Perù: Keiko Fujimori risulta vincitrice al 100% dello spoglio elettorale
contenuti originaliQuest’articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese, Catalano, Greco Con il 100% dei verbali scrutinati, il risultato presentato dall’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) colloca al primo posto Keiko Fujimori Higushi (con il 50,135%) come presidente designata della Repubblica del Perù. Roberto Sánchez (con il 49,865%) cercherà di coordinarsi con diverse organizzazioni sociali di base per organizzare un «grande fronte di difesa democratica». L’ONPE ha confermato la vittoria di Fujimori Higushi al ballottaggio, dopo 23 giorni di scrutinio, che si è concluso con un risultato molto serrato, con poco più di 49 mila voti di differenza tra i due candidati. La vittoria di Fujimori è stata determinata principalmente dal voto degli espatriati, mentre Sánchez ha ottenuto la maggioranza dei voti in oltre 17 dipartimenti del Paese. Quest’ultimo ha dichiarato di nutrire il sospetto di una probabile frode a causa di presunte irregolarità emerse nel corso del processo. Nonostante la gravità di tali irregolarità, non si parla di future indagini al riguardo. Prime misure in un Paese polarizzato La Commissione Elettorale Nazionale (JNE) aveva comunicato alcuni giorni prima che la proclamazione ufficiale del nuovo presidente del Perù avrebbe avuto luogo tra il 3 e il 7 luglio prossimi, ma la vittoria di Fujimori è già stata annunciata da tutti i media a livello nazionale. Nei primi giorni, il governo di destra conservatrice di Keiko Fujimori dovrà rispondere alle principali richieste di un Paese polarizzato (oltre la metà dei voti a livello nazionale è andata a Roberto Sánchez), che esige l’annullamento delle riforme della Costituzione politica del Perù attuate negli ultimi anni. Tra queste figurano: il ripristino dell’indipendenza dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario); l’abolizione delle leggi che favoriscono la criminalità (che hanno gettato nel lutto centinaia di famiglie peruviane); maggiori investimenti nell’istruzione e nella sanità; il tutto nel quadro del rispetto dei diritti umani, dello sviluppo sostenibile e, soprattutto, della lotta alla corruzione. La popolazione si sta organizzando su diversi fronti per esercitare una democrazia reale che vada oltre il voto e vegli sul buon governo. In tal senso, Roberto Sánchez ha annunciato di voler «organizzare un grande fronte di resistenza democratica, che metta fine al patto mafioso e alle leggi a favore della criminalità, che ripristini la separazione dei poteri e le istituzioni democratiche, che decentralizzi la giustizia, istituendo una commissione per la verità per punire gli omicidi avvenuti nei nostri popoli del sud». Alla chiusura di questa edizione, i governi di Bolivia, Argentina, Costa Rica e Colombia, tutti di orientamento a destra, hanno salutato la vittoria di Keiko Fujimori e si sono mostrati disposti a rafforzare le relazioni internazionali.
