Il nuovo Piano per gli anziani non autosufficienti che non va e l’affermarsi della “Generazione Sandwich”
contenuti originali“Il nuovo Piano Nazionale per l’assistenza agli anziani non autosufficienti introduce criteri più equi per distribuire le risorse tra le Regioni, ma lascia invariati i principali nodi del settore: un’assistenza ancora frammentata, pochi servizi territoriali a sostegno delle famiglie e risorse insufficienti per rispondere ai bisogni degli anziani non autosufficienti.” È questo il giudizio espresso dal Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza (https://www.pattononautosufficienza.it/) sull’analisi del Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027 (https://www.programmagoverno.gov.it/it/notizie/3-miliardi-per-il-piano-nazionale-per-la-non-autosufficienza/), primo documento di programmazione successivo all’approvazione della Riforma della Non Autosufficienza. Il Patto evidenzia come il Piano, pur collocandosi nel percorso della Riforma, finisca per consolidare l’esistente senza introdurre cambiamenti strutturali e senza dare piena attuazione agli obiettivi di trasformazione del sistema di assistenza. Per le famiglie la riforma resta sulla carta, mentre le risorse non sono aumentate e quelle che ci sono non bastano. Il tema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti sarà al centro di una conferenza stampa on line che si svolgerà il 16 luglio alle ore 11.30. Con l’occasione il Patto illustrerà le sue proposte per la Legge di Bilancio 2027: https://www.pattononautosufficienza.it/documenti_e_news/il-nuovo-piano-per-lassistenza-agli-anziani-consolida-il-sistema-piu-che-riformarlo/. Insomma, il nostro Paese continua a scaricare gran parte del welfare sulle spalle delle famiglie. In Italia sta emergendo una nuova fascia sociale che ogni giorno tiene in equilibrio il welfare del Paese. Sono uomini e donne nel pieno della vita lavorativa che assistono contemporaneamente figli minori, genitori anziani o altri familiari fragili, sostituendosi in parte ai servizi pubblici e sostenendo sulle proprie spalle il peso crescente della cura. È la cosiddetta “Generazione Sandwich”, protagonista della ricerca “Lavoro di cura domestico – Generazione Sandwich”, di Nuova Collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico) realizzata da Ipsos Doxa su un campione di 5.655 italiani tra i 25 e i 75 anni. Lo studio evidenzia un’Italia profondamente cambiata rispetto al passato. L’invecchiamento della popolazione, il progressivo aumento della non autosufficienza, la riduzione delle reti familiari tradizionali e la crescente difficoltà di accesso ai servizi di assistenza stanno trasformando radicalmente il modo in cui le famiglie vivono la cura. Quello che emerge dall’indagine non è soltanto un problema assistenziale, ma una trasformazione strutturale del modello sociale italiano. La cura entra ormai direttamente nelle dinamiche economiche delle famiglie, nella gestione del lavoro e nella qualità della vita, incidendo anche sulla salute mentale e persino sulle scelte di diventare genitori. Secondo l’indagine, il 15% degli italiani appartiene alla Generazione Sandwich, uomini e donne che si trovano contemporaneamente a prendersi cura dei figli minori e di genitori anziani o familiari non autosufficienti. Sono donne e uomini che hanno un’età tra i 35 e i 54 anni e sono nel pieno della vita professionale, produttiva ed economicamente più impegnativa. Una fascia sociale composta in larga parte da persone pienamente inserite nel tessuto produttivo del Paese: il 61% lavora a tempo pieno, il 67% vive in nuclei in cui entrambi i partner sono occupati e quasi un terzo possiede una laurea. La Generazione Sandwich rappresenta quindi una componente centrale della popolazione attiva italiana, ma allo stesso tempo una delle più esposte al rischio di sovraccarico organizzativo, economico ed emotivo. Siamo di fronte ad una sorta di welfare familiare sostitutivo, ove famiglie e caregiver compensano quotidianamente le carenze dei servizi territoriali e assistenziali attraverso un enorme lavoro invisibile di organizzazione, presenza e gestione. Per il 77% degli italiani, si sottolinea infatti nella ricerca, il principale soggetto che oggi si occupa concretamente della cura di figli e familiari non autosufficienti è proprio la famiglia. Una situazione però che spesso determina una situazione di conflitto tra lavoro e cura: tra chi presta assistenza, nell’ultimo trimestre, gli impegni di cura hanno interferito con il lavoro nel 51% dei casi, quota che sale al 65% nella Generazione Sandwich. Accanto al costo economico emerge poi con forza anche il costo psicologico della cura. Il 92% degli italiani ritiene che la gestione della cura generi stress mentale per le famiglie. Nell’ultimo trimestre, il 67% degli appartenenti alla Generazione Sandwich dichiara di essersi sentito sopraffatto dagli impegni di cura e il 72% lamenta una forte riduzione del tempo personale. La ricerca evidenzia inoltre un peggioramento del benessere mentale rispetto alla media nazionale: il livello medio di benessere percepito si attesta infatti a 6,8, contro il 7,1 rilevato tra gli italiani intervistati (https://www.nuovacollaborazione.com/).

