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Oro, prezzo ai massimi da giugno: cosa sta spingendo le quotazioni
MercatiIl prezzo dell’oro torna a salire e raggiunge i livelli più alti dalla fine di giugno, sostenuto da una serie di fattori che stanno modificando le aspettative degli investitori. Da una parte, le attese di una politica monetaria meno restrittiva da parte della Federal Reserve. Dall’altra, aumentano le speranze per una riapertura dello Stretto di Hormuz, elemento che potrebbe contribuire ad allentare le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il metallo prezioso ha così iniziato la sua quarta seduta consecutiva in rialzo, avvicinandosi ai massimi delle ultime sette settimane.
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Anche il dollaro influenza il prezzo dell’oro
Stamane il metallo giallo è arrivato a 4,306,6 dollari all’oncia. A sostenere il metallo prezioso contribuisce anche l’andamento del dollaro. Il biglietto verde ha mostrato segnali di debolezza nelle ultime sedute e l’indice che misura il valore del dollaro rispetto a un paniere delle principali valute si è mantenuto intorno a 99,78 punti, sui minimi delle ultime sei settimane.
Il rapporto tra dollaro e oro è particolarmente importante per i mercati internazionali. Poiché il metallo prezioso viene normalmente quotato in dollari, un indebolimento della valuta statunitense tende a rendere l’oro relativamente meno costoso per gli investitori che utilizzano altre valute, favorendo potenzialmente la domanda. A pesare sul dollaro sono state anche le recenti dinamiche sul mercato valutario. L’intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone sullo yen, avvenuto alla fine della scorsa settimana, ha contribuito a modificare gli equilibri sul mercato valutario. Secondo le ricostruzioni citate dal mercato, Tokyo avrebbe venduto quasi 60 miliardi di dollari di Treasury per sostenere la propria valuta, mentre gli acquisti di yen da parte americana sarebbero stati finanziati attraverso la vendita di euro.
Il risultato è stato un indebolimento del dollaro che ha offerto ulteriore sostegno alle quotazioni dell’oro.
Le speranze sulla riapertura dello Stretto di Hormuz
Un altro elemento che sta contribuendo alla dinamica del prezzo dell’oro riguarda la situazione geopolitica in Medio Oriente e, in particolare, le prospettive di riapertura dello Stretto di Hormuz. Si tratta di una delle principali vie marittime per il trasporto globale di petrolio e gas e qualsiasi interruzione dei traffici può avere conseguenze significative sui mercati energetici e sull’economia mondiale.
Mercoledì l’Iran ha fatto sapere che un accordo con l’Oman per la riapertura dello Stretto sarebbe vicino alla conclusione. Le notizie hanno contribuito a ridurre, almeno in parte, le tensioni sui mercati e hanno offerto un sostegno agli asset considerati più rischiosi. Il rapporto tra oro, petrolio e dollaro è stato particolarmente evidente durante il conflitto. In questa fase, il metallo prezioso ha infatti mostrato una correlazione inversa sia con le quotazioni del petrolio sia con il valore del biglietto verde.
L’allentamento delle tensioni geopolitiche potrebbe quindi modificare ulteriormente gli equilibri sui mercati, anche se l’oro continua a essere considerato dagli investitori uno degli strumenti tradizionalmente utilizzati per proteggersi dall’incertezza.
Oro ancora lontano dal record del 2026
Nonostante il recente recupero, il prezzo dell’oro rimane ancora significativamente al di sotto del massimo storico raggiunto all’inizio del 2026. A fine gennaio il metallo prezioso aveva toccato quota 5.589 dollari l’oncia. Rispetto a quel livello, le quotazioni attuali risultano ancora inferiori di oltre il 20%.
Il dato evidenzia la portata della correzione che ha caratterizzato l’oro negli ultimi mesi. Dopo il forte rally registrato tra il 2025 e l’inizio del 2026, il metallo ha attraversato una fase molto più complessa, con gli investitori alle prese con l’evoluzione dei tassi di interesse, l’andamento del dollaro, le tensioni geopolitiche e le prospettive dell’economia globale. Il recente rialzo rappresenta quindi un recupero importante, ma non è ancora sufficiente per riportare l’oro sui livelli record raggiunti nei primi mesi dell’anno.
Cosa può succedere ora al prezzo dell’oro
Le prossime settimane saranno particolarmente importanti per capire se il movimento rialzista dell’oro può proseguire o se si tratta soltanto di un rimbalzo dopo la correzione dei mesi precedenti. Tra i principali fattori da monitorare ci saranno soprattutto i nuovi dati sull’economia e sul mercato del lavoro americano. Indicazioni di un ulteriore rallentamento dell’occupazione potrebbero rafforzare le aspettative di una Fed meno aggressiva sui tassi, creando un contesto favorevole per il metallo prezioso. Al contrario, dati economici più solidi potrebbero ridurre le aspettative di un allentamento della politica monetaria e tornare a esercitare pressione sull’oro.
Anche il dollaro continuerà ad avere un ruolo centrale. Una valuta americana più debole potrebbe sostenere il metallo, mentre un rafforzamento del biglietto verde potrebbe limitarne il potenziale di crescita. Infine, resterà fondamentale l’evoluzione dello scenario geopolitico. Le prospettive di una riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbero ridurre una parte del premio legato al rischio presente sui mercati, ma eventuali nuove tensioni potrebbero rapidamente riportare l’attenzione degli investitori verso gli asset considerati più sicuri.
Per il momento, dunque, l’oro sembra aver ritrovato slancio, sostenuto da un mix di dati macroeconomici, movimenti valutari e fattori geopolitici. Il ritorno sopra i 4.300 dollari sarà uno dei livelli da osservare per valutare la solidità del recupero, mentre il massimo storico di 5.589 dollari rimane ancora a distanza.
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