Salvini riapre il fronte delle tasse: «Paghino le banche, non i cittadini». E contro la sinistra cita Berlinguer
Roma/Politicadi Marco Cremonesi, inviato a Milano Marittima Il leader della Lega alla festa di Milano Marittima: «No Tav gruppo terroristico, vanno sciolti» MILANO MARITTIMA (RAVENNA) - «Non ci hanno votato per tassare gli italiani». Tuona Matteo Salvini, ruggente sui temi fiscali. Di nuovo qui, di nuovo sotto alla torre San Michele di Cervia dove da una decina d’anni si tiene la più importante festa della Lega d’estate. Lui arriva in bicicletta con la fidanzata Francesca Verdini. Nell’immaginario collettivo una delle migliori feste leghiste è stata completamente travolta dal Papeete, la disco beach che divenne la location delle conferenze stampa dell’allora ministro dell’Interno. Il simbolo della pazza estate 2019 con i balletti in spiaggia su un techno Mameli e poco dopo la caduta del governo gialloverde. Massimo Casanova, l’ex proprietario del Papeete, però non si vede. Il vice premier parte forte con un nuovo «no a qualsiasi ipotesi di nuove tasse sui tabacchi», quelle che invece nei giorni scorsi erano state ipotizzate da FdI e poi archiviate, chissà se solo per ora. Salvini fa la richiesta difficile: «Dobbiamo confermare il taglio delle accise sui carburanti». Di più: «Dato che il conflitto in Medio Oriente si va inasprendo dobbiamo chiedere uno sforzo maggiore alla maggioranza, un coraggio maggiore». Il che significa «valutare l’ipotesi di un taglio ulteriore». Il problema sono i costi giganteschi. La sua idea, Matteo Salvini la ripete da tempo. E regolarmente suscita incendi, soprattutto da parte di Forza Italia: «Per tagliare il prezzo ai distributori una soluzione c’è. Ci sono due realtà che, numeri alla mano, stanno facendo utili record». E cioé «le banche e le società energetiche. Stanno guadagnando come mai è successo prima. Miliardi per aiutare non solo chi va in vacanza, ma anche tutti quelli che nelle prossime settimane rischiano di non farcela. Io penso che con coraggio il governo un contributo lo possa o lo debba chiedere». Poi Salvini, dopo aver chiesto «lo scioglimento dei No Tav come organizzazione terroristica», evoca «l’Eurabia», l’Europa islamizzata di cui parlava Oriana Fallaci: «Ceuta è solo l’inizio di quello che Eurabia rischia di vedere nei prossimi mesi e anni». E «c’è il serio rischio di uno scontro di civiltà». Il leader leghista rivendica di essere stato il primo «come poi altri partiti e altri Paesi» a chiedere la sospensione del trattato di Schengen. Ma «sospendere Schengen è solo un primo passo perché quello che occorre è blin-da-re le frontiere». Poi, il vice premier si avventura su un terreno delicato. Certo sarà apprezzato dalla sua vice Silvia Sardone, ma sulla carta rischia di essere anti costituzionale: «La Lega è al lavoro su un decreto Islam, l’obiettivo è contrastare l’islamizzazione». E sull'opposizione, evoca Enrico Berlinguer: «Se vedesse per quindici giorni l'agire di Schlein, Bonelli e Fratoianni penso che si vergognerebbe della sinistra che c'è oggi in Italia, che di tutto si occupa fuorché dei lavoratori e degli operai». La presenza del leader di certo ha rimpolpato le presenze di fronte al palco. Ma il paragone con gli anni d’oro resta duro. È qui che allora si doveva essere e difatti non mancava nessuno. Oggi la prima assenza, evidente, è quella dei governatori: non ce n’è uno. Neppure è detto che si vedranno granché ai prossimi appuntamenti leghisti: l’asse dei governatori del Nord ha deciso di procedere unito e per il momento non è prevista la partecipazione agli eventi della Lega. Pochi anche i ministri: per vedere il primo — Giuseppe Valditara — bisognerà attendere stasera, ultimo giorno della festa. A sorpresa appare invece Gianluca Pini, ex amico di Salvini e ora suo fiero avversario, cofondatore insieme a Roberto Maroni dei Barbari sognanti e già deputato per tre legislature. Non la tocca piano: «Ero passato per vedere una festa e ho visto un funerale politico». Ma Salvini si dice tranquillo: «Nessuna crisi del partito, non sono preoccupato di nessuno. Siamo al governo con cinque ministri, 500 sindaci e governiamo 14 Regioni».
