Il Parlamento italiano ha approvato la nuova legge elettorale, denominata Stabilicum (o Melonellum), su iniziativa della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La riforma, deliberata con voto segreto alla Camera dei Deputati il 16 luglio, vede un esito di 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Il nuovo sistema si propone di sostituire l'attuale legge Rosatellum per le elezioni politiche del prossimo anno.
L'Italia ha vissuto una lunga sequenza di modifiche alle regole elettorali dal dopoguerra:
La nuova proposta rappresenta la sesta modifica elettorale in trent'anni. L'obiettivo dichiarato della riforma è garantire la stabilità dei governi, sebbene il testosollevi dibattiti tra i giuristi riguardo alla sua conformità istituzionale e al suo impatto sulla rappresentanza.
Parallelamente ai negoziati tecnici, è iniziata la fase di posizionamento dei leader politici in vista delle elezioni del 2027. Mentre i programmi iniziano a essere definiti, rimangono ancoraaperti diversi nodi critici:
Il dibattito pubblico si concentra già sulla delimitazione dei campi elettorali e sulle sfide legate alla sicurezza, mentre la campagna inizia a delineare i profili dei candidati premier.

La legge elettorale e la crisi della rappresentanza
Politica
Rebus Stabilicum: tutti i nodi della legge elettorale
PoliticaNon sono mancati gli scossoni e i colpi di scena, ma alla fine la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge elettorale, fortemente voluta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Lo scorso 16 luglio l’aula di Montecitorio ha dato il via libera alla riforma con voto segreto: 217 voti a favore, 152 contrari, 2 astenuti. Il cosiddetto Stabilicum (o Melonellum) si appresta dunque a prendere il posto del Rosatellum, riscrivendo così le regole con cui verranno eletti i nostri rappresentanti nei due rami del Parlamento. La nuova legge è di fatto un sistema “misto” proporzionale con premio di maggioranza e parlamentari eletti attraverso le liste bloccate. Dopo l’ok della Camera, il testo è approdato alla Commissione Affari costituzionali del Senato, dove il centrosinistra è intenzionato a chiedere un ciclo di audizioni che allungheranno i tempi dell’esame. Per capire più nel dettaglio quale sarà la tempistica, si dovrà attendere che l’Ufficio di presidenza della commissione fissi il termine per la presentazione degli emendamenti. Poi si potrà entrare nel vivo della discussione, tenendo però conto del fatto che la chiusura dei lavori parlamentari per la pausa estiva è ormai prossima. Franchi tiratori Uno dei temi più spinosi riguarda le preferenze. Un paio di giorni prima dell’ok di Montecitorio, l’Aula ha bocciato con voto segreto un emendamento di Fratelli d’Italia che – malgrado la contrarietà ventilata da parte di Forza Italia e Lega – proponeva di introdurre un sistema misto, con capilista bloccati e fino a tre preferenze. La modifica è stata respinta per un solo voto (188 no e 187 sì). Le opposizioni hanno immediatamente invocato le dimissioni dell’esecutivo, mentre nelle file della maggioranza è scattata la caccia ai «franchi tiratori»: «Serve una riflessione», ha ammesso sui social la premier Meloni. In vista dell’esame di Palazzo Madama, resta dunque da capire come intenderà muoversi il centrodestra sul tema delle preferenze. Il vicepremier leghista Matteo Salvini è aperturista, almeno a parole: «Spero che ci sia la possibilità di recuperare anche l’indicazione, a qualche titolo, delle preferenze per lasciare ancora più libertà di scelta ai cittadini», dice. Se la maggioranza decidesse di non tornare sul tema, in Senato potrebbe blindare la riforma. In caso contrario, o con eventuali altre modifiche introdotte, il testo dovrebbe poi tornare alla Camera per la terza lettura. Il testo ai Raggi X Ma cosa prevede, nel dettaglio, questa nuova legge elettorale? L’impianto di base prevede un sistema proporzionale, in cui cioè la ripartizione dei seggi avviene sulla base dei voti presi, ma include anche un cospicuo premio di maggioranza, pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, per la coalizione o la lista che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi in ciascuno dei due rami del Parlamento. In assenza di tali presupposti – anche solo in una Camera – il premio non viene assegnato in nessuna delle due Camere e anche i seggi del premio vengono ripartiti in maniera proporzionale. I seggi del premio di maggioranza si sommano a quelli che il vincitore ha ottenuto con la parte proporzionale, ma la legge stabilisce un tetto massimo: alla Camera 220 seggi, al Senato 113. Nel caso di superamento del tetto, i seggi eccedenti sono sottratti alla lista assegnataria del premio nella parte proporzionale. Dal tetto massimo sono esclusi quelli degli eletti all’estero (8 deputati e 4 senatori). Come detto, dopo la bocciatura dell’emendamento voluto dalla maggioranza, non è prevista la possibilità di esercitare il voto di preferenza. Addio anche ai collegi uninominali. Sulla scheda l’elettore troverà solo liste bloccate: quelle presentate, eventualmente in coalizione tra loro, dai singoli partiti a livello di collegio plurinominale (un numero massimo di sei candidati accanto a ogni simbolo) e quelle presentate dalle liste singole o dalle coalizioni di liste a livello circoscrizionale per l’eventuale attribuzione del premio. Previsto inoltre l’obbligo della doppia candidatura nel listino e nel collegio. Con la nuova riforma elettorale, le soglie di sbarramento restano quelle in vigore con il Rosatellum: 10% per le coalizioni di liste e 3% per le liste singole o coalizzate, salvo il ripescaggio, per ogni coalizione di liste, della prima lista coalizzata rimasta al di sotto di tale soglia. Una delle principali novità dello Stabilicum è la presenza di una clausola che chiede alle liste o coalizioni di indicare al momento del deposito del contrassegno il nome di chi si intende proporre al Capo dello Stato come proprio candidato alla guida di Palazzo Chigi. Il tutto nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica in merito alla nomina dei membri del governo e di quanto disposto dall’articolo 67 della Costituzione, ovvero che ogni membro del Parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Il nome e il cognome della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio non compaiono sulla scheda elettorale. È previsto poi l’esonero dalla raccolta delle firme per le liste che abbiano già un gruppo parlamentare in una delle due Camere da prima del 31 dicembre 2025. Per quanto riguarda i voti degli italiani all’estero, sono ridotte da quattro a due le ripartizioni geografiche per la Camera (Europa e Americhe-Asia-Oceania- Antartide) e da quattro per il Senato, (denominata circoscrizione Estero). Novità anche per i fuorisede. Attraverso l’iscrizione in un apposito albo, la legge consente a chi è lontano dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche di votare dove è temporaneamente domiciliato. Entro il 31 dicembre di ciascun anno gli elettori che per motivi di studio e di lavoro sono temporaneamente domiciliati in un Comune situato in una regione diversa da quella in cui si trova il comune di iscrizione elettorale possono chiedere l’iscrizione nell’elenco per votare per le elezioni previste nell’anno successivo nel Comune di temporaneo domicilio se la durata della permanenza prevista in quest’ultimo è di almeno nove mesi. Per chi invece si trova lontano da casa per motivi documentati di cura, il requisito minimo è di tre mesi. Ambizioni quirinali Per la segretaria del Pd Elly Schlein, «il Melonellum è un antipasto del premierato», mentre il presidente del M5S Giuseppe Conte ha parlato di «legge truffa». Meloni, da parte sua, tira dritto, consapevole che quello del sistema di voto è un primo tassello fondamentale in vista della sfida elettorale del 2027. La prevista introduzione di un premio di maggioranza così consistente darebbe alla coalizione capace di ottenere il 42% dei consensi un vantaggio significativo in Parlamento: un aspetto ancor più rilevante se si considera che nel 2029 i nostri rappresentanti saranno chiamati a eleggere il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Nella partita per il nuovo presidente della Repubblica il centrodestra vuole giocare un ruolo da protagonista, ma per riuscirci servono i numeri. Meloni non si nasconde: «Un presidente della Repubblica di destra non dovrebbe più essere considerato un tabù», ha dichiarato di recente. Cui prodest? L’impianto proporzionale dello Stabilicum dovrebbe consentire al centrodestra di scongiurare i rischi insiti nell’attuale sistema: con il Rosatellum, infatti, il «campo largo» avrebbe buone chance di vittoria in tutti, o quasi, i collegi uninominali al Sud. Ma anche con la nuova legge elettorale la coalizione guidata da Meloni dovrà risolvere alcuni nodi. Primo fra tutti quello relativo alle alleanze. L’incognita principale riguarda Futuro Nazionale: il nuovo partito di Roberto Vannacci farà parte dell’alleanza? Viene allora da chiedersi, come dicevano i latini, cui prodest? A chi giova questa nuova legge elettorale? Prova a fare un po’ di chiarezza la simulazione realizzata da YouTrend per SkyTg24, basata sui sondaggi attuali. Se si votasse oggi, con il Rosatellum, il centrodestra, con Vannacci alleato, alla Camera la spunterebbe di pochissimo: 204 seggi, rispetto ai 201 necessari per avere il controllo dell’Aula. Nelle medesime condizioni, ma con lo Stabilicum, la maggioranza conservatrice si rafforzerebbe fino a 222 seggi, mentre il campo largo ne avrebbe 160. Al Senato, invece, con il Rosatellum ci sarebbe un’assenza di maggioranza, perché nessuna delle due coalizioni arriverebbe ai 101 seggi necessari per controllare Palazzo Madama. Con lo Stabilicum, invece, il centrodestra (con Vannacci) al Senato otterrebbe 113 seggi, contro i 77 del campo largo. L’ex generale si profila essere una sorta di ago della bilancia: se Futuro Nazionale corresse in solitaria, il centrodestra otterrebbe meno seggi rispetto al campo largo alla Camera e al Senato, sia che si voti con il Rosatellum sia con lo Stabilicum. Diverse, dunque, le incognite e i possibili nuovi incidenti di percorso in questo ultimo tratto di legislatura. Quel che è certo è che Meloni, come ha fatto capire ai suoi alleati, non ha intenzione di essere logorata da qui alla data delle elezioni, che potrebbero svolgersi o nella tarda primavera o, più probabilmente, nell’autunno del 2027. A quel punto, Rosatellum o Stabilicum che sia, la parola tornerà di nuovo all’insindacabile giudizio degli italiani.

Dalla legge elettorale alla Rai, a settembre l'accelerazione in Parlamento
politicaRiforma elettorale e sicurezza. Le sfide nel centrodestra
Politica
La campagna elettorale in libreria, i programmi dei leader in copertina
sitoPrima delle urne, gli scaffali. La campagna elettorale è ancora tutta da apparecchiare, le coalizioni pure, i candidati premier restano un rebus. Tra negoziati sulla legge elettorale, un federatore da trovare e primarie ancora da costruire, i leader della politica hanno però già cominciato a mettere nero su bianco idee, ambizioni e posizionamenti. Nell'estate che apre la lunga corsa verso le politiche del 2027, la sfida è già partita in libreria. C'è chi racconta se stesso, chi delimita il proprio pezzo di campo e chi mette Giorgia Meloni sul banco degli imputati. Cambiano titoli e copertine, il sottotesto resta lo stesso: spiegare chi si è, dove si vuole andare e perché gli elettori dovrebbero seguirli. I nomi più attesi dell'autunno sono Matteo Renzi e la candidata su cui l'ex premier vorrebbe puntare per i gazebo, Silvia Salis. 'Quando c'era lei. L'Italia dopo Giorgia Meloni', edito da Solferino, è il titolo - a caratteri rigorosamente littori - con cui da settembre il leader di Italia Viva rilancerà la sua campagna contro la premier. Numeri e fatti per mettere in fila il "fallimento" della leader di FdI, ma anche proposte - da presentare alla Leopolda - per disegnare il dopo e prenotarsi uno spazio nella partita. Una prova generale della campagna che verrà prima che i riflettori si spostino sulla sindaca di Genova. Il suo 'È già domani' - atteso a ottobre nella collana 'Scintille' di Feltrinelli - riprende lo slogan che accompagnò la corsa vincente per Palazzo Tursi. Un lasciapassare per parlare di politica, sport e vita, mettere in pagina una visione e misurare consensi e interlocutori in giro per l'Italia, senza scoprire - almeno fino a quel momento, assicurano più fonti - la carta della candidatura. I precedenti illustri non mancano, nella maggioranza come nelle opposizioni. Meloni sbarcò in libreria nel maggio 2021 con 'Io sono Giorgia'. E, a giudicare da come andò l'anno dopo, la carta stampata le portò fortuna. Nel settembre 2024 toccò invece a Elly Schlein con 'L'imprevista', il racconto della scalata a sorpresa al Nazareno ma anche della sua idea di sinistra e di Paese. Quest'anno Giuseppe Conte si è portato avanti con 'Una nuova primavera', carta d'identità politica - targata Marsilio - dal sottotitolo che guarda già alla leadership del campo largo: 'La sfida progressista per l'Italia'. E nella biblioteca del centrosinistra c'è anche il manifesto di Ernesto Maria Ruffini, 'Più uno. La politica dell'uguaglianza', uscito per Feltrinelli nel marzo 2025, quando l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate cominciava ad accreditarsi sulla scena politica. Chiari poi i paletti fissati da Carlo Calenda, che nei mesi scorsi ha messo in copertina il suo spazio fuori dal bipolarismo, condensandoli in 'Difendere la libertà. L'ora dell'Europa', edito da Piemme. Il vero caso editoriale prestato alla politica resta però l'autopubblicato 'Il mondo al contrario' di Roberto Vannacci: l'outsider passato in un anno dall'exploit sugli scaffali alle oltre 500mila preferenze delle Europee 2024, sotto le insegne poi dismesse della Lega. La prova che i libri non fanno voti, ma che a volte intercettano l'aria che tira. Nelle classifiche nazionali del Giornale della Libreria dell'Associazione italiana editori - elaborate con NielsenIQ BookData - il generale si piazzò primo tra agosto e settembre 2023, chiudendo l'anno quinto. Una fortuna che lo accomuna a Meloni, ottava nel primo semestre 2021. Il dato più fresco è di Conte, in testa alla saggistica al debutto. Più difficile il confronto con Schlein: mancano dati altrettanto omogenei. Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Legge elettorale italiana, 70 anni dal proporzionale al Rosatellum
GovernoDal 1948 a oggi l’Italia ha cambiato più volte il sistema con cui elegge Parlamento e governi. Dal proporzionale della Prima Repubblica alla stagione dei sistemi misti, una lunga sequenza di riforme ha modificato regole, collegi e preferenze. Due grandi fasi caratterizzano il sistema elettorale italiano del dopoguerra. La Prima Repubblica, dominata dal sistema proporzionale puro, e la Seconda e Terza Repubblica, segnate da continui cambiamenti tra leggi miste, maggioritarie e correttivi a premio. La lunga stagione del proporzionale Dal 1948 al 1992 si è votato con la stessa legge elettorale: una legge proporzionale con correttivi sui collegi e con la possibilità di esprimere quattro preferenze. La legge proporzionale assegna ai partiti una percentuale di seggi quanto più possibile vicina alla percentuale di voti ottenuti, favorendo quindi i piccoli partiti. La legge elettorale per il Senato era ufficialmente maggioritaria, con collegi uninominali, ma, per come era costruita (con una soglia minima fissata al 65%), funzionava sostanzialmente come una legge proporzionale, benché su base regionale. Ci fu una parentesi nel 1953 con la legge conosciuta come «legge truffa», voluta da Alcide De Gasperi per blindare, in piena guerra fredda, il governo centrista. Il nucleo della legge prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi della Camera, corrispondenti a 380 seggi, alla lista o alla coalizione di liste che avesse superato il 50% più uno dei voti validi a livello nazionale. Si applicò alle sole elezioni del 1953 e venne abrogata subito dopo, già nel 1954, segnando il ritorno definitivo al sistema proporzionale puro che caratterizzò l’intera Prima Repubblica fino al referendum del 1993. Dal Mattarellum al Rosatellum Nel 1993 si entra nella Terza Repubblica e si innesca una sequela di continui cambiamenti del sistema elettorale. Si inizia con il Mattarellum (1993), il primo sistema misto: il 75% dei seggi era assegnato con collegi uninominali maggioritari a turno unico e il 25% con un recupero proporzionale. Ha governato le elezioni del 1994, 1996 e 2001. Il Porcellum (2005): legge proporzionale con liste bloccate corte, soglie di sbarramento e un cospicuo premio di maggioranza alla coalizione vincente. Venne dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale nel 2014 per via dell’eccessivo premio e della mancanza di preferenze. Italicum (2015): legge proporzionale con premio di maggioranza solo per la Camera e un eventuale secondo turno (ballottaggio). Mai applicata, fu modificata dopo l’intervento della Consulta. Il Rosatellum (2017): sistema misto attualmente in vigore. Prevede per un terzo seggi assegnati in collegi uninominali maggioritari e per i restanti due terzi con un sistema proporzionale a liste corte bloccate, senza possibilità di voto disgiunto. Oggi si discute di tornare a una legge diversa, che dia nuova stabilità al futuro governo. Il nodo resta quello delle preferenze, che a parole tutti dicono di volere ma che, di fatto, ha creato grandi spaccature interne ai partiti di maggioranza alla Camera. A settembre tocca al Senato, con voto palese.
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