Riforma disabilità. Indicazioni per domanda “progetto di vita”
Diritti e LavoroNaspi DIMISSIONI PER VIOLENZA DI GENERE: QUANDO SPETTA L’INDENNITA’ Con il messaggio Inps del 3 agosto scorso, n. 2540, l’Istituto di previdenza chiarisce, sulla base del parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che le dimissioni rassegnate da lavoratrici e lavoratori vittime di atti persecutori o di violenza di genere possono, in presenza di determinate condizioni, essere equiparate a dimissioni per giusta causa, con conseguente accesso alla Naspi: indennità mensile di disoccupazione. L’articolo 3 del decreto legislativo 22/2015 riconosce la Naspi in caso di cessazione involontaria del rapporto di lavoro, includendo tra queste ipotesi le dimissioni per giusta causa. Il fondamento di tale istituto è l’articolo 2119 del codice civile, che richiede una causa che non consenta la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro. La Corte costituzionale, con la sentenza 269/2002, ha stabilito che quando sussiste una condizione di impossibilità di proseguire l’attività lavorativa, le dimissioni pur provenendo dal lavoratore, sono da attribuire al comportamento di un altro soggetto, rendendo lo stato di disoccupazione involontario ai sensi dell’articolo 38 della Costituzione. L’Istituto si è recentemente confrontato con casi di lavoratrici vittime di atti persecutori, costrette a dimettersi per tutelare la propria incolumità. Su questo tema, l’Inps ha interpellato il Ministero del Lavoro, richiamando anche la sentenza della Cassazione 11051/2015, secondo cui l’incompatibilità con la prosecuzione del rapporto può derivare anche da sopravvenute condizioni di salute del lavoratore, indipendentemente da un inadempimento del datore di lavoro o di terzi. Il Ministero ha confermato che il verificarsi di atti persecutori o violenza di genere, anche se provenienti da soggetti estranei all’ambiente di lavoro, può integrare la situazione di oggettiva impossibilità di prosecuzione del rapporto richiesta dall’articolo 2119 c.c.. Il riconoscimento, però, non è automatico. Il Ministero ha precisato che la sola esistenza di episodi di violenza o persecuzione, se del tutto estranei al contesto lavorativo, non è sufficiente. È necessario che ricorrano situazioni fattuali chiare, oggettive e documentate che: compromettano l’equilibrio psicofisico della vittima al punto da rendere impossibile lo svolgimento dell’attività lavorativa; oppure siano collegate alle abitudini della vittima connesse al lavoro, come nel caso di molestie subite lungo il tragitto casa-lavoro. Un esempio riguarda le condotte persecutorie che impediscono di raggiungere il posto di lavoro in sicurezza: in questi casi la cessazione del rapporto è considerata un recesso necessitato, e non una libera scelta, integrando così la giusta causa per fatto del terzo. L’elemento determinante resta il collegamento funzionale tra la violenza subita e il rapporto di lavoro, da valutare caso per caso attraverso elementi oggettivi e documentati. Caporalato L’INPS IN CAMPO NELLA VIGILANZA ESTIVA STRAORDINARIA Il caporalato è un fenomeno che comprende il reclutamento irregolare dei lavoratori, il mancato rispetto delle condizioni contrattuali, retribuzioni inferiori a quelle previste e lo svolgimento dell’attività in condizioni non adeguate sotto il profilo della salute e della sicurezza. Negli ultimi anni ha assunto crescente rilievo anche il cosiddetto “caporalato digitale”, legato alle piattaforme di lavoro: in queste forme più moderne, secondo l’Ispettorato, è l’algoritmo a stabilire turni, ritmi e priorità, creando condizioni di dipendenza economica e ricattabilità. L’operazione interessa in particolare i territori a maggiore esposizione al rischio di irregolarità, individuati attraverso l’analisi integrata delle banche dati dell’Istituto e l’utilizzo di strumenti di business intelligence. L’incrocio dei dati e degli specifici indicatori di rischio ha consentito di orientare gli accessi ispettivi verso i contesti produttivi più critici, tra cui diverse aree del Mezzogiorno (dalla Calabria, dove i controlli hanno interessato le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, ad altre regioni a forte vocazione agricola) oltre a specifici distretti del Centro-Nord. L’Inps partecipa attivamente alla campagna straordinaria di vigilanza contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, avviata su tutto il territorio nazionale nell’estate 2026. L’iniziativa, disposta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la nota 9 giugno 2026, n. 4227, coinvolge insieme all’Istituto anche l’Inail e l’Arma dei Carabinieri, con l’obiettivo di rafforzare i controlli nei periodi di maggiore impiego di manodopera stagionale. La decisione è arrivata dopo un incontro convocato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a seguito della strage di migranti avvenuta ad Amendolara, che ha spinto il governo a mobilitare l’Ispettorato Nazionale del Lavoro per una campagna di vigilanza straordinaria e congiunta su tutto il territorio nazionale. Le attività ispettive sono partite a giugno e a luglio e proseguiranno nei mesi, di agosto e settembre 2026, con la possibilità di un’estensione anche oltre il periodo estivo. La programmazione degli interventi tiene conto delle colture stagionali, dei picchi di impiego della manodopera, delle aree territoriali più esposte al rischio di sfruttamento e delle informazioni raccolte attraverso l’intelligence territoriale. Sul piano operativo, gli interventi potranno essere effettuati da squadre miste composte da personale dell’Ispettorato, dell’Inps, dell’Inail e dell’Arma dei Carabinieri, con la possibilità di costituire task force interprovinciali nelle zone a maggior rischio di irregolarità. Il rafforzamento dell’azione ispettiva si inserisce in una tendenza già in crescita: nel 2025 sono state avviate 10.044 ispezioni nel settore agricolo, con un incremento del 13,5% rispetto all’anno precedente. Un dato che, secondo l’Ispettorato, resta comunque insufficiente di fronte alla persistenza del fenomeno, tanto da richiedere una nuova intensificazione dei controlli su tutto il territorio nazionale. A livello complessivo di vigilanza documentale e ispettiva, l’Inps gioca un ruolo di primo piano anche sul fronte degli strumenti informativi: il potenziamento dei controlli passa anche da nuove banche dati trasversali tra le amministrazioni, utili per le attività di intelligence e di coordinamento, grazie a norme promosse in larga parte dallo stesso Istituto. Il tema è tornato al centro dell’attenzione istituzionale anche in Parlamento: mercoledì 5 agosto 2026, presso Palazzo San Macuto, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari ha svolto l’audizione del Direttore centrale Entrate dell’Inps, Antonio Pone, nell’ambito del filone d’inchiesta relativo alle attività illecite nel settore agricolo, con particolare riferimento alle condizioni di lavoro. L’audizione, trasmessa in diretta web tv, si è svolta nell’ambito degli approfondimenti condotti dalla cosiddetta “Commissione Ecomafie” sul fenomeno del caporalato e delle irregolarità nella filiera agricola. Queste le affermazioni di Pone: «I risultati delle attività poste in essere a luglio sono molto buoni, nonostante l’intensificazione dei controlli fosse stata preventivamente comunicata tramite i media. Ma sono ottimi anche i risultati indiretti, perché in questo periodo stiamo registrando incrementi nelle regolarizzazioni, comparativamente con i periodi precedenti. Presenza sul territorio e dissuasione preventiva i due obiettivi che ci ripromettevamo e che possono dirsi conseguiti». Riforma disabilità INDICAZIONI PER DOMANDA “PROGETTO DI VITA” Nell’ambito della Riforma della Disabilità, l’Inps mette a disposizione due nuovi servizi online dedicati al Progetto di vita, il percorso personalizzato che parte dai bisogni, dalle aspettative e dagli obiettivi della persona con disabilità. I servizi fanno parte del Sistema Informativo Salute, Disabilità e Anziani (Sisda) e favoriscono lo scambio delle informazioni tra Inps, Ambiti Territoriali Sociali (Ats) e altri Stakeholder, al fine di ridurre gli adempimenti e rendere il percorso più integrato, rapido e vicino alle esigenze della persona. I nuovi servizi semplificano l’accesso al Progetto di vita, consentendo alle persone con disabilità di presentare l’istanza di avvio e mettendo a disposizione degli Ats e degli enti regionali gli strumenti necessari per la consultazione e la gestione delle richieste. Con il servizio “Invalidità Civile – trasmissione istanze per il progetto di vita”, la persona con disabilità, residente nelle province interessate dalla sperimentazione della Riforma, può chiedere all’Inps di trasmettere la documentazione all’Ats competente per il comune di residenza. La trasmissione consente di avviare il procedimento per l’elaborazione del Progetto di vita. Le istanze presentate vengono quindi rese disponibili, attraverso il servizio “Invalidità Civile – consultazione istanze per il progetto di vita”, agli operatori degli Ambiti Territoriali Sociali e agli altri enti eventualmente individuati dalle Regioni, che possono così avviare e gestire il procedimento di competenza secondo quanto previsto dalla normativa. Dove è attiva la sperimentazione Dal 1° gennaio 2025: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste. • Dal 30 settembre 2025: Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo e Vicenza. • Dal 1° marzo 2026: Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Bergamo, Bologna, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Crotone, Cuneo, La Spezia, Mantova, Massa Carrara, Messina, Milano, Pavia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Savona, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Udine, Venezia, Verona e Vibo Valentia. Come accedere Entrambi i servizi sono disponibili sul portale istituzionale dell’Inps. Le modalità di accesso, i requisiti, le funzionalità e le istruzioni operative per l’utilizzo dei servizi da parte dei cittadini e degli operatori degli ambiti territoriali sociali sono illustrate nel Messaggio numero 2550 del 4 agosto 2026 e nel Messaggio numero 2551 del 4 agosto 2026. L’Inps prosegue il percorso di attuazione della Riforma della disabilità, ponendo il cittadino al centro dell’azione istituzionale e semplificando l’accesso alle misure di sostegno previste dalla normativa. Fondo Telecomunicazioni PRINCIPALI CONTENUTI E ISTRUZIONI CONTABILI Con il messaggio Inps del 3 agosto scorso, n. 2548, l’Istituto di previdenza illustra i principali contenuti del Fondo di solidarietà bilaterale per la Filiera delle Telecomunicazioni (Fondo Tlc) e fornisce le relative istruzioni contabili. Nello specifico, il Fondo è stato istituito al fine di erogare prestazioni a sostegno del reddito in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e di cessazione del rapporto di lavoro. In particolare, per la totalità delle imprese rientranti nel campo di applicazione del Fondo, sono previste prestazioni integrative a sostegno del reddito in caso sia di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa sia di cessazione del rapporto di lavoro, nonché il finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale. Per maggiori informazioni e chiarimenti, è possibile consultare il messaggio. Carlo Pareto
