Palestina, Taybeh nella morsa dei coloni e dell’IDF
contenuti originaliLe notizie che arrivano da Taybeh, unico villaggio totalmente di fede cristiana della Palestina biblica, sono sempre più preoccupanti: il 23 luglio scorso , il «Comandante dell’IDF della regione di Giudea e Samaria», come viene chiamata ufficialmente la Cisgiordania dal governo israeliano, ha emesso un’ordinanza militare che ordina la chiusura dell’area denominata «Taybeh and Rammoun Area», nella Cisgiordania occupata. Oggi sappiamo che questa ordinanza resterà in vigore fino al 4 luglio 2027. Il testo del decreto lascia molto spazio all’interpretazione: i coloni israeliani che vivono nell’area o nelle sue vicinanze, compresi quelli presenti nei cosiddetti «avamposti collinari», sono considerati residenti, per cui possono circolare liberamente. Non possono invece entrare o uscire da Taybeh gli attivisti israeliani e internazionali, i giornalisti internazionali, le associazioni umanitarie e tutti coloro che non risultano residenti nel villaggio e nell’area di Rammoun, paese vicino a Taybeh. Il 17 Agosto in Palestina hanno inizio le lezioni scolastiche; Taybeh ha una scuola che, dalla primaria alle superiori, serve tutto il circondario, per un raggio molto superiore al limite previsto dall’ordinanza. Questo significa che la maggioranza degli studenti e delle studentesse sarà privata da domani della partecipazione alle lezioni. Abbiamo sentito il Sindaco di Taybeh, Suliman Abu Elias, confermato per il suo secondo mandato il 25 aprile 2026, che mette in guardia circa le reali intenzioni dell’IDF: “Tutta Taybeh e il suo territorio sono presi di mira dai coloni, sempre presenti con i loro animali, mentre i soldati dell’IDF organizzano i check point permanenti all’ingresso e all’uscita del paese. I soldati decidono l’apertura e la chiusura, per cui ci sono giorni in cui l’attesa per entrare o per uscire supera le tre ore ”. Gli avamposti collinari dei coloni attualmente sono 7 stabili, di cui 5 nel territorio di Taybeh e 2 nel territorio del paese limitrofo. Secondo l’Istat palestinese Taybeh fino al 2024 contava circa 1.400 abitanti; il parroco denuncia che in questi ultimi tre anni 15 famiglie più una decina di ragazzi hanno lasciato il paese recandosi all’estero alla ricerca di un posto più sicuro e più tranquillo. L’IDF ha cercato di tranquillizzare gli abitanti dicendo che questa misura è per tutelarli, ma sia il sindaco sia i parroci del paese (cattolico, ortodosso e melchita) descrivono un clima di insicurezza, di paura e di terrore non solo nello svolgimento dell’attività quotidiana, ma anche per la limitazione della libertà di movimento. La preoccupazione degli abitanti è che questa ordinanza sia finalizzata a permettere ai coloni di prendere possesso in modo indisturbato di vari terreni, ponendo le basi per altri 5 nuovi insediamenti sul terreno di Taybeh, cosa che di fatto soffocherà il paese e costringerà i cittadini palestinesi ad andare via. Taybeh si estende su una superficie di 25.000 dunms ( un dunm = 1000 metri quadrati). Migliaia di ettari di terra di Taybeh rischiano di essere confiscati dai coloni con la protezione e la complicità dei soldati israeliani. “Questo è il terzo anno consecutivo che i nostri contadini non riescono a raccogliere le loro olive; oramai i coloni stanno mettendo le mani su due terzi del territorio di Taybeh”, afferma il sindaco. La paura si mescola con la preoccupazione degli abitanti e si intensifica a causa del silenzio internazionale. Nessun intervento, nessuna denuncia e nessun interesse nonostante l’attivismo della chiesa, degli enti locali e le varie denunce del Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. (Ieri Pizzaballa è andato a Taibeh per celebrare la messa e così rivendicare l’accesso al paese e oggi il Papa ha chiesto la fine delle persecuzioni ndr). Infine va ricordato il progetto di gemellaggio tra il Comune di Taybeh e il Comune di San Pietro in Casale (BO), grazie alla sensibilità del Comune stesso e il mondo dell’associazionismo, tra cui la Cgil di Bologna, Spi CGIL di Bologna, Anpi, Arci, Assopace Palestina. Il 25 luglio è stata organizzata una bella iniziativa che ha visto la partecipazione sia della cittadinanza che del mondo del volontariato per avviare questo progetto che vedrà la luce al più presto possibile. Il sindaco di Taybeh fa appello a tutti, alla Chiesa cattolica e al Vaticano, e chiede che la comunità internazionale si mobiliti con urgenza per interrompere questa morsa che soffocherà la sua cittadina. Milad Jubran Basir Giornalista italo palestinese ( originario di Taybeh ) e attivista per i diritti umani.
