Conte-Schlein, i duellanti
Politicadi Cosimo Rossi La corsa alle primarie è aperta. E insieme quella a sventarle. Sulla prima punta la segretaria dem Elly Schlein che, ancor più del leader 5 stelle Giuseppe Conte, confida di poter uscire candidata premier solo dal confronto diretto. Sulla seconda punta invece chi vuol evitare lo scontro al calor bianco interno alla coalizione su tematiche laceranti come pace e riarmo europeo, preferendo trovare a tavolino una soluzione unitaria previa passo indietro dei due contendenti. Anche per il sospetto che il partito, e soprattutto l’elettorato, dell’ex premier in caso di sconfitta alla primarie non si rivelino infine disponibili a convergere sulla candidatura della leader dem. Conte è stato il primo a invocare le primarie, sin dal giorno della vittoria del No al referendum costituzionale di marzo. E da 4 mesi rivendica le proprie legittime aspirazioni da candidato premier che ha già occupato palazzo Chigi e ha tutte le credenziali per ritornarci. Aiutato in questo anche dalla maggioranza di centrodestra, che l’ha preso di mira con la commissione sul Covid, legittimandone così le aspirazioni di controparte della premier Giorgia Meloni, che invece gli preferirebbe Schlein. Non è un caso che, parlando con i cronisti a margine della riunione, Conte si sia rivolto direttamente a Meloni per sfidarla a un confronto diretto, accusandola di essere la "regista" degli attacchi subiti in una commissione trasformata in "plotone di esecuzione". E alla replica via social della premier ("La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani") il leader 5 stelle ha ribattuto ancora chiamando in causa i silenzi sui casi Delmastro e Santanchè: "Sono passate ore, ma 5 minuti ancora non li ha trovati" per rispondere alle opposizioni. L’ex premier gioca però la propria partita molto più ad ampio raggio rispetto a quanto non sembri, tanto da lasciar intendere che lui sarebbe pronto anche a un passo indietro se lo facesse anche la segretaria dem. Ma Schlein da quest’orecchio non ci sente. Anzi, è proprio lei che adesso spinge quanto Conte sulle primarie, che ha capito essere l’unica strada attraverso cui può guadagnare una premiership. "Prima il programma. Poi o faremo un accordo a chi prende un voto in più oppure le primarie", avverte però la segretaria dem rivolta all’ex premier, secondo cui invece "la politica estera non può rimanere fuori dalle primarie". A dimostrazione che, per quanto Schlein ritenga di aver sterilizzato le intemperanze di Conte legandolo alla coalizione, la questione è in vero destinata a riproporsi, fino a deflagrare durante l’eventuale campagna per le primarie. Che nei piani del Nazareno dovrebbero svolgersi a inizio 2027, con preferenza per le pre-iscrizioni degli elettori e il doppio turno, dato che potrebbero esserci anche una o due candidature moderate utili ad aggregare liste elettorali; mentre i 5 stelle spingeranno sicuramente anche per il voto online. Ma resta tutto ancora da definire. Certo è che le primarie non saranno la passeggiata di salute che sembra immaginarsi il Nazareno, dal momento che Conte vorrà contendere fino all’ultimo voto e per farlo si presenterà come il campione del pacifismo che piace anche all’elettorato Pd, compresa l’annunciata intenzione di chiamare Zelensky e Putin appena tornato in auge. Un terreno che rischia di diventare alquanto scosceso rispetto all’Europa. Senza contare il pericolo che, dopo una contesa così aspra, il partito e l’elettorato pentastellati non siano disponibili a sostenere l’eventuale vittoria e candidatura di Schlein. Ecco perché c’è chi considera ancora percorribile la ricerca di un’intesa unitaria a tavolino che accontenti Conte (pronto in subordine a trasferirsi alla guida del Senato). I soli nomi in questo caso sarebbero quello della sempre più ritirata sindaca di Genova Silvia Salis e del sempre più televisivo ex capo della polizia Franco Gabrielli.
