Centri nei Paesi terzi già dal 2027. La linea di Palazzo Chigi in Europa
Politicadi Simone Canettieri Migranti, al vertice l’ipotesi di vantaggi sui dazi agli Stati che collaborano. L’asse con Copenaghen Ceuta, l'arrivo di persone migranti dal Marocco Chiudere gli accordi con i Paesi terzi entro dicembre per aprire i primi hub nel 2027, anno elettorale in Italia. Giorgia Meloni vuole accelerare. Dopo l’emergenza di Ceuta, la premier spinge sulla creazione di centri esterni per il rimpatrio dei migranti irregolari, modello Albania, ma pagati da Bruxelles. La pensa come lei la socialdemocratica Mette Frederiksen, prima ministra danese. L’asse Roma-Copenaghen sta portando avanti il progetto che sarà al centro del Consiglio europeo — a cui parteciperanno i ministri dell’Interno degli Stati membri, per l’Italia Matteo Piantedosi — in programma domani da remoto. Tutto nasce dalla lettera di 22 Paesi inviata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al numero uno del Consiglio europeo António Costa. Ruanda e Uganda sono i Paesi africani più avanti nei negoziati con i partner europei: in prima fila ci sono Danimarca, Austria, Olanda e Germania. La spinta arriva anche dalla Grecia di Kyriakos Mitsotakis, un altro che fissa al 2027 l’inizio dell’esperimento. Secondo l’idea di Palazzo Chigi gli hub potranno avere anche una gestione condivisa da due o più Paesi europei. Gira anche l’ipotesi del Montenegro, anche se fra poco — dal 2028 — non sarà più un Paese terzo, ma entrerà nell’Unione. Di questo argomento aveva parlato proprio Meloni al termine del Consiglio europeo dello scorso giugno con questa dichiarazione inequivocabile che ora torna di stretta attualità dopo i fatti di Ceuta: «Ora serve accelerare. È il momento di passare dalle regole ai fatti, a partire dall’attuazione del Regolamento Rimpatri. Chiediamo di avviare rapidamente progetti pilota concreti, efficaci e replicabili. Valutando anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi». La creazione degli hub esterni non sarà l’unica proposta che verrà avanzata alla riunione di domani. Come anticipato dal Corriere, l’Italia chiederà l’attuazione stringente del programma «Gsp+», approvato quest’anno e in vigore dal primo gennaio del 2027. Un sistema che lega vantaggi sui dazi per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente in Europa. Su questo argomento il governo fa quadrato. Dice il vicepremier Matteo Salvini: «Davanti a decine di migliaia di ingressi incontrollati bisogna intervenire subito. La Lega è stata la prima forza politica in Europa a chiedere la sospensione di Schengen e il blocco dei confini nei confronti della Spagna e siamo soddisfatti che il governo italiano e altri Paesi abbiano seguito questa linea». Anche l’altro vicepremier Antonio Tajani, leader di Forza Italia, interviene: «Siamo assolutamente contrari all’immigrazione illegale, combattiamo i trafficanti di esseri umani ma siamo favorevoli all’immigrazione regolare e ad accordi con i Paesi di origine e di transito». Intanto piovono critiche dalle opposizioni. «Quale era il rischio di fare questa prova muscolare contro un Paese europeo? È stata una cosa vergognosa», dice il presidente del M5S Giuseppe Conte. «Il tentativo di inseguire Vannacci nel momento in cui un Paese europeo aveva bisogno di solidarietà è stato miope», sostiene Matteo Renzi di Italia viva.

