Grande manifestazione a Cala Finanza, la Sardegna si ribella contro il resort di lusso a Tavolara
CronacaDalla mattina del 1° luglio le bandiere dei Quattro Mori hanno riempito lo spiazzo dei parcheggi, trasformando un angolo di Gallura in un presidio popolare che ha richiamato centinaia di persone da tutta l’isola e dalla penisola. Il tam tam sui social ha fatto il resto: la protesta contro il progetto del resort di lusso targato Tavolara Bay srl – società italo‑brasiliana del gruppo JHSF – è diventata una mobilitazione di massa. Il progetto prevede un beach club a cinque stelle con Villa Joy al centro, in uno dei tratti più delicati della costa orientale sarda. A promuovere la manifestazione è un fronte ampio e trasversale di singoli cittadini e associazioni ambientaliste, affiancate da una rete sempre più fitta di comitati, movimenti e realtà sociali dell’isola. Tra i soggetti coinvolti compaiono, tra gli altri, Surra, Sos Cala Finanza, Unigicom, Bardianía de sa Nurra pro sa Sardigna, Gruttes, Nurnet, MAS Movimento ambiente Sardegna e il Gruppo d’intervento giuridico (Grig), Comitato Costituzione Attiva di Sassari,Italia Nostra e WWF (e tante altre sigle che si sono aggiunte). Una composizione eterogenea che unisce ambientalismo organizzato, attivismo civico e identità territoriali. Per i manifestanti, Cala Finanza è “patrimonio di tutti”, un bene comune che non può essere sacrificato alla speculazione immobiliare. Dal palco improvvisato arrivano parole dure, radicate nella storia di lotte della Sardegna. Gli attivisti ricordano come siano stati proprio i cittadini di Porto San Paolo a “scoperchiare il vaso di Pandora”, portando alla luce procedure opache, varianti urbanistiche approvate e poi revocate, intrecci tra amministratori e progettisti. Una vicenda che, secondo molti, sarebbe avanzata in silenzio se non fosse intervenuta la comunità locale. Il presidio viene definito “sentinella del territorio”: un luogo dove la comunità si riconosce, si organizza, si difende. “La resistenzialità sarda non è una moda – scandisce un manifestante – è identità, è dignità. Ci stanno togliendo libertà e terra, ma noi siamo qui per difenderle”. Al centro della protesta c’è anche la nuova normativa sulle Zone Economiche Speciali (ZES). Una cornice legislativa che, dopo le modifiche introdotte prima dal decreto Draghi e poi dal decreto Meloni, permette di esautorare i Comuni dalle competenze urbanistiche, estendendo le ZES a tutto il Mezzogiorno. Per gli attivisti, Cala Finanza è il caso di scuola: un precedente che potrebbe aprire la strada a centinaia di interventi simili. Gli organizzatori chiedono alla Regione Sardegna di impugnare la legge nazionale istitutiva delle ZES, utilizzando lo strumento previsto dallo Statuto. Una richiesta politica precisa, che punta a bloccare il meccanismo alla radice. Sul fronte istituzionale, il Consiglio Comunale di Loiri Porto San Paolo ha revocato la delibera che riclassificava l’area di Cala Finanza, ma non la più sostanziale. Ora tutto passa al Tar Sardegna, che l’8 luglio dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione e dall’associazione ambientalista GrIG contro la procedura ZES approvata dal governo. Ma la protesta di Cala Finanza va oltre i confini regionali e ha un forte valore simbolico a livello nazionale e non solo: ricorda le mobilitazioni dei fenicotteri in Albania. Sono arrivati da ogni parte della Sardegna, ma anche dalla Toscana e da diverse regioni della Penisola, per partecipare alla manifestazione organizzata a difesa di Cala Finanza e Punta la Greca. Con lo slogan “Cala Finanza patrimonio di tutti”, i partecipanti hanno voluto esprimere in modo chiaro la propria contrarietà ai progetti che, a loro avviso, rischiano di compromettere uno degli angoli più suggestivi e incontaminati del territorio. Tra i manifestanti c’era chi ha percorso centinaia di chilometri per essere presente. «Vengo dalla provincia di Mantova e sono qui perché crediamo che Punta la Greca e Cala Finanza appartengano a tutti, siano un patrimonio dell’umanità. Basta visitare questi luoghi per capire perché debbano essere preservati e non alterati», ha dichiarato un partecipante. Dello stesso tenore l’intervento di un manifestante arrivato da Firenze: «Siamo qui per difendere questo straordinario pezzo di Sardegna, ma anche per lanciare un messaggio che riguarda tutto il Paese. Troppo spesso assistiamo a interventi che mettono a rischio il patrimonio naturale. Da toscano, temo che un giorno qualcuno possa proporre un grande resort anche in luoghi come Capraia. È necessario fermare queste logiche prima che sia troppo tardi». I promotori della protesta assicurano che la mobilitazione non si fermerà a questa giornata e che continueranno a vigilare sugli sviluppi della vicenda. «Siamo qui per difendere il diritto del popolo sardo a decidere del proprio territorio», ha affermato Pier Franco Devias, esponente del movimento indipendentista Liberu. «Non condividiamo scelte imposte dall’alto, da multinazionali o da accordi tra grandi interessi economici e lo Stato. È un diritto dei sardi scegliere liberamente il futuro della propria terra. Questa manifestazione rappresenta soltanto una tappa di un percorso più ampio di opposizione alla speculazione immobiliare e alla progressiva sottrazione di territori alla comunità locale». Nel frattempo, sul piano istituzionale si registra un importante sviluppo. Nella serata del 30 giugno il Consiglio Comunale di Loiri Porto San Paolo ha deciso di revocare la delibera con cui era stata riclassificata l’area di Cala Finanza, un provvedimento che aveva suscitato forti contestazioni da parte di associazioni ambientaliste e cittadini. Ora gli occhi degli attivisti si posizionano sul Tribunale amministrativo regionale della Sardegna, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione Sardegna e dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) contro la procedura della Zona Economica Speciale (Zes) approvata dal governo. Una decisione considerata cruciale per il futuro dell’area e molto attesa da entrambe le parti. La sentenza potrebbe arrivare già l’8 luglio, una data che i manifestanti considerano decisiva per comprendere quale sarà il destino di uno dei tratti costieri più preziosi del nord-est della Sardegna. Nel frattempo, la Forestale dei carabinieri ha avviato accertamenti sul sito e sulla documentazione relativa al progetto. Gli esiti sono attesi in Procura a Tempio, dove potrebbero aprire un ulteriore fronte giudiziario sulla gestione dell’area e sulle responsabilità amministrative emerse nelle ultime settimane. La manifestazione del 1° luglio non è un episodio isolato. È l’ultimo capitolo di una mobilitazione che negli ultimi anni ha visto il popolo sardo opporsi a 740 progetti energetici, a speculazioni eoliche e fotovoltaiche, a interventi percepiti come aggressioni al territorio. “Non siamo pochi, non siamo disuniti – gridano dal presidio – oltre 104.000 firme raccolte lo dimostrano. La Sardegna c’è, e ci sarà sempre”. Nell’articolo originale galleria di foto e video interviste L’articolo originale può essere letto qui


