
Il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha confermato la decisione del governo Meloni di mantenere la sospensione dell'accordo di Schengen nei confronti della Spagna. Il provvedimento è stato motivato dalla necessità di garantire la sicurezza nazionale e monitorare l'evoluzione della situazione migratoria, in particolare per quanto riguarda i rischi legati ai flussi provenienti dalle enclave di Ceuta e Melilla.
Secondo il Ministro, la revoca dello stop alla libera circolazione avverrà esclusivamente quando saranno "completamente esclusi i rischi" per l'Italia. Il governo ha ribadito che tale scelta rientra nel quadro dei diritti europei, citando come precedente azioni simili intraprese da altri Stati membri.
In merito all'attuazione dei controlli alle frontiere con la Spagna, il Ministro dell'Interno ha riportato i seguenti dati operativi:
Parallelamente, il governo italiano ha risposto alle accuse del ministro degli Esteri spagnolo, Albares, il quale aveva definito la sospensione di Schengen come una mossa dettata da "esigenze elettorali" e "interessi di parte".
La questione è stata accompagnata da una forte attività comunicativa della Premier Giorgia Meloni, che ha ribadito il focus sulla difesa dei confini e sulle operazioni di rimpatrio. Mentre la discussione parlamentare si concentra sull'attuazione dell'accordo Schengen e sulla vigilanza di Europol, il governo mantiene una linea ferma sulla tutela del territorio, rifiutando di liquidare la questione come una mera speculazione politica contro la Spagna.

Slogan e carte false. Piantedosi difende lo stop a Schengen
PoliticaCronista politico, si occupa per lo più di giustizia e ingiustizia. Ha scritto alcuni libri, l’ultimo è “La pista anarchica” (Editori Laterza)

Schengen, Piantedosi rivendica: "Respinti 6 marocchini, impossibile dire se da Ceuta"
PoliticaQuesto articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati “Per essere pragmatici vorrei sottolineare che dal ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna abbiamo effettuato tre arresti e respinto in quanto illegali 21 cittadini di Paesi terzi, di cui sei marocchini”. Questo, ad oggi, il risultato annunciato dal ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, audito nel Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. A Palazzo San Macuto i parlamentari hanno posto numerose domande al titolare del Viminale del governo guidato da Giorgia Meloni. Tra queste, Rachele Scarpa, deputata del Partito democratico che ha chiesto quanti di questi sei marocchini respinti provenissero da Ceuta. “Impossibile dirlo” è la risposati Piantedosi. Il senatore 5 Stelle Marco Croatti, mostrando una cartina, ha chiesto come, per le persone che hanno varcato il confine entrando nell’enclave spagnola di Ceuta, fosse possibile nuotare per 14 chilometri per raggiungere le coste spagnole per arrivare in Europa. “Io non credo che i flussi migratori internazionali, soprattutto quando sono incoraggiati e gestiti da organizzazioni criminali si spaventino di fronte a 14 miglia nautiche attraversatili in qualche modo” è stata la replica del ministro Piantedosi.

Piantedosi conferma lo stop a Schengen: "Rischio terrorismo". E Meloni (anti Vannacci) rilancia la "difesa dei confini"
PoliticaQuesta volta Giorgia Meloni decide di non apparire direttamente. Ma il segnale è chiaro: “Difesa dei confini. Avanti con le espulsioni”. Sono circa le 14.20: sui suoi social la premier posta un video – “gioca a copiare Trump”, dice Elly Schlein. Si vedono gli agenti della polizia impegnati nelle attività di rimpatrio, accompagnano gli immigrati, ammanettati, sugli aerei. Alla remigrazione di Vannacci, Palazzo Chigi risponde con la sua ricetta. Il tempismo della premier non sembra casuale, perché pochi minuti dopo in Commissione Schengen è atteso Matteo Piantedosi. Da un lato c’è lo scontro con la Spagna, i controlli alle frontiere dopo Ceuta. Dall’altro la Germania, i dublinanti e la migrante somala che la prossima settimana Berlino vuole rimandare in Italia. “Non lo accettiamo”. E’ in questo sentiero che si muove il ministro dell’Interno, tra regolamenti e patti europei. Una crisi diplomatica da contenere e un’altra da scongiurare. Ci sono anche paradossi e contraddizioni. Piantedosi tira dritto: “La sospensione di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”. Non è, spiega, una scelta politica contro “un paese fratello”, ma dovuta a “potenziali infiltrazioni terroristiche”. Catene non se ne vedono, le manette sono oscurate, ma è un video, quello di Meloni, che per certi versi ricorda un po’ quelli di Trump a tema immigrazione. Per la premier è il modo di chiarire bene qual è, quale sarà l’indirizzo del governo da qui alla fine della legislatura: “Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada”. In mattinata era stato proprio Piantedosi ad annunciare il rimpatrio di 17 stranieri. Ma i temi dell’audizione di ieri erano altri. La sospensione di Schengen con la Spagna, che andrà avanti almeno fino a Ferragosto (ma può arrivare a fine mese). Si temono per quella data nuove ondate di migranti a Ceuta. Per il ministro non possono essere sottovalutate le reti di trafficanti mentre nell’avamposto spagnolo – dove sono arrivati “72 mila cittadini di Paesi terzi” – ci sono ancora 6 mila persone e 1.300 minori che non possono rimpatriati. C’è inoltre, soprattutto, un rischio terrorismo, aggiunge Piantedosi e “ogni ingresso irregolare è una vulnerabilità per tutta l’Europa”. Alcune aree del Marocco sono “storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista”. Si tratta insomma di questioni esclusivamente di sicurezza, secondo il Viminale, che respinge le accuse di strumentalizzazione arrivate dalle opposizioni: “Nessuna battaglia ideologica contro Sánchez”. Anche se la scelta di aumentare i controlli alle frontiere è parsa effettivamente fin troppo dura – una decisione politica per coprirsi a destra – tanto più considerando che l’Italia è un paese di primo approdo. Nel frattempo la Spagna fa sapere che sono stati controllati oltre 3 mila viaggiatori dall’Italia. Sono gli effetti di quella che la Farnesina definiva “ritorsione” nei giorni scorsi. Quanto ai controlli effettuati in Italia, secondo il ministro dell’Interno, si contano 21 persone respinte, di cui 6 di origine marocchina (ma è non affatto detto che arrivino da Ceuta), e tre arresti. Nelle oltre due ore di audizione Piantedosi snocciola numeri, prova a restare quasi su un piano tecnico. Rivendica il calo degli sbarchi, cita anche Salvini, ricorda il lavoro in Europa nel tentativo di cambiare approccio sulla migrazione, le sponde con gli altri paesi, a partire dalla Danimarca della socialista (non così rossa) Mette Frederiksen. Ma il tema è oggi più politico che mai, con la remigrazione del generale Vannacci che incalza, con un Matteo Salvini in caduta libera. E con le opposizioni all’attacco, in un clima ormai elettorale per tutti: se per la segretaria del Pd “Meloni rincorre Vannacci”, Riccardo Magi dice che “Piantedosi è imbarazzante, si arrampica sugli specchi”. Dello stesso segno sono anche le dichiarazioni che arrivano dal M5s. Andrà avanti così per mesi.
Stesso fatto, testate diverse. Scegli quello scritto con le parole più forti.
Seleziona una testata
per vedere l'analisi del frame