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Ponte sullo Stretto, Ciucci “Scontro politico non aiuta” | “Prime opere entro fine 2026, termine lavori 2034”
Trasporti e MobilitàPonte sullo Stretto, Ciucci: "La bacchetta magica non esiste". Il manager spiega i ritardi delle opere in Italia e ribadisce il cronoprogramma
CIUCCI: “COMMISSARIO NON HA LA BACCHETTA MAGICA”
«La bacchetta magica non esiste». Pietro Ciucci parte da qui per spiegare perché in Italia le grandi opere continuino spesso a procedere a rilento, nonostante il ricorso a commissari straordinari e procedure speciali. Intervistato da La Stampa, l’amministratore delegato della Società Stretto di Messina individua uno dei problemi nella difficoltà di far lavorare insieme tutti i soggetti coinvolti, politica compresa. E il ragionamento riguarda da vicino anche il Ponte sullo Stretto.
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Il punto di partenza è l’Italia dei commissari, figure alle quali la politica ricorre per cercare di sbloccare cantieri e opere che procedono con difficoltà. Ciucci, che in passato ha ricoperto a sua volta incarichi commissariali, non boccia questo strumento, ma ne ridimensiona le aspettative, spiegando che il commissario può accelerare un procedimento, ma la sua capacità di incidere dipende dai poteri di deroga che gli vengono attribuiti. Non basta dunque cambiare il soggetto che gestisce un’opera per cancellare gli ostacoli accumulati nel tempo.
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Per Ciucci, se diventasse una modalità ordinaria per realizzare le infrastrutture, sarebbe necessario interrogarsi sull’efficacia delle norme che regolano normalmente questi interventi. Ciucci invita poi a guardare alla burocrazia da una prospettiva meno semplicistica. Le procedure hanno anche una funzione di tutela: devono garantire la sicurezza dei lavoratori, la protezione dell’ambiente e del paesaggio, la salvaguardia del patrimonio archeologico e il contrasto alle infiltrazioni della criminalità.
Il fatto che esistano queste garanzie comporta inevitabilmente tempi più lunghi, ma questo, secondo l’ad della Società Stretto di Messina, non significa che ogni attesa sia inevitabile, anzi i procedimenti potrebbero in molti casi essere più rapidi e soprattutto dovrebbero avere tempi definiti e certi. La questione, quindi, non viene ricondotta da Ciucci alla semplice contrapposizione tra velocità e regole. Il problema è riuscire a mantenere le necessarie verifiche evitando che il loro svolgimento produca tempi indefiniti.
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L’AUTOSTRADA DEL SOLE E UN’ITALIA CHE NON PUÒ TORNARE INDIETRO
Nel confronto con il passato, Ciucci richiama l’esempio dell’Autostrada del Sole, un’opera che conosce per aver iniziato la propria esperienza professionale nella vecchia società Autostrade del gruppo Iri. La costruzione dell’infrastruttura tra gli anni ’50 e ’60 rappresentò una grande sfida ingegneristica, ma quel modello non può essere riproposto oggi. La ragione è anche nel cambiamento del quadro normativo. All’epoca, spiega il manager a La Stampa, erano previste molte meno tutele ambientali e per la sicurezza sul lavoro rispetto a quelle attuali, per cui paragonare solo la velocità dei cantieri di allora con quella odierna significherebbe ignorare una differenza sostanziale nelle regole entro cui le opere vengono progettate e costruite.
La diagnosi di Ciucci non si ferma però alla normativa. All’Italia non mancano le professionalità necessarie per affrontare grandi progetti infrastrutturali, infatti cita le competenze ingegneristiche, ambientali e antimafia disponibili nel Paese, sottolineando come siano professionalità apprezzate anche oltre i confini nazionali. Il limite, semmai, emerge quando i diversi soggetti chiamati a intervenire non riescono a muoversi in maniera coordinata.
È qui che Ciucci inserisce anche la politica. La realizzazione di un’opera richiede infatti il coinvolgimento di molti attori e, secondo il manager, sarebbe proprio la capacità di orientare queste diverse componenti verso un obiettivo comune a poter fare la differenza. La difficoltà è trasformare competenze e responsabilità diverse in un percorso unico, evitando che i vari passaggi si accumulino uno dopo l’altro.
PONTE SULLO STRETTO, PROCEDURE COMPLESSE E PASSAGGI DA COORDINARE
Il tema diventa concreto quando Ciucci parla del Ponte sullo Stretto, il progetto che segue da amministratore delegato della Società Stretto di Messina. A La Stampa individua una serie di elementi che contribuiscono alla complessità dell’iter, sia sul piano nazionale sia su quello europeo. Una possibile strada per ridurre i tempi consiste nel mettere in parallelo procedimenti che oggi rischiano di svilupparsi in successione. L’obiettivo sarebbe evitare che la conclusione di un passaggio diventi la condizione per iniziare quello successivo.
Una diversa organizzazione dei procedimenti, nella sua interpretazione, potrebbe consentire di ridurre tanto i tempi quanto i costi. Ma sul Ponte c’è anche una componente che va oltre la dimensione amministrativa. Ciucci parla della «paura del cambiamento» e della difficoltà di trovare un nuovo equilibrio che possa produrre benefici per tutti.
Il progetto resta infatti uno dei temi più divisivi del dibattito pubblico italiano. Ciucci lo riconosce nell’intervista: il Ponte è da sempre al centro di posizioni politiche contrapposte e questo «non aiuta». A pesare è anche la dimensione stessa dell’opera: la sua straordinarietà tecnica si accompagna a una diffidenza più generale verso la capacità italiana di completare le grandi infrastrutture rispettando tempi e costi. Il risultato è un progetto sul quale si confrontano valutazioni tecniche e amministrative, ma anche visioni politiche diverse. Ed è proprio questa sovrapposizione, secondo Ciucci, a rendere ancora più complesso il percorso.
PONTE SULLO STRETTO, LE PRIME OPERE
Nonostante le difficoltà, Ciucci conferma il cronoprogramma del progetto. L’obiettivo indicato dall’amministratore delegato è avviare le prime opere entro la fine dell’anno, la conclusione dei lavori è prevista per il 2034. Il calendario dovrà confrontarsi con l’iter ancora necessario per arrivare alla piena realizzazione dell’opera, ma è proprio su questo punto che torna il ragionamento iniziale di Ciucci. Per accelerare le infrastrutture non basterebbe affidarsi a una figura straordinaria né immaginare che una singola deroga possa risolvere ogni difficoltà.
Il tema, in realtà, riguarda il funzionamento complessivo del sistema: norme, autorizzazioni, competenze tecniche e decisioni politiche devono riuscire a procedere nella stessa direzione. Ed è questa, alla fine, la sfida che Ciucci individua anche per il Ponte sullo Stretto: non una scorciatoia, ma la capacità di trasformare un progetto complesso in un percorso altrettanto chiaro, coordinato e misurabile.
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