Bombe sul corteo funebre, scene di ordinario orrore a Nuseirat
InternazionaleDecine di persone si erano riunite nei pressi della moschea Ahmed Yassin di Nuseirat, per partecipare ai funerali dell’uomo che Israele aveva ucciso poche ore prima nel campo profughi del centro di Gaza. Senza alcun preavviso, un drone ha bombardato la processione funebre, a cui prendevano parte adulti e bambini. È stata una strage. Le prime immagini girate dopo l’attacco sono agghiaccianti. I corpi senza vita sono ammassati l’uno sull’altro, qualcuno respira ancora, altri hanno gli arti mozzati e gli occhi spalancati. I sopravvissuti si avvicinano con orrore ai cadaveri, cercando il volto di amici e parenti. Il solito camion spunta improvvisamente per caricare i corpi. Nessuna ambulanza, nessun medico, solo cadaveri e feriti messi uno sull’altro, a mani nude. Almeno otto persone, tra cui bambini, sono rimaste uccise e le fonti dell’ospedale al-Awda parlano di 22 feriti, alcuni in fin di vita. NELLE ULTIME 72 ORE Tel Aviv ha aumentato il numero e l’intensità degli attacchi sulla Striscia, senza risparmiare i luoghi di rifugio né quelli più affollati di civili. «A Israele non importa della popolazione palestinese e non rispetta niente, neanche il lutto – ci ha detto Ali Tayeh da Gaza City -. Tra le vittime dell’attacco alla cerimonia funebre ci sono anche bambini. Hanno sparato sulla folla». In tre giorni Israele ha ucciso più di 25 persone in una serie di attacchi tra le tende dei profughi, nei mercati, sulle veglie funebri e gli edifici residenziali. Oltre Nuseirat sono stati colpiti Beit Lahia, Gaza City, Khan Younis. A Deir al-Balah i carri armati hanno sparato tra le tende degli sfollati, ferendo in maniera grave tre persone. «Vogliono che dilaghi il caos», ha aggiunto Tayeh. Gli omicidi dei membri delle forze di polizia di Hamas, che gestiscono la sicurezza delle aree sedando liti e controversie tra famiglie, hanno questo scopo: «Israele sfrutta ogni intervento delle forze di polizia trasformandolo in una minaccia alla propria sicurezza, come successo per la strage alla caserma di Jabalia». DOPO IL NULLA DI FATTO dell’ultimo round di colloqui al Cairo, Tel Aviv ha anche accelerato l’avanzata dei carri armati e prosegue la distruzione delle infrastrutture civili: ieri l’esercito ha fatto esplodere ciò che rimaneva di diversi blocchi residenziali a Khan Younis. «Non credo che esistano le condizioni per un accordo tra le parti – riconosce Tayeh -. Ma tutti sanno che seppure Hamas dovesse decidere di disarmare, quello non sarebbe l’inizio della pace ma di una terribile e logorante guerra civile». Le milizie controllate da Israele sono sempre pronte a fare la loro parte rivalendosi sui membri e le famiglie vicine al gruppo palestinese. Anche nella Cisgiordania occupata l’esercito israeliano moltiplica i raid nei villaggi e nelle città palestinesi. Giovedì sera i militari hanno fatto irruzione nel campo profughi di Deisheh, a Betlemme, lanciando lacrimogeni contro le abitazioni civili. Diverse persone sono rimaste ferite e almeno sette sono state sequestrate. I gas hanno raggiunto un parco in cui giocavano decine di bambini che sono rimasti intrappolati. È stato necessario l’intervento della Mezzaluna rossa palestinese che ha infine evacuato con le sue ambulanze quaranta bambini, trasportati in un posto sicuro. Lacrimogeni anche a Ramallah, contro le ambulanze ferme all’entrata dell’ospedale. A Yatta, sud di Hebron, i coloni hanno aggredito la famiglia Ayed Mur, causando ferite e contusioni a diversi abitanti. Gli israeliani sono anche riusciti a rubare un gregge di pecore prima che arrivassero i militari, che hanno attaccato le vittime dell’agguato, sequestrando sette palestinesi. LE AZIONI di esercito e coloni continuano a godere di una impunità quasi totale. Ieri il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato, con i dati della ong Hatzlacha, che 57 indagini sono state aperte dagli avvocati militari in seguito alle morti, in detenzione, di 56 palestinesi di Gaza e di un cittadino libanese. Nessuna di queste indagini ha portato ad alcuna incriminazione, nonostante le strutture fossero provviste di telecamere e la presenza di numerosi testimoni. Almeno sette di quei detenuti erano stati colpiti a morte.

