Matteo Salvini sfida gli oppositori interni: «Chi critica non rappresenta la Lega»
Politicadi Cesare Zapperi Il vicepremier e ministro alla Versiliana: «Questo non è solo il partito del Nord». E ora l'appuntamento di Pontida a settembre diventa un test «La Lega c’est moi». Non la dice proprio così, ma è un Matteo Salvini che fa il verso al Re Sole Luigi XIV quello che sfidando il caldo opprimente della vigilia di Ferragosto si presenta al Caffè della Versiliana per un’intervista pubblica. Non in quella sede, perché domande sulla situazione interna della Lega curiosamente non vengono poste, ma appena prima di salire sul palco il segretario distilla parole che non faranno piacere a quanti in queste settimane hanno avanzato dubbi sulla sua leadership. «C’è la Lega che ha 500 sindaci e decine di migliaia di iscritti — osserva il segretario a chi gli chiede cosa risponde alle critiche —. Se qualcuno ha delle sue riflessioni da fare ben vengano. Ma la Lega è il partito del Nord, del Centro, del Sud. Se ci sono alcune persone che la pensano in maniera diversa viva la democrazia però non è il partito. Il partito è qua oggi». Cioè, oltre a Salvini (con Francesca Verdini in prima fila), l’ex vicesegretario Andrea Crippa, l’eurodeputata Susanna Ceccardi e un pubblico di 200 persone, compresi gli attivisti che srotolano lo striscione «Gli apuani vogliono Salvini al Viminale». Se nei giorni scorsi il leader aveva ripetuto che non avverte la necessità di cambiamenti nell’assetto organizzativo del partito per far posto ad una vicesegreteria da affidare ad un esponente della cosiddetta area dei governatori (compreso l’ex presidente veneto Luca Zaia), la frase che rimbalza dalla Versilia suona come una cesura ancora più netta nei confronti di chi, in queste ore soprattutto sui social dove ferve un confronto accesissimo e senza precedenti nella storia del Carroccio, ritiene che il costante calo di consensi sia il segno più evidente del logoramento del segretario e che ci sia bisogno di una svolta. Quando Salvini risponde «il partito è qua» è come se implicitamente non riconoscesse, al di là della dichiarazione che le discussioni sono ben accette, diritto di rappresentare la Lega a chi la pensa diversamente. Sarà interessante, quindi, vedere come reagirà il fronte dei critici. Passato Ferragosto, è facile immaginare che qualche risposta, probabilmente tutt’altro che conciliante, arriverà. Dopo il burrascoso direttivo lombardo di una settimana fa, si sta assistendo ad una inedita chiamata alle armi. Da una parte, i fedelissimi di Salvini che sono scesi in serie sui social (ma i leghisti di governo, a parte la ministra Alessandra Locatelli, se ne sono ben guardati) per difendere il segretario e sostenere che è l’unica figura in grado di riportare il partito a consensi che ormai sono diventati un lontano ricordo. Dall’altra, ci sono dichiarazioni e interviste critiche, ultima della serie quella dell’assessore lombardo Guido Guidesi (già vicino a Salvini e mai propenso a dichiarazioni sopra le righe), oltre a centinaia di messaggi nei post di militanti e sostenitori arrabbiati. Per gli uni e per gli altri a questo punto lo snodo decisivo sarà quello di Pontida, il 20 settembre prossimo. E lì, forse, si vedrà davvero che cos’è la Lega in questo momento e chi la rappresenta. Salvini in Versilia si è soffermato su tanti argomenti di carattere generale. Ha detto che con Giorgia Meloni e Antonio Tajani il rapporto è splendido e che il centrodestra «è condannato a governare anche per i prossimi 5 anni perché dall’altra parte sanno dire solo di no». Sulla nuova legge elettorale c’è l’accordo e sarà approvata a settembre, mentre sull’immigrazione resta confermata la linea dell’intransigenza, in particolare nei confronti dei migranti di religione islamica. Il leader è tornato anche sulla sua proposta di tassare gli utili delle banche e ha rilanciato la richiesta di estendere la flat tax fino a 100 mila euro di fatturato per le partite Iva. Infine, un appello a riprendere i rapporti con la Russia quando terminerà la guerra.
