: l’attacco ai diritti umani dietro la demagogia del governo Meloni
Primo pianoSospensione di Schengen: l’attacco ai diritti umani dietro la demagogia del governo Meloni | In In Primo piano | Di Di Paolo Soldini Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email Sulla drammatica vicenda dell’assalto dei migranti a Ceuta il governo italiano ha messo in piedi una manovra di sfrenata demagogia. Un’operazione squinternata, una commedia con tratti che sarebbero ridicoli se non ne fossero sventurati protagonisti una ottantina di morti in mare e molte decine di migliaia di poveri cristi che tutto lascia pensare siano stati attirati in una trappola micidiale da agenti del disordine mondiale senza scrupoli. Almeno il lutto e la pietà avrebbero dovuto frenare le speculazioni, ma cosa aspettarsi da un governo che da anni boicotta i salvataggi in mare delle organizzazioni umanitarie, pretende di spedire i migranti in Albania e, per ordine del ministro dell’Interno, prolunga crudelmente l’odissea dei sopravvissuti assegnando alle navi porti sempre più lontani? Non ci aspettavamo certo soprassalti di ragionevolezza, ma neppure un delirio di insensatezze. La decisione di proclamare la sospensione delle disposizioni del Trattato di Schengen nei confronti della Spagna annunciata dalla presidente del Consiglio italiana in considerazione dei “pericoli” che la situazione nella exclave in Africa provocherebbe alla salvaguardia dei nostri confini non è soltanto contraria alle buone regole della cooperazione internazionale e della solidarietà europea, le uniche che per opinione universale consentirebbero una gestione razionale del problema migratorio, ma soprattutto è stupida e comunque, perfino nella sua stupidità, impraticabile. Il perché è molto semplice. Non c’era – non c’è – alcun rischio che anche uno solo dei 60 mila (o quanti erano) migranti entrati a Ceuta dal Marocco potesse – possa – presentarsi alle nostre frontiere. Per farlo, infatti, dovrebbe prima passare dalla Spagna, ma raggiungere il territorio metropolitano dalla exclave è possibile soltanto a chi dispone di un permesso delle autorità e i passaggi illegali sono resi del tutto impraticabili da controlli che ovviamente, data la situazione, sono molto severi. Anche eventuali traversate a nuoto di cui si son visti fantasticare alcuni media italiani sono praticamente impossibili data l’ampiezza dello stretto di Gibilterra e le forti correnti che lo caratterizzano. Insomma, le persone arrivate a Ceuta sono destinate a rimanere a Ceuta oppure a tornare in Marocco, come peraltro stanno quasi tutte facendo secondo quanto assicurano le autorità spagnole. Una misura del tutto incongruente e inapplicabile Ma la totale incongruenza della misura minacciata dal governo italiano è confermata clamorosamente anche da un’altra circostanza. Spaventati dalla prospettiva che la sospensione di Schengen potesse dimostrarsi controproducente per il flusso turistico fra i due paesi nel pieno delle vacanze estive, i ministri dell’Interno e quello degli Esteri si sono affrettati a precisare che i controlli d’identità restaurati grazie alla sospensione riguarderebbero non i cittadini spagnoli e italiani ma quelli di “nazionalità non europee”. Davvero geniale… Né Tajani né Piantedosi, ovviamente, hanno ritenuto di spiegare come sarà possibile negli aeroporti e agli attracchi delle navi limitare i controlli sui passeggeri provenienti dalla Spagna solo agli extracomunitari se non controllando i documenti di tutti, anche degli spagnoli e degli italiani e di tutti gli europei, e quindi determinando proprio la congestione che si dice di voler evitare. Per avere una controprova dell’assurdità delle disposizioni governative sabato 1° agosto, primo giorno (in teoria) dell’entrata in vigore della sospensione di Schengen con la Spagna, abbiamo contattato il posto di polizia di frontiera di Civitavecchia, al cui porto ogni sera attracca una nave della compagnia Grimaldi proveniente da Barcellona. L’unico (!) gentilissimo funzionario presente ci ha spiegato che non avendo ricevuto dai suoi superiori alcuna indicazione, tutto ciò che si potrà fare al porto in materia di controlli è… quello che si è fatto finora, e cioè il dislocamento all’uscita della passerella di sbarco di una volante della polizia di stato. L’unica differenza, del tutto teorica, rispetto al passato è che ora gli agenti saranno incaricati di chiedere i documenti ai “non-spagnoli”. Alla domanda su come faranno gli agenti a capire quali siano i “non-spagnoli” cui chiedere i documenti… se non chiedendoli a tutti, la risposta è stata che certo, non sarà possibile a meno che le autorità non predispongano adeguati aumenti di personale e riorganizzazione del posto di controllo. Insomma, ammesso e non concesso che sia davvero possibile controllare tutti gli extracomunitari in arrivo dalla Spagna, magari ricorrendo a forme di profilatura etnica per le quali le forze di polizia italiane sono state già messe sotto indagine dal Consiglio d’Europa, il governo dovrebbe disporre che ogni posto di frontiera venga rinforzato con un adeguato numero di agenti. Qualcuno è disposto a credere che lo farà? Insomma, una buffonata. Ma c’è poco da ridere. Il riflesso condizionato con cui Meloni e la sua corte (non solo i ministri e i vicepremier, ma anche il suo partito e i garantisti a corrente alternata di Forza Italia) hanno reagito con l’ennesima pulsione securitaria a un problema che riguarda l’immigrazione solleva molte preoccupazioni sul clima in cui in Italia ci si sta inoltrando nella “intempestiva” campagna elettorale di cui ha parlato Mattarella giorni fa. E c’è da dire, purtroppo, che il clima non è poi tanto diverso in Europa. Né nelle capitali più importanti, dove le pulsioni irrazionali sugli arrivi di migranti stanno trascinando la conquista di consensi da parte dell’estrema destra fascisteggiante, né nelle istituzioni dell’Unione europea. A Bruxelles, a parte gli improvvidi complimenti che per la sua levata antispagnola, Meloni ha incamerato dalla premier danese Mette Frederiksen, un’esponente socialdemocratica che pare aver fatto della durezza contro i migranti una specie di fatto personale, e da Petteri Orpo, capo del governo di destra-destra di Helsinki, i più recenti sviluppi della politica in fatto di immigrazioni, diritto d’asilo e respingimenti della Commissione e della sua presidente nonché, purtroppo, del parlamento europeo non sono affatto confortanti. Staremo a vedere quale sarà l’ordine del giorno della riunione straordinaria on line dei ministri dell’Interno e della Giustizia convocata per martedì da Ursula von der Leyen su richiesta di Meloni, Frederiksen e altri 20 capi di stato o di governo dell’Unione per discutere della “gravità della situazione” in fatto di immigrazione. Ma fin d’ora appaiono chiare le divisioni all’interno della compagine europea nell’entità dello scontro che si è aperto, e non da oggi, sulla democrazia e sulla tenuta degli ordinamenti dello stato di diritto. Sono molto forti i sospetti che dietro il dramma di Ceuta ci sia stato un disegno preciso, orchestrato da quella sorta di internazionale mondiale dell’estrema destra che, dal punto di forza dell’attuale amministrazione americana, ha scelto da tempo il terreno delle paure dell’immigrazione e del razzismo per minare l’ordine internazionale democratico. La mossa del governo Meloni contro Sanchez è parte di questo disegno, a prescindere dalla cialtronesca goffaggine di cui ha dato prova sulla sospensione di Schengen. E che – almeno questo – ha provocato la reazione di un portavoce della Commissione di Bruxelles: questo no, signora Meloni, questo non si può fare.


