Prato, cancellato con la forza il presidio dei lavoratori sfruttati
LavoroLa polizia li ha sgomberati con la forza alle sette del mattino, trascinando via una quindicina di operai in presidio e tre sindacalisti del Sudd Cobas che dal 20 giugno scorso manifestavano in via Copernico a Seano, di fronte al deposito della logistica cinese Acca. Una protesta partita quando la società aveva annunciato la chiusura del magazzino e il licenziamento di un centinaio di lavoratori; segnata pochi giorni dopo dal violento assalto al picchetto operaio da parte di oltre 200 titolari dei pronto moda della zona, tre dei quali erano stati arrestati. CHIUSA ora con l’intervento delle forze dell’ordine, inviate dalla procura pratese dopo la denuncia di una cinquantina di imprenditori, tutti cinesi, che hanno accusato i sindacalisti di violenza privata. Lo sgombero, il primo da quando il sindacato di base ha avviato una protesta a tappeto nell’area pratese per rispondere ai molteplici casi di sfruttamento e lavoro nero che connotano il cosiddetto «distretto parallelo» di produzione, confezionamento e spedizione di capi di abbigliamento, ha provocato un’ondata di proteste. Il presidente della provincia di Prato, Simone Calamai, aveva convocato nei giorni scorsi due incontri per cercare una mediazione fra le parti, cui era seguita anche un’assemblea pubblica. Ma intanto i titolari della Acca e dei pronto moda avevano incaricato i loro avvocati di rivolgersi alla procura per far sloggiare in un modo o nell’altro i manifestanti e sbloccare le merci in magazzino, del valore stimato di circa 200mila euro. Mentre un messaggio circolato su Wechat, app utilizzata dalla comunità orientale, invitava a una «mobilitazione dei cinesi» contro il «sindacato dei lavoratori neri». FURIBONDO Luca Toscano, che del Sudd Cobas è uno dei portavoce: «Abbiamo assistito a delle scene incredibili, operai e sindacalisti trascinati sull’asfalto, caricati su un pullman e portati in questura. È uno scempio, una vergogna che la polizia alzi le mani contro degli operai che pacificamente stanno difendendo il loro posto di lavoro. Trattati così perché contestiamo un’azienda che è sotto processo per 71 milioni di euro di frode fiscale, ed è anche accusata di caporalato e sfruttamento. Due anni fa questi lavoratori venivano aspettati sotto le loro case e bastonati perché chiedevano un contratto regolare. Evidentemente una scatola di vestiti vale più della vita degli operai». E ancora: «È bastata la lagna di qualche pronto moda per la merce ferma in magazzino per scatenare un’operazione di polizia impressionante e fare carta straccia del diritto di sciopero e dell’articolo 40 della Costituzione. Così oggi ha vinto la mafia, perché lo Stato va in suo soccorso. Oggi festeggiano i caporali, gli evasori fiscali. Non hanno bisogno di impugnare le spranghe, è lo Stato che garantisce agli imprenditori di continuare a sfruttare, evadere e poi fare i ‘chiudi e riapri’. Qualcuno dovrà spiegare alla città di Prato e al paese questa vergogna». NON È LA PRIMA VOLTA che la Acca Srl di Seano finisce sui media: è la stessa azienda che due anni fa ha visto gli operai impegnati in una dura, vittoriosa battaglia sindacale per vedersi riconoscere il diritto al contratto, a paghe e orari fissi, e che ha visto ben sei episodi di aggressione, talvolta anche a bastonate, a lavoratori e sindacalisti. L’azienda, che fa capo alla multinazionale Xinsitong, nei giorni del presidio effettuava «spedizioni fantasma» e organizzava il carico-scarico di merce in strada con lavoratori al nero per bypassare lo sciopero. Quanto alla chiusura del magazzino, il Sudd Cobas assicura che ne sia già pronto un altro, a qualche centinaio di metri di distanza, «da riaprire con nuovi schiavi dopo aver licenziato i vecchi dipendenti». Il sindaco di Carmignano (di cui Seano è una frazione), Edoardo Prestanti, ricorda: «Non è un caso isolato, riguarda un intero sistema economico illegale». Poteste dalla Cgil e dai consiglieri regionali Lorenzo Falchi di Avs e Luca Rossi Romanelli dei 5stelle: «Invece di concentrare l’attenzione su ciò che accade dentro l’impresa, vengono puniti i lavoratori e le organizzazioni sindacali che li stanno sostenendo. È urgentissimo un confronto con prefettura, ispettorato del lavoro, Inps, Inail, Asl Toscana centro, enti locali e autorità competenti». «Quel che è accaduto è una forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza portare alcuna soluzione», chiude il governatore Eugenio Giani.

