Rolf Cantzen: con i disertori non si può fare la guerra
Cultura e MediaQuest’articolo è disponibile anche in: Tedesco La storia dell’obiezione di coscienza è di particolare attualità in tempi in cui in Germania si parla di capacità bellica. “Das Reichskriegsgericht” (il Tribunale Militare del Reich) è una mostra aperta dall’inizio del 2026 nel Centro di documentazione Topografia del Terrore nel Bendlerblock di Berlino (complesso storico noto per essere stato il quartier generale della Resistenza antinazista, N.d.R.) . Mostra come la giustizia militare nazista abbia combattuto la resistenza antifascista in Germania e in molti Paesi europei. Particolarmente apprezzabile è il fatto che siano documentati molti esempi poco noti di resistenza ma anche di una magistratura del terrore provenienti da Austria, Belgio, Norvegia e Francia. Tuttavia, la mostra nasconde completamente la lunga lotta per il riconoscimento che le vittime della giustizia militare nazista e i loro parenti hanno dovuto condurre nella Germania Occidentale fino agli anni ’90. A titolo esemplificativo, la mostra non contiene alcun riferimento a Ludwig Baumann. Il presidente dell’Associazione Federale delle vittime della giustizia nazista aveva avuto un ruolo significativo nel riabilitare alla fine degli anni ’90 le persone che si rifiutavano di partecipare alla guerra di aggressione e di sterminio della Germania nazista. Baumann è giustamente riconosciuto per questo nel libro “Disertori” di Rolf Cantzen (per ora non pubblicato in italiano, N.d.R.). Il giornalista si occupa da molti anni di obiettori di coscienza militari e di obiezioni di coscienza, tra l’altro con contributi alla radio tedesca. Ora ha scritto una storia dei disertori di quasi 200 pagine, che contiene molte informazioni ed è di facile lettura. Giurare sul popolo e sulla patria Cantzen inizia dall’antichità romana, quando la diserzione era sia un sacrilegio che un tradimento della patria. Già a Roma veniva dispiegata una truppa speciale che dava la caccia ai disertori, i precursori dei cacciatori odierni. Cantzen mostra anche come il sistema militare sia cambiato alla fine del Medioevo. Dominavano i mercenari che si offrivano per il servizio militare. “I mercenari ben addestrati non combattevano né per la patria né per una religione e certamente non per le convinzioni politiche. Si consideravano partner contrattuali di un appaltatore di guerra.” (pag.16) In questo periodo capitava spesso che i mercenari cambiassero schieramento quando veniva loro offerta una migliore retribuzione e vitto. Solo con l’avvento dello stato-nazione i soldati avrebbero giurato sul popolo e sulla patria. In molti luoghi, monumenti con nomi di uomini morti in varie guerre testimoniano ancora questa ideologia. Quelli che non volevano morire per nessuna patria e disertare, naturalmente non sono menzionati. Il XVIII secolo fu l’epoca dei disertori, secondo Cantzen. Nel suo libro cita fonti secondo le quali tra il 1727 e il 1740 in Prussia disertava circa il 20% degli uomini arruolati forzatamente, mentre in Sassonia tra il 1717 e il 1728 addirittura il 50%. Cantzen descrive in modo molto vivido come nel XVIII secolo, con l’ideologia della mobilitazione nazionale, questa fuga dalla guerra dovesse essere frenata. Dove ciò non è stato possibile, si è proceduto con la pena di morte contro gli obiettori di coscienza. Cantzen tratta diverse campagne contro il servizio militare prima della Prima guerra mondiale. Menziona anche le opere dello scrittore russo Leo Tolstoj e di anarchici come Gustav Landauer e Max Stirner, che si opposero alla partecipazione alle guerre. Antimilitarismo del movimento operaio socialista Un punto debole del libro è che Cantzen nasconde in gran parte la resistenza antimilitarista dei socialisti di sinistra come Lenin, Lussemburgo e Liebknecht prima e durante la Prima guerra mondiale. Sono menzionati brevemente da lui, ma liquidati con una motivazione poco convincente: “Mentre i partiti socialdemocratici sostenevano la Prima guerra mondiale, nella sinistra marxista radicale intorno a Liebknecht, Lussemburgo e Zetkin il rifiuto di continuare la guerra doveva trasformarsi in una rivoluzione sociale. L’antimilitarismo e il pacifismo, le diserzioni e gli insubordinamenti collettivi erano intesi qui come un mezzo per raggiungere lo scopo della rivoluzione proletaria”. (pag. 39) Proprio nel paragrafo successivo afferma giustamente che in Germania “la tradizione anarchica e anarco-sindacalista dell’antimilitarismo è stata dimenticata”. C’è da chiedersi perché Cantzen traccia qui una linea di demarcazione così forte tra i filoni socialisti, comunisti, anarchici e anarco-sindacalisti dell’antimilitarismo, che almeno fino alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 non esisteva affatto. Tutte queste letture dell’antimilitarismo univano la convinzione che una società senza militarismo e guerra sarebbe stata possibile solo dopo il rovesciamento del capitalismo e l’abolizione degli Stati in generale. Quindi non fu solo l’ala socialista dell’antimilitarismo a orientarsi verso una rivoluzione. Tuttavia, le motivazioni teoriche erano diverse. Gli antimilitaristi socialisti e poi comunisti si basano principalmente sugli scritti di Karl Marx e Friedrich Engels, più tardi anche sui testi di Rosa Luxemburg e Lenin, che hanno spiegato perché il capitalismo nella sua fase imperialista porta ripetutamente a guerre tra i diversi Stati e alleanze di Stati. Gli antimilitaristi anarchici hanno sottolineato il legame tra potere e gerarchia per il militarismo e la guerra. Solo dopo l’istituzione dell’Unione Sovietica e la creazione dell’Armata Rossa, che è stata respinta dagli anarchici, la distanza tra i diversi approcci antimilitaristi si è rafforzata. In questo caso si sarebbe auspicata una maggiore differenziazione. Non è un problema del passato Vale invece la pena leggere il capitolo in cui Cantzen si occupa dell’elaborazione dell’obiezione di coscienza nella letteratura della Germania Ovest. A tal fine si avvale di esempi di Alfred Andersch, Ingeborg Bachmann e Heinrich Böll. Cantzen approfondisce il romanzo “La casa spezzata”, oggi in gran parte dimenticato, in cui Horst Krüger elabora nel 1966 la sua diserzione e il tentativo mortale di diserzione del suo amico. Qui è chiaro che la resistenza alla rimilitarizzazione nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale in Germania era diffusa anche nella borghesia liberale ed è stata elaborata nella letteratura. Nel capitolo “Buoni disertori – cattivi disertori” Cantzen descrive come i disertori della Germania Est (RDT) siano stati accolti calorosamente nella Germania Occidentale (RFT). Ma c’erano anche soldati della Repubblica Federale Tedesca e di altri paesi della NATO che disertavano nella RDT. Interessante è anche leggere come negli anni ’60 i disertori francesi che non lottavano contro il movimento indipendentista algerino e i soldati statunitensi che non volevano essere schierati in Vietnam fossero supportati da reti internazionali. A ciò si ricollegano oggi iniziative come Connection e.V., che sostengono i disertori ucraini e russi e lottano per ottenere asilo in Germania. Il libro si conclude con una citazione da un volantino dei Verdi del 1990: “Non lasciatevi trasformare in carne da cannone per una politica sbagliata e non al servizio della pace e dell’indipendenza del nostro paese”. (p. 187) L’appello è sorprendentemente attuale, in un momento in cui anche i politici dei Verdi si battono per preparare la Germania alla guerra. Così il libro arriva al momento giusto. Oggi che si parla tanto di capacità bellica, ci vogliono persone con le quali non si può fare la guerra. La storia dei disertori continua. Peter Nowak kritisch-lesen.de Il libro (in tedesco): Rolf Cantzen – Deserteure. Die Geschichte von Gewissen, Widerstand und Flucht. Edizioni Klampen Verlag 2025. 203 pagine, ISBN: 9783987370304. Traduzione dal tedesco di Filomena Santoro. Revisione di Thomas Schmid.

