Autostrade ha inviato una lettera di scuse alle famiglie delle vittime del crollo del Ponte Morandi. La comunicazione è arrivata alla vigilia della sentenza relativa al disastro, suscitando reazioni contrastanti tra i parenti. Autostrade definisce le proprie azioni passate come "ferite indelebili" e motiva le scuse come un'esigenza morale. Le famiglie esprimono sbigottimento per la tempistica e la natura delle scuse.
16 luglio 2026

A Genova, alla vigilia della sentenza di primo grado relativa al crollo del Ponte Morandi del 14 agosto 2018, il Gruppo Autostrade per l’Italia ha diffuso una lettera aperta dell'amministratore delegato Arrigo Giana. La comunicazione, pubblicata su Corriere e successivamente divulgata dall'azienda stessa, mira a esprimere scuse ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani.
La lettera di Giana inizia con l’affermazione di voler “rompere il silenzio” in merito alla tragedia. L'amministratore delegato si dichiara consapevole del dolore causato dall'evento e sottolinea l'impegno dell'azienda per evitare che simili tragedie si ripetano. Il testo esprime inoltre la necessità morale di porgere scuse, definendola un atto che va “al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità”. Giana ricorda anche di essere stato, al momento del crollo, uno dei tanti cittadini “attoniti” davanti alla tragedia.
Le scuse sono state accolte con riserve e critiche dai familiari delle vittime. Secondo quanto riportato da la Repubblica e Rainews, le famiglie esprimono indignazione per il ritardo nell'avvenuta richiesta di scuse, sottolineando che un gesto del genere avrebbe avuto più significato se fosse stato compiuto in precedenza. Una madre di una vittima ha dichiarato a Rainews che la lettera “sarebbe stata significativa se fosse stata inviata ieri”, evidenziando il lasso di tempo trascorso dall'evento tragico e dalla mancata richiesta formale di scuse.
La sentenza, attesa a breve, coinvolge 57 imputati dopo 284 udienze. Autostrade per l’Italia afferma di attendere il verdetto con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime e tutti i cittadini genovesi. La lettera aperta si pone come un tentativo di riconoscimento della sofferenza causata dal crollo, pur consapevole che “il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”, come affermato da Giana.

“Crollo Morandi, scuse tardive”, la lettera di Autostrade fa indignare le famiglie delle vittime
cronaca
Ponte Morandi, Autostrade: "Rompiamo il silenzio". Le scuse arrivano alla vigilia della sentenza
Cronaca"Rompiamo il silenzio dunque", scrive l'ad: "Ribadendo l'assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l'Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, perle sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore". "Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili , quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell'accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità". Oggi l'azienda - viene ancora sottolineato - "è altro rispetto ad allora:?un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori". "In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani ", scrive Giana ricordando in prima persona: "Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova". E sottolinea: "Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo . Un'ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità". Ricordiamo che manager e tecnici di Autostrade per l’Italia (Aspi) e di Spea sono accusati a vario titolo di responsabilità gestionale e di vigilanza per aver sottovalutato il degrado del ponte Morandi, di non aver eseguito o segnalato interventi di manutenzione adeguati e di aver risparmiato sulla sicurezza nell’arco di anni, secondo le indagini della Procura e relazioni tecniche ufficiali. Il viadotto presentava da tempo segnali di degrado, sottovalutando il rischio di cedimenti strutturali. L’accusa sostiene che le criticità fossero note e che non siano stati adottati interventi sufficienti o tempestivi per evitare il crollo in cui morirono 43 persone. La vicenda ha aperto anche un capitolo di forti conseguenze economiche e politiche, tra risarcimenti, processi e discussioni sulla concessione autostradale. La sentenza di primo grado è attesa per il 16 luglio 2026, il maxi-processo sul crollo del ponte Morandi vede imputate 57 persone tra ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia, Spea e del ministero dei Trasporti. La Procura ha chiesto quasi 400 anni di carcere complessivi per 56 imputati, con la richiesta più alta per l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci: 18 anni e 6 mesi. In termini di pene, i rischi maggiori riguardano chi era ai vertici della gestione e della manutenzione, perché le accuse sono di omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissioni d’atti d’ufficio. Secondo le richieste dell’accusa, altri ex manager di Autostrade e Spea rischiano condanne nell’ordine di 12-15 anni, mentre per alcune posizioni tecniche la pena richiesta scende a pochi anni.

Ponte Morandi, le scuse di Autostrade: 'Le azioni e le scelte di alcuni ferite indelebili'. I parenti delle vittime: 'Sbigottiti'
sito"Rompiamo il silenzio". Le "scuse" di Autostrade per l'Italia arrivano con una lettera aperta dell'amministratore delegato Arrigo Giana, pubblicata oggi da Corriere e diffusa questa mattina dall'azienda, alla vigilia del giorno della sentenza sulla tragedia del 14 agosto 2018. "In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani", scrive Giana ricordando in prima persona: "Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova". E sottolinea: "Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un'ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità". "Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell'accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità". Oggi l'azienda - viene ancora sottolineato - "è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori". "Rompiamo il silenzio dunque", scrive l'ad: "Ribadendo l'assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l'Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore". I parenti delle vittime: 'Sbigottiti dalle scuse Aspi' "Siamo sbigottiti di leggere un comunicato dell'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Arrigo Giana che chiede scusa a nome della società per la strage del ponte Morandi. Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno". Così Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime dopo la lettera aperta dell'ad. "Domani sarà nota la sentenza di primo grado - continua Possetti - e oggi dopo oltre un anno alla guida della società l'amministratore delegato chiede scusa per il passato. Avevamo già sentito scuse tardive da parte dell'ad Tomasi pressato da un giornalista, oggi le sentiamo dal nuovo ad pressato dalla sentenza imminente; evidentemente gli amministratori di questa società parlano di scuse solo sotto la pressione degli eventi". Per la portavoce "le scuse dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece, i nuovi amministratori che via, via si apprestano a dirigere la società forse dovrebbero fare le scuse non appena nominati, spiegando però insieme alle scuse il loro piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo, le scuse non bastano occorrono sempre i fatti conseguenti". "Vedremo sei i piani attuali di rinnovamento saranno proficui per la sicurezza, lo vedremo solo fra qualche anno, invito il nuovo ad - conclude - a continuare a lavorare in questo senso, noi siamo preoccupati per la sicurezza, avendo purtroppo toccato con mano gli esiti nel caso in cui la stessa sia stata sempre sottovalutata". Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Ponte Morandi, a poche ore dalla sentenza Autostrade chiede scusa: “È esigenza morale”
ArticoliGENOVA – “Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità”. Questo un passaggio della lettera aperta sulla tragedia del ponte Morandi a Genova scritta da Arrigo Giana, amministratore delegato del gruppo Autostrade per l’Italia, e diffusa oggi. “In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani”, scrive Giana. “Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova. In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori”, ricorda l’ad. “Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità”, scandisce Giana. “Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti”, riflette Giana. “Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”, prosegue. “Rompiamo il silenzio dunque. Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”, conclude Giana. POSSETTI: SBIGOTTITI PER TEMPI SCUSE AUTOSTRADE, MANCO TOTÒ… “Siamo sbigottiti di leggere stamattina sui giornali nazionali un comunicato dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana che chiede scusa a nome della società per la strage del Ponte Morandi. Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno“. Così Egle Possetti, presidente del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi. “Domani-ricorda Possetti- sarà nota la sentenza di primo grado, emessa dal collegio giudicante, ed oggi dopo oltre un anno alla guida della società l’amministratore delegato chiede scusa per il passato, evidenziando quanto sia diversa l’attuale composizione societaria, quanto sia cambiata”. Ma “avevamo già sentito scuse tardive da parte dell’ad Tomasi pressato dalla giornalista durante un’intervista presso l’emittente genovese Primocanale, oggi le sentiamo dal nuovo ad pressato dalla sentenza imminente; evidentemente gli ad di questa società parlano di scuse solo sotto la pressione degli eventi”. Ora “vedremo sei i piani attuali di rinnovamento saranno proficui per la sicurezza, lo vedremo solo fra qualche anno, invito il nuovo ad a continuare a lavorare in questo senso, noi siamo preoccupati per la sicurezza, avendo purtroppo toccato con mano gli esiti nel caso in cui la stessa sia stata sempre sottovalutata”, precisa la presidente. “Credo che i cittadini debbano conoscere nel dettaglio i piani della società per il miglioramento delle performance di prevenzione, sicurezza ed efficacia dell’infrastruttura, se volessero renderli noti nello specifico e con trasparenza renderebbero certamente un ottimo servizio pubblico”, suggerisce Possetti. “Umilmente mi permetto di dare un piccolo consiglio, dovrebbero anche provare a ricercare dei metodi comunicativi più efficaci”. Una “buona comunicazione unita a fatti concreti consentirebbe di acquisire nel tempo credibilità e renderebbe inutile emettere comunicati spot di scusa”, conclude.
Ponte Morandi, la lettera di Autostrade: "Chiedere scusa nostra esigenza morale"
2026"Continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell'accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità". Dopo 8 anni, 57 imputati e 284 udienze, l'amministratore delegato di Autostrade Arrigo Giana rompe il silenzio. Con una mossa a sorpresa alla vigilia della sentenza per il crollo del ponte Morandi a Genova -che il 14 agosto 2018 provoco' la morte di 43 persone- pubblica una lettera di scuse.
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