Lo sciopero dei rider spegne gli algoritmi di Glovo e Deliveroo
LavoroI rider che pedalano nelle città che friggono per l’afa stanno pagando di tasca propria il cambiamento climatico. Devono fermarsi, come ha previsto da ultimo l’ordinanza del comune di Milano, non guadagnano 3 euro a consegna nelle ore centrali della giornata. Non moriranno di caldo, ma moriranno di fame. La alternativa aberrante è contestata oggi dallo sciopero organizzato da Nidil Cgil in diverse città (Milano, Bologna, Firenze, in Veneto e in Piemonte). La Cisl non sciopererà, la protesta non riguarderà Just Eat che ha un modello di lavoro diverso rispetto a Glovo e Deliveroo. A queste aziende, commissariate dalla procura di Milano per caporalato, Nidil Cgil chiede di prevedere un fondo che paghi lo stop dei rider nelle ore più calde. È difficile che la richiesta passi, sia perché va verificata l’effettiva volontà di queste aziende, sia perché c’è un problema di fondo. Tutti i governi degli ultimi 10 anni (compreso quello attuale Meloni) hanno rifiutato di riconoscere la subordinazione lavorativa dei rider, cioè la leva giuridica che permetterebbe oggi di riconoscere un congedo pagato per motivi eccezionali. Si presume dal pubblico, e non solo dal privato, come dovrebbe essere ora. I rider sono considerati fintamente «lavoratori autonomi», o tutt’al più collaboratori occasionali, mentre sono a tutti gli effetti subordinati alla logica dell’algoritmo che li pilota come droni nelle strade arroventate. Allo stato attuale, ai dannati della consegna a domicilio, in maggioranza migranti, non saranno comunque riconosciuti i diritti fondamentali. E tuttavia si cerca di strappare una garanzia in più. Lo sciopero, in fondo, serve anche a questo. La protesta è stata convocata in uno dei giorni più caldi dell’anno e in vista di un ennesimo tavolo nazionale al ministero del lavoro previsto domani. Il suo interesse è che pone il problema dell’inquadramento contrattuale nello scenario più ampio del collasso climatico. La canicola peggiorerà e i più colpiti saranno i più vulnerabili. Non solo i rider, ma gli anziani, i non garantiti, i poveri, chi non arriva a fine mese, insomma tutti coloro che sono, o lo saranno presto, ai margini di quel patto sociale delegittimato che riconosce sempre meno diritti e tutele nel generale abbandono dello stato sociale. I rider fanno l’esperienza, e ne sono in un certo modo l’avanguardia, di una condizione diffusa in cui versano tanto i lavoratori più precari, quanto i cittadini più impoveriti: la salute è un lusso, ma lo è anche il salario. La vita non è breve e la si vive sotto ricatto. Lo sciopero, invece, prospetta potenziali soluzioni universalistiche, a cominciare da quelle per la salute e il lavoro. «Non sono costi accessori – osserva il Nidil Cgil – sono diritti fondamentali. Le consegne sono sostenibili solo se garantiscono un lavoro sicuro, dignitoso e tutelato». Dal riconoscimento dei rider in quanto lavoratori passa anche un’idea di trasformazione sociale di città ridotte a deserti apocalittici dall’afa. Ciò non riguarda solo i tempi del lavoro, ma i modi di organizzare i cantieri e ripensare tutti i subappalti, ad esempio; contrastare l’urbanistica del disprezzo che riveste di cemento le piazze e non prevede parchi e alberi; oppure adottare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici messo nel cassetto dalle destre climatoscettiche influenzate dal fascismo fossile del trumpismo. La transizione ecologica è giusta quando passa dai diritti, dal salario e da un’altra politica delle città. Tutto questo passa da uno sciopero dei rider. La ministra del lavoro Marina Calderone ieri ha detto che è in arrivo in Consiglio dei ministri la direttiva europea sui lavoratori digitali da approvare entro dicembre. «Il decreto 62 – ha spiegato – ha introdotto nel 2023 proprio delle norme specifiche». Quelle adottate finora sono state soluzioni irrilevanti rispetto al problema dell’inquadramento lavorativo. Senza contare il pasticcio fatto con le norme anti-caldo inserite nel tardivo «decreto infrastrutture» che non contempla, come sempre, figure come i rider. E taglia le risorse stanziate l’anno scorso. Dario Carotenuto (Cinque Stelle) ha presentato un emendamento al decreto che potrebbe estendere ai rider un congedo per il caldo.

