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Rimpasto di governo, da Salvini al Viminale al ritorno di Sangiuliano: tutti gli scenari per il Meloni Bis - RETROSCENA
Politica
A Palazzo Chigi nessuno conferma. E forse è proprio questo il dettaglio che alimenta il tam tam. Perché quando le smentite arrivano a mezza voce e le telefonate si moltiplicano, significa che il dossier esiste. Non è ancora il momento delle decisioni, ma quello dei posizionamenti. E il calendario offre una data che, nei corridoi della maggioranza, torna con insistenza: il 20 settembre, Pontida.
L'idea che circola tra esponenti della coalizione è quella di un governo che, dopo aver superato la boa del record di durata possa concedersi un tagliando politico senza passare dalle urne. Un vero e proprio Meloni bis. Un rimpasto capace di riequilibrare i rapporti di forza interni e di affrontare le nuove dinamiche del centrodestra, a partire dalla pressione esercitata sul fronte leghista dall'area riconducibile a Roberto Vannacci.
Il tassello più discusso riguarda Matteo Salvini. Da settimane il suo nome viene accostato a un possibile ritorno al Viminale. Nessuna conferma ufficiale, ma il tema è diventato ricorrente nei ragionamenti della maggioranza. Se lo scenario dovesse prendere forma, Matteo Piantedosi potrebbe essere destinato ad altro incarico. Tra le ipotesi circolate c'è quella di un approdo alla Giustizia, qualora Giorgia Meloni decidesse di cambiare guida al ministero, oppure di una candidatura per un importante ruolo europeo nel settore della sicurezza. Al momento, però, restano soltanto scenari.
Ogni casella che si muove ne trascina almeno altre tre. Se Salvini lasciasse le Infrastrutture, Forza Italia tornerebbe a chiedere spazio. Tra i nomi che circolano figura quello del viceministro Tullio Ferrante, mentre gli azzurri continuano a rivendicare un maggiore peso nell'esecutivo dopo mesi di equilibrio costruito senza scossoni.
Anche Fratelli d'Italia osserva la partita con attenzione. Il nome di Gennaro Sangiuliano continua infatti a ricomparire nelle conversazioni romane. Dopo l'uscita dal governo e il ritorno in Campania, il suo profilo viene indicato da alcuni osservatori come una possibile risorsa qualora si aprisse una finestra al Ministero della Cultura. Allo stesso modo, il dicastero delle Imprese guidato da Adolfo Urso viene spesso inserito tra quelli su cui potrebbero concentrarsi eventuali valutazioni politiche, anche se non risultano decisioni assunte.
Nel frattempo bussano anche i partiti più piccoli della coalizione. Udc e Noi Moderati puntano a rafforzare la propria rappresentanza nell'esecutivo, consapevoli che un eventuale rimpasto rappresenterebbe probabilmente l'ultima occasione, prima della prossima legislatura, per ottenere una casella di peso.
La partita, insomma, è appena iniziata. A Palazzo Chigi prevale la prudenza, mentre gli alleati fanno i propri conti e preparano le richieste. Se davvero settembre dovesse trasformarsi nel mese del rimpasto, sarà il delicato equilibrio costruito da Giorgia Meloni a decidere vincitori e scontenti. Per ora, tra sussurri di Transatlantico e telefonate riservate, una sola certezza accomuna tutti: nessuno vuole arrivare impreparato nel momento in cui il risiko dovesse davvero partire.
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