
La Procura di Torino, sotto la guida del PM Giovanni Bombardieri, ha richiesto la custodia cautelare in carcere per due cittadini tedeschi di venticinque anni. I due giovani sono stati identificati e fermati dalla Digos in flagranza differita a Susa, dopo gli scontri avvenuti sabato scorso presso i cantieri dell'Alta Velocità in Val di Susa.
Secondo le indagini condotte dagli inquirenti, i due fermati sarebbero stati parte del cosiddetto Blocco Nero, gruppo che ha preso d'assalto il cantiere di Chiomonte. Gli scontri hanno prodotto conseguenze significative:
I due soggetti sono indagati per i reati di devastazione aggravata, lesioni personali a pubblico ufficiale e resistenza a pubblico ufficiale aggravata, in concorso con altri soggetti ancora da identificare.
I due giovani sono attualmente detenuti presso il carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino. Durante l'udienza di convalida del fermo, i sospettati hanno esercitato la facoltà di non rispondere alle domande del Giudice. La Procura ha motivato la richiesta di carcerazione sulla base delle sussistenti esigenze cautelari derivanti dalla gravità degli atti compiuti durante gli assalti.

No Tav, la procura vuole il carcere per i due tedeschi arrestati
Italia
L'assalto ai cantieri Tav, i pm chiedono il carcere per due fermati
sitoAl momento sono gli unici fermati per gli assalti ai cantieri Tav in Val di Susa di sabato scorso. Sono i due ventenni tedeschi che la polizia di Stato aveva bloccato a Susa, nel Torinese, dopo gli attacchi e prima che riuscissero a raggiungere il confine. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: sono antagonisti e facevano parte del Blocco Nero che ha messo a ferro e fuoco, in particolare, il cantiere di Chiomonte. Durante i disordini sono rimasti feriti oltre centoventi appartenenti alle forze dell'ordine, mentre i danni hanno superato, proprio a Chiomonte, il milione di euro. Per questo la procura ha chiesto, per i due tedeschi, che si trovano nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, la custodia cautelare in carcere. Le ipotesi di reato per i due ventenni, arrestati dalla Digos in flagranza differita, sono devastazione e lesioni personali, in concorso. Sono indagati inoltre per resistenza a pubblico ufficiale. La richiesta della misura in carcere, motivata - secondo la Procura - dalle "sussistenti esigenze cautelari che ne rendono necessaria l'applicazione", è stata avanzata dai sostituti procuratori Paolo Scafi e Antonella Barbera al giudice per le indagini preliminari, nel corso dell'udienza di convalida del fermo. I due giovani non hanno risposto alle domande e, con dichiarazioni spontanee, hanno negato ogni addebito. I loro difensori, gli avvocati Gianluca Vitale e Lorena Della Pepa, hanno chiesto la scarcerazione. Il gip si è riservato la decisione, che dovrebbe arrivare domani. I ventenni erano stati fermati durante un controllo a meno di otto chilometri da Chiomonte, mentre si trovavano a bordo di un'auto insieme a due ragazze, anche loro tedesche e coetanee. Apparentemente erano vestiti come normali campeggiatori, ma all'interno dei loro zaini erano stati ritrovati giacche e abiti neri, guanti e maschere antigas, simili, secondo la Digos, a quelli indossati dagli appartenenti al Blocco Nero. Mentre per i due giovani gli inquirenti avevano elementi per giustificarne il fermo, il Tribunale di Torino ha invece convalidato l'esecuzione dell'allontanamento immediato dal territorio italiano nei confronti delle due ragazze. Il provvedimento, emesso dal prefetto Donato Cafagna, prevede il divieto di reingresso in Italia per tre anni. Sono intanto oltre 3.300 in totale le persone identificate complessivamente dalla polizia nei giorni che hanno preceduto la decima edizione del Festival Alta Felicità e in quelli successivi agli scontri ai cantieri della Torino-Lione. Tra giovedì e sabato, prima della manifestazione, sono state identificate in via preventiva circa 1.800 persone. Sono stati emessi sedici fogli di via obbligatori, nove Daspo urbani e vari provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale nei confronti di attivisti francesi. Altri tre cittadini francesi sono stati respinti alla frontiera. Dopo gli assalti sono state identificate 436 persone. Ieri infine durante i controlli disposti al termine del campeggio del Festival, sono state identificate oltre mille persone. A San Giuliano, frazione di Susa, da oggi nel frattempo è stato allestito un nuovo campeggio No Tav. Riproduzione riservata © Copyright ANSA

I fermi dopo l’attacco dei No Tav. Chiesto il carcere per due tedeschi
PoliticaI violenti assalti avvenuti nei giorni scorsi ai cantieri Tav in Val di Susa, che hanno provocato il ferimento di 124 appartenenti alle forze dell’ordine, 4 mezzi incendiati e oltre un milione di euro di danni, continuano a generare profonde ripercussioni sul piano giudiziario e politico. Presso il carcere "Lorusso e Cutugno" si è svolta l’udienza di convalida del fermo dei due ventenni tedeschi bloccati in flagranza differita: la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere per devastazione, lesioni e resistenza, ma i giovani si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e il gip si è riservato la decisione, attesa nella giornata di oggi. Parallelamente, i controlli a margine del festival "Alta Felicità" e ai valichi di frontiera hanno portato all’identificazione di oltre 3.300 persone, con il sequestro di esplosivi, pirotecnici, passamontagna e maschere antigas, sfociati in fogli di via, Daspo e decreti di allontanamento già convalidati. L’eco degli scontri ha travalicato i confini nazionali con il ministro dei Trasporti francese Philippe Tabarot che ha spiegato come "l’uso di dispositivi incendiari è ancora più condannabile. L’opposizione è un diritto, ma la violenza non è mai un mezzo legittimo". Sul fronte interno, il peso istituzionale della vicenda si è manifestato con la visita lampo a Chiomonte della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: "Di fronte a 120 agenti feriti portiamo qui la nostra presenza: lo Stato non si piegherà e non indietreggia". A rincalzo, Matteo Salvini ha dichiarato che "certe manifestazioni non vanno più autorizzate e certi centri sociali vanno sgomberati e sigillati", preannunciando norme contro il "terrorismo di piazza". Al Senato, il leghista Giorgio Maria Bergesio ha denunciato una regia eversiva "riconducibile al centro sociale Askatasuna", rivendicando la risposta del Governo tra i 50 milioni per la valle e la proposta di una cauzione patrimoniale per i cortei: "Chi distrugge deve risarcire lo Stato fino all’ultimo centesimo". Sulla stessa linea, il capogruppo leghista Eugenio Zoffili ha proposto di "valutare l’impiego dei soldati dell’Esercito a supporto delle Forze dell’ordine", mentre il ministro Guido Crosetto ha espresso via radio profonda vicinanza ai militari feriti. Il clima infuocato ha spinto sia la maggioranza che l’opposizione a chiedere un’informativa urgente in Aula al ministro Piantedosi, sollecitata in primis dal deputato FdI Fabrizio Comba. Se Carlo Calenda denuncia una "tolleranza sviluppata dalla sinistra verso comportamenti violenti", dal Pd Matteo Ricci e Federico Fornaro criticano la prevenzione: "Com’è possibile che i servizi non riescano a fermare violenti che arrivano da tutta Europa?". Chiara Appendino (M5S) ha preteso anche Salvini in Aula su "un cantiere fermo da trent’anni", mentre la Cgil ha chiesto tutela per i lavoratori invitando a non criminalizzare il dissenso. La tensione si è riflessa nel Consiglio regionale del Piemonte, con FdI che ha ritirato la mozione di condanna della consigliera Paola Antonetto per evitare lo scontro procedurale con le minoranze che chiedevano di discutere subito il punto e l’ordine del giorno M5s sulle dimissioni di Piantedosi. Il capogruppo FdI Carlo Riva Vercellotti ha chiesto "la convocazione di un Consiglio dedicato per affrontare l’argomento in veste istituzionale", mentre la dem Nadia Conticelli ha replicato: "Usano un tema importante per provare a dividerci, ma il corteo era annunciato: come sono potuti arrivare ai cantieri con le bombe in mano?".
No Tav, la Procura chiede il carcere per due manifestanti tedeschi
2026
Guerriglia No Tav, chiesto il carcere per i due tedeschi
CronacaAscolta l'articolo 0:00 / --:-- Eccoli, i primi arresti per la guerriglia No Tav del 25 luglio. Non due valligiani esasperati, non due anziani contadini preoccupati per il proprio terreno, non due cittadini della Val di Susa travolti dall’avanzata del progresso. Due venticinquenni tedeschi. La procura di Torino ha chiesto la convalida dell’arresto, eseguito dalla Digos in flagranza differita, e l’applicazione della custodia cautelare in carcere. I due giovani sono indagati, in concorso con altri soggetti ancora da identificare, per devastazione aggravata e resistenza aggravata a pubblico ufficiale durante gli scontri avvenuti nei pressi del cantiere Tav di Chiomonte. È bene utilizzare le parole corrette. Non una manifestazione degenerata per caso. Non qualche momento di tensione. Secondo l’accusa, una vera azione organizzata, condotta insieme alle centinaia di antagonisti del cosiddetto “blocco nero” che hanno bersagliato le forze dell’ordine con pietre e molotov, incendiando mezzi e strutture del cantiere gestito da Telt. I due tedeschi, fa sapere Repubblica, sono stati trovati in possesso di occhiali, guanti e impermeabili neri, oggetti che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per travisarsi durante l’assalto. La procura ritiene inoltre che esistano esigenze cautelari tali da rendere necessario il carcere. Sarà naturalmente il giudice a decidere sulla convalida e sulle misure richieste. Ma il quadro emerso dalle indagini è già abbastanza eloquente. Ai due arresti si aggiungono gli allontanamenti di altri due ventenni tedeschi, espulsi dall’Italia e imbarcati su un volo per Francoforte. Non potranno rientrare nel nostro Paese per tre anni. Anche loro, secondo quanto accertato dalle autorità, avevano a bordo dell’automobile materiale riconducibile agli scontri, nascosto mentre si allontanavano dal campeggio del festival Alta Felicità di Venaus. Pochi giorni prima erano stati fermati anche tre cittadini francesi con un piccolo arsenale da guerriglia: fumogeni, petardi, cesoie, un flessibile alimentato a batterie, caschi, maschere, occhiali, benzina e schede telefoniche separate dai cellulari. Tutto materiale che, evidentemente, non serve per ascoltare un concerto, piantare una tenda o discutere civilmente del futuro delle infrastrutture italiane. La domanda, dunque, viene spontanea: che cosa c’entra ormai tutto questo con la Val di Susa? Poco o nulla. La protesta contro la Torino-Lione è diventata da tempo un contenitore internazionale dell’antagonismo, un appuntamento fisso per professionisti del disordine provenienti da Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e da diversi centri sociali italiani. Arrivano, devastano, aggrediscono gli agenti e poi ripartono. A pagare il conto restano gli abitanti della Valle, le imprese, gli operatori turistici e le forze dell’ordine. Con tanto di rivendicazione di Nicoletta Dosio. Come racconta Il Giornale, proprio dalla Val di Susa sta arrivando il segnale più chiaro: basta teppisti. Il territorio non vuole più essere rappresentato da chi lancia molotov, incendia camionette e trasforma ogni estate il cantiere di Chiomonte in un campo di battaglia. Il sindaco di Susa, Piero Genovese, ha chiesto tempi rapidi per la nuova stazione Tav e ha preso nettamente le distanze dai violenti: “I violenti non c’entrano nulla con i valsusini, anche se il Festival della Felicità ha le sue responsabilità. Visto che non si riesce a fermare i violenti e la loro furia devastatrice, a questo punto sarebbe meglio abolirlo”. Parole che fotografano una realtà difficilmente contestabile. Gli abitanti sono stanchi delle tensioni, delle disdette dei turisti, dei danni economici e dell’immagine di una vallata perennemente consegnata alla guerriglia. Genovese ha invitato amministratori e politici a esprimersi con maggiore nettezza contro una situazione definita “ingestibile e pericolosa”. Anche Roberto Garbati, sindaco di Chiomonte, ha riconosciuto che l’opposizione locale all’opera si è ormai smorzata: “Ora cerchiamo di ottenere le compensazioni: aspettiamo tra i 96 e i 98 milioni di euro”. È la politica concreta che torna a sostituire la propaganda: infrastrutture, investimenti, compensazioni, sviluppo del territorio. Persino Antonino Basile, sindaco di Venaus e No Tav della prima ora, ha usato parole inequivocabili: “La guerriglia mi fa schifo e butta nel cesso il dialogo che abbiamo aperto con le istituzioni”. Una frase che dovrebbe chiudere ogni discussione. Il problema è che, nonostante questo giudizio, resta ancora aperta la disponibilità a ospitare nuovamente il festival. Come se l’evento e ciò che puntualmente gli ruota intorno potessero essere separati all’infinito. Da oltre dieci anni si ripete lo stesso copione. Il campeggio, i dibattiti, i concerti, le parole d’ordine, la marcia verso il cantiere e, infine, i gruppi incappucciati che passano all’assalto. Ogni volta si sostiene che i violenti siano infiltrati, corpi estranei, presenze impreviste. Eppure ritornano sempre. Organizzati, equipaggiati e perfettamente consapevoli di ciò che stanno andando a fare. A rendere ancora più intollerabile questa liturgia è l’atteggiamento di una parte della sinistra, sempre pronta a cercare attenuanti politiche, sociali o ambientali per chi devasta. Quando a essere colpiti sono poliziotti, carabinieri, cantieri o infrastrutture pubbliche, il vocabolario cambia improvvisamente. I violenti diventano “antagonisti”, gli assalti diventano “azioni”, la guerriglia diventa “conflitto sociale”. È la vecchia favola dei compagni che sbagliano. Sbagliano con le pietre, con le molotov, con i caschi e con la benzina. Sbagliano, però, sempre contro lo Stato e mai contro gli interessi della propria area politica. E trovano invariabilmente qualcuno disposto a comprenderli, giustificarli o proteggerne il contesto culturale. Leggi anche: La Val di Susa, intanto, sembra avere capito ciò che certa politica non vuole ancora ammettere: la Torino-Lione può essere discussa, criticata e contestata, ma la violenza non è un’opinione. È violenza. E chi arriva dall’estero attrezzato per assaltare un cantiere non sta difendendo una vallata. La sta usando. Ora i primi arresti segnano un passaggio importante. Toccherà alla magistratura accertare le responsabilità individuali. Alla politica, invece, spetta un compito ancora più semplice: smettere di coccolare chi trasforma il dissenso in guerriglia. La Valle ha già parlato. Basta teppisti. Massimo Balsamo, 28 luglio 2026 Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
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