«Il passo indietro è inevitabile di fronte al blocco della destra»
Politica«La situazione in commissione vigilanza Rai era completamente insopportabile. L’ultima volta che ci siamo riuniti risale a due anni fa. Di recente c’è stata una specie di seduta lampo, ma solo sulla spinta dello sciopero della fame del deputato Roberto Giachetti. Ci trovavamo davanti a un inedito nella storia delle commissioni: l’auto-ostruzionismo della maggioranza». Peppe De Cristofaro, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra in senato, è uno dei membri della commissione vigilanza Rai dimissionari. Parla di un organismo svuotato e reso immobile da parte della destra e della scelta obbligata delle opposizioni e racconta di una scelta non facile, maturata dopo diversi di tentativi di trovare una via d’uscita di fronte all’impasse della coalizione che sostiene Giorgia Meloni. Quando avete preso atto del boicottaggio senza vie d’uscita della maggioranza? La commissione Rai è uno degli organi di controllo, per le sue caratteristiche si regge su equilibri delicati: deve andare all’opposizione ma ha una composizione che per forza di cose rispecchia i rapporti di forza in parlamento e dunque la sua maggioranza. I consiglieri di destra non partecipando mai hanno di fatto paralizzato le funzioni di controllo. Serviva davvero questo atto di rottura? Lo stallo si verifica da tempo. Mentre, nello stesso periodo, veniva completamente bloccata la legge che recepisce le norme europee del Media Freedom Act. Quel testo è sepolto da tempo in ottava commissione. Visto il blocco totale sul servizio pubblico di maggioranza e governo, da mesi con le altre forze d’opposizione stavamo discutendo della necessità di fare un gesto forte. Non hanno funzionato neanche le sollecitazioni istituzionali? Nei mesi passati c’è stato anche l’appello del presidente Mattarella a ripristinare le garanzie e riprendere i lavori della commissione. Non è servito neppure quello. Per questo abbiamo considerato che serviva una mossa che non fosse pura comunicazione ma segnasse un punto di non ritorno. Dopo di voi hanno deciso di dimettersi anche gli esponenti della maggioranza in commissione. Ecco, invece la loro è una pantomima: sono in totale imbarazzo perché sanno di essere loro i responsabili di questa situazione, di aver fermato la commissione. Sono consapevoli di aver torto ma in questo modo si sottraggono a ogni responsabilità. Pensate che ci troviamo di fronte a un’accelerazione della destra in vista dell’anno delle elezioni politiche? Le nostre dimissioni sono indipendenti da fatti recenti e da scadenze prossime. Ne discutevamo da tempo, come dicevo, perché doveva essere atto condiviso dalle diverse forze politiche di minoranza. Tutti siamo consapevoli del fatto che dimettersi in massa in questo modo è un atto straordinario. Del resto, abbiamo sempre rifiutato la logica dell’Aventino. Ma non potevamo fare altro. E quanto accaduto ieri poteva succedere anche mesi fa. Non riguarda direttamente l’avvicinarsi del voto. Però la destra spadroneggia sul servizio pubblico… La destra procede con l’occupazione di tutti gli spazi possibili. Va avanti in questo modo ormai da tempo, basta guardare qualsiasi telegiornale. Ieri hanno dato conto del question time di Guido Crosetto sulla concessione delle basi militari agli Stati uniti dopo le rivelazioni di Rutte e lo hanno fatto mostrando soltanto le parole del ministro della difesa. Hanno omesso del tutto le domande poste dall’opposizione. Questo è soltanto uno dei tantissimi esempi del livello dell’informazione pubblica in questo paese.
