Il SussidiarioCentro-destra
SCISMA LEFEBVRIANI | Offesa a Dio e norma violata, la scomunica come richiamo all’unità
ChiesaLa consacrazione di 4 nuovo vescovi lefebvriani ha fatto incorrere gli ordinati e gli ordinanti nella scomunica latae sententiae. Il commento del canonista
La consacrazione di quattro nuovi vescovi che aderiscono alla Fraternità sacerdotale S. Pio X costituisce, come l’ha definita Leone XIV nella sua lettera al superiore della fraternità, padre Pagliarani, “un atto scismatico”, cioè un delitto che il codice di diritto canonico considera delitto contro l’unità della Chiesa e punisce con la scomunica latae sententiae, nella quale si incorre per il fatto stesso di avere commesso tale delitto, vale a dire senza che ci sia un processo previo (ferendae sententiae).
Lefebvriani consacrano 4 nuovi vescovi: è scisma con il Vaticano | Ignorato l'appello del Papa, cosa succede
Prima di entrare nel merito della specifica vicenda, vale forse la pena di offrire due altre chiarificazioni. La prima concerne la distinzione tra peccato (Leone XIV definisce questo atto “peccato di estrema gravità”) e delitto: il primo è un’offesa a Dio e quindi ha un carattere essenzialmente morale, il secondo è una violazione di una norma, nel nostro caso di una norma canonica, per la quale si prevede una sanzione. Evidentemente un peccato può essere anche un delitto, se viola una norma vigente nell’ordinamento della Chiesa.
LEFEBVRIANI, NUOVO SCISMA | Quell'errore di considerare la Chiesa a "misura" nostra
La seconda precisazione riguarda la differenza tra scisma ed eresia: il primo è la rottura della comunione con la Chiesa, pur continuando ad accettare i suoi principi teologici, la seconda è, invece, la negazione di alcuni di tali principi. Per dare due esempi, la Chiesa ortodossa nasce da quello che fu definito lo scisma d’Oriente, in quanto l’elemento fondamentale della divisione fu il carattere da dare al primato pontificio; il protestantesimo fu un’eresia, in quanto alla sua origine vi fu un rifiuto del pensiero teologico che stava alla base della Chiesa e la sua rielaborazione autonoma.
SCUOLA | La lezione dei bambini, un "noi" originario che libera dalle false teorie
Senza entrare troppo nel dettaglio, per la Chiesa cattolica il problema più grave posto da uno scisma è dato dalla presenza tra gli scismatici di vescovi, la cui consacrazione sia valida, vale a dire, per essi non ci sia alcun dubbio sull’appartenenza alla successione apostolica.
Infatti, la riflessione teologica sin dal medioevo era arrivata alla conclusione che, qualora chi consacra un vescovo sia stato consacrato validamente, l’ordinazione fatta, pur non legittima in quanto priva dell’autorizzazione del papa, è valida. In sostanza, il sacramento dell’ordine dipende direttamente da Dio e nessuna autorità della Chiesa può cancellarlo, quando sia stato validamente conferito, e la mancanza di un requisito, pur rilevante, come il mandato pontificio può solo rendere illegittima, ma non invalida, la consacrazione.
Quello che è accaduto ieri ricade in una tale fattispecie. I vescovi consacranti avevano ricevuto l’ordinazione episcopale da mons. Lefebvre, consacrato validamente, e la mancanza del mandato pontificio non impediva la validità del sacramento celebrato nel 1995, così come non la impedisce oggi.
Spero che queste brevi osservazioni chiariscano la drammaticità di quello che è successo. Le accorate parole del papa nella sua lettera ne sono una testimonianza. Ancora di più lo sono le sconsolate parole di Benedetto XVI nella lettera ai confratelli nell’episcopato, con la quale il 10 marzo 2009 spiega la sua scelta del 21 gennaio precedente di togliere la scomunica inflitta nel 1995 ai vescovi lefebvriani: “un’ordinazione episcopale senza mandato pontificio mette in discussione l’unità del collegio episcopale con il Papa. Perciò la Chiesa deve reagire con la punizione più dura, la scomunica, al fine di richiamare le persone, punite in questo modo, al pentimento e al ritorno all’unità”. Secondo Papa Ratzinger, la remissione della scomunica aveva lo stesso scopo: spingere i quattro vescovi che avevano espresso in linea di principio il riconoscimento del papa e della sua potestà di pastore, al pentimento e al ritorno all’unità.
Sembra paradossale richiamare nel momento di una nuova scomunica le parole che illustrano le ragioni della remissione dell’atto precedente; tuttavia, a mio parere, è molto pertinente per chiarire il senso delle pene nella Chiesa, ma soprattutto il significato profondo delle scelte che saranno fatte, che hanno come fine il ravvedimento e il ritorno dell’unità del collegio episcopale.
Un’ultima osservazione deve riguardare l’estensione della scomunica per questo atto scismatico e per l’adesione formale allo stesso. Lo faccio rifacendomi alla nota esplicativa Sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del vescovo Marcel Lefebvre, che il Pontificio Consiglio per i provvedimenti legislativi ha dato, nel 1996, in risposta ad alcune richieste di mons. Norbert Brunner, vescovo di Sion, la diocesi svizzera dove si trova Écône.
Il dicastero vaticano osserva che l’adesione formale allo scisma, che va punita con la scomunica, comporta la presenza di due elementi: uno interno, ossia “optare per i seguaci di mons. Lefebvre in modo tale da mettere tale opzione al di sopra dell’obbedienza al papa”, e un secondo, esterno, che consiste “nell’esteriorizzazione di tale opzione, il cui segno più manifesto è nella partecipazione esclusiva agli atti ecclesiali dei lefebvriani” anche se questo non va considerato un segnale univoco.
Secondo il dicastero, l’attività dei diaconi e dei sacerdoti è, invece, la prova della presenza dei due elementi indicati prima. In generale, il documento invita alla prudenza, da un lato, non esasperando il significato di una partecipazione solo occasionale alle attività dei lefebvriani; dall’altro, invitando a giudicare caso per caso, a distinguere sempre la questione morale sull’esistenza o meno del peccato di scisma da quella giuridico-penale sull’esistenza del delitto di scisma, per la quale applicare le sanzioni previste dal codice.
A distanza di molti anni dall’avvenimento che diede origine a quelle prime risposte, non credo ci si possa discostare dai criteri ecclesiali di cui sono espressione: la ricerca dell’unità del collegio episcopale e l’invito a guardare al bene rappresentato, per i fedeli, dalla partecipazione al dono della grazia di Cristo offerto dalla Chiesa.
— — — —
Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.
SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI
Intensità frame0.66 · Retorica intensa
neutrostandardmarcatointensoallarme