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Bloccati in un finger rovente sotto il sole all'aeroporto di Barcellona. «Un altro volo dall’Italia?»
Esteridi Andrea Nicastro
Verifiche a campione sul 10% dei passeggeri. Fermata una donna senza carta d’identità
DAL NOSTRO INVIATO
AEROPORTO EL PRAT (BARCELLONA) - Quindi eccoci qua, noi vittime collaterali della guerra tra Sánchez e Meloni: bloccati in un finger rovente sotto il sole di Barcellona. Noi che pensavamo alla spiaggia, alle Ramblas, alla movida ci ritroviamo imprigionati da quattro Guardias Civiles che non sanno aprire la porta a vetri. Ci vorrebbe una hostess, ma non sono ancora state mobilitate per questa ritorsione che sa molto di politica e poco di necessità. Un inserviente ferma per un attimo il suo carrello carico di secchi e scope. «Un altro aereo dall’Italia?». Sembra di sentire l’ahi ahi ahi di una vecchia pubblicità.
Aeroporto Josep Tarradellas Barcellona-El Prat, il secondo più trafficato di Spagna dopo Madrid-Barajas: un attimo fa eravamo al fresco sull’aereo, coccolati e rispettati come clienti di serie A, e ora siamo senza aria condizionata con le quattro divise davanti a bloccare la nostra meritata vacanza senza spiegazioni. Cittadini di serie B.
Le ipotesi «Avranno avuto una segnalazione», azzarda uno che ha visto troppi film d’azione, droga, armi, 007. «Sarà per quella storia di Ceuta», ci azzecca un altro. Il commento più gettonato tra gli spagnoli che tornano a casa è simile a quello degli italiani che vanno in vacanza: «Ma dai?!».
I bambini cominciano a piangere. Uno risale la coda stagnante e incolla il nasino al vetro. Le ragazze svestite poco meno che in spiaggia sono quelle che se la cavano meglio con la calura. «Insomma, che cosa succede?». Succede che lo Spazio Schengen, quella meravigliosa conquista dell’Europa unitaria, non c’è più. Almeno tra Spagna e Italia e, da ieri, anche per chi viaggia dall’Italia alla Spagna. Poi se un clandestino vuole venire a rubarci il lavoro e dalla Spagna passa prima dalla Francia e solo dopo arriva da noi, non lo considera nessuno.
Tre turiste americane intrappolate nel finger fanno quel che possono con dei ventilatori a pile. «Non credevo che anche in Europa ci fosse l’Ice», dice una pensando alla polizia trumpiana che dà la caccia ai clandestini. Hanno colori vari, tendenti al caffè latte: un po’ di preoccupazione si affaccia sui loro visi. «Non ha idea delle brutte cose che fa l’Ice» spiega una e poi domanda: «Anche qui fanno racial profiling?».
Secondo i giornali spagnoli la Guardia Civil ha l’ordine di setacciare a campione i passeggeri in arrivo dall’Italia via mare o via aerea. «A circa il 10% dei passeggeri sarà chiesto il documento». La barriera anti migrante è garantita da un muro di 400 agenti allertati in poche ore dal premier Pedro Sánchez. I primi controlli nottetempo negli aeroporti principali. Poi la barriera si è estesa agli scali di Malaga, Siviglia, Alicante. Infine la inedita cortina Spagna-Italia è salita a proteggere anche le Isole Baleari perché sai mai i clandestini che nuove rotte possono inventarsi. I disagi, assicura il Ministerio del Interior, saranno ridotti al minimo da pattuglie di 2 o 4 agenti a seconda della stazza dell’aeromobile.
I documenti Il nostro volo VY6343 Malpensa-Barcellona è stato fortunato. Avevamo quattro agenti dedicati. Quando le porte hanno finalmente accettato di restare aperte, il controllo documenti è stato rapido e senza sindrome Ice: nessuna umiliante profilazione per colore. Controllo della fotina sul documento per tutti e via. Un agente, forse dotato di superpoteri, guardava il passaporto in controluce. Le carte d’identità in plastica non meritavano attenzione.
Mentre l’Italia ha preferito incanalare i passeggeri in arrivo dalla Spagna in code riservate (e più lunghe) nei normali varchi di controllo, in Spagna la Legge aspetta ai piedi della scaletta, al bus o al finger. Non ci si mescola con i passeggeri degli altri voli senza prima aver superato l’identificazione. Cittadini italiani e spagnoli non dovrebbero avere problemi, quelli di Paesi terzi devono mostrare di avere le autorizzazioni in regola per viaggiare.
Dell’intero nostro aereo, solo una donna molto alta, con borsetta e trolley rosa, è stata fermata. Parlava perfetto spagnolo, ma era partita da Milano senza documento. La foto nel telefonino non è bastata. La disfida Meloni-Sánchez che spacca l’Europa della libertà di movimento si consuma sul filo dei minuti. Qui, per fortuna, non ci sono ancora torrette e filo spinato, solo quel pizzico di inquietudine che non è bello tornare a sentire.
Conservatori e socialisti l’un contro l’altro barricati, come se qualcuno fosse davvero a favore dell’immigrazione clandestina. Una farsa più che una tragedia. Gli uni fingono di dimenticare e gli altri tacciono per paura di passare da razzisti. La stragrande maggioranza degli stranieri a cui Sánchez ha concesso la regolarizzazione mesi fa sono sudamericani. L’ex potenza coloniale li ha ammessi perché parlano spagnolo e soprattutto lavorano. Servono a un Paese che cresce da anni a ritmi quasi doppi del nostro.
«I confini aperti — diceva Jacques Delors — sono la prova che gli europei hanno deciso di condividere un destino comune e di considerarsi reciprocamente fratelli». Ma si sa, fratelli serpenti.
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